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CASELLE. Il Comune ha chiesto l’assegnazione dei beni confiscati alla ‘Ndrangheta?

EndrioMilano

Endrio Milano, consigliere di minoranza

Nella zona seguita dal giornale La Voce sono 56 i beni confiscati alla criminalità organizzata. In buona parte parliamo di immobili confiscati dal 2011 in poi, l’anno dell’inchiesta Minotauro. A  farla da padrone c’è il Canavese dove gli immobili confiscati alla ’ndrangheta sono 26, a cui vanno aggiunte tre ditte: una ad Agliè, un bar a Volpiano e un’altra attività a Salassa. Dei 56 iniziali solo 14 immobili sono stati effettivamente recuperati, circa il 25%. Poco, pochissimo. Il consigliere di minoranza, Endrio Milano, ha deciso, con una interrogazione ad hoc, di chiedere conto all’amministrazione dei beni che Libera, a Caselle, segnala come confiscati alla mafia. Tra questi c’è una mega villa in via Alcide Bona 43 (in foto).In sede di prevenzione, - spiega Milano - nel 2013 il Tribunale di Torino ne ha disposto la confisca definitiva. Questi beni possono essere trasferiti anche al patrimonio indisponibile dei comuni per fini istituzionali, sociali o economici. I comuni possono gestire direttamente il bene, anche consorziandosi tra loro, oppure assegnarlo in concessione gratuita a un soggetto gestore del terzo settore, associazioni e organizzazioni di volontariato, cooperative sociali o di altro tipo purché a mutualità prevalente e senza scopo di lucro, operatori dell’agricoltura sociale, enti parco, comunità e centri di cura e recupero. Oppure, in caso di irrealizzabilità dei casi precedenti, il bene può essere usato per scopo di lucro e affittato e i proventi riutilizzati per fini sociali”. Per questo il consigliere chiede se “l’Amministrazione Comunale ha intenzione di chiedere l’assegnazione degli immobili per le finalità di cui alle leggi ricordate”.
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