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CASALBORGONE. L'ordinanza è vecchia, ma il divieto a bere è attuale

CASALBORGONE. L'ordinanza è vecchia, ma il divieto a bere è attuale

Comune di Casalborgone

Ancora una volta ci ritroviamo a scrivere sul rispetto delle “regole” da parte dell’Amministrazione del comune di Casalborgone. 

Questa settimana ci sono due novità che la dicono lunga su come intendono la gestione politico-amministrativa a Casalborgone.

È uscito sulla pagina ufficiale del Comune quest’avviso: “Al fine di preservare la risorsa idropotabile assicurando così la continuità del servizio e visto l’inizio del periodo estivo caratterizzato da scarse precipitazioni, si invita la popolazione ad un uso dell’acqua potabile limitato ai fabbisogni domestici, alimentari e igienico-sanitari. Ordinanza del Sindaco n. 15/2020”.  Nulla da dire sull’invito a risparmiare l’acqua potabile (magari, un utilizzo razionale dell’acqua potabile potrebbe essere utile non solo nei periodi di siccità!), ma è un’ordinanza o un invito? Le regole sono le regole. L’ordinanza vieta in modo assoluto e prevede sanzioni (da 25 a 500 euro) per chi non rispetta tali divieti. Ora richiamare un’ordinanza vecchia di un anno in un avviso, cosa vuol dire? Come si deve intendere? Qualche cittadino la prende sul serio, e forse perché crede davvero che l’acqua sia un bene prezioso potrebbe essere un accorto consumatore anche senza l’ordinanza, e qualcun altro potrebbe tranquillamente non farci proprio caso. Come la mettiamo? L’amministrazione intende o no sanzionare che sciupa l’acqua riempiendo piscine, lavando marciapiedi e piazzali e bagnando orti e giardini? Non sarebbe stato più efficace produrre una nuova ordinanza attuale e provvedere ai controlli, anche se questo potrebbe portare a perdere magari qualche voto? Una vecchia ordinanza (il divieto risulta a fare data dal 10/8/2020) cosa vale? Non si doveva bagnare l’orto o riempire la piscina lo scorso anno ed era prevista una sanzione, il problema si ripresenta anche quest’anno? Qual è la regola che tutti devono rispettare?  La democrazia ha anche dei costi d’immagine per gli amministratori: non possono solo prendere provvedimenti che pensano possano piacere a quasi tutti. A volte occorre prendere anche decisioni scomode. Non importa quanti siano i cittadini con la piscina da riempire o l’orto da bagnare. Se il momento lo richiede occorre che ciascuno faccia la propria parte, compreso il Sindaco, che se lo ritiene opportuno deve emettere una nuova ordinanza, altrimenti l’amministrazione si limiti al generico invito.  Il testo unico Enti locali prevede art. 50 che “In particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco”.

Potrebbe scarseggiare l’acqua quest’anno? Al Sindaco di Casalborgone la responsabilità, se lo ritenesse opportuno, dell’eventuale nuova ordinanza, sull’utilizzo corretto dell’acqua, ma aggiornata e pubblicata all’albo. 

Perché poi il Sindaco non fa anche rispettare, da colui che è responsabile delle pubblicazioni sul sito, il Suo stesso decreto del marzo 2020 con il quale dichiara “per le sedute del Consiglio comunale la pubblicità ella seduta potrà ssere garantita mediante un collegamento dedicato in streaming e/o altra forma equivalente, assicurando la visione da parte dei cittadini senza possibilità ’intervento, ovvero, con successiva pubblicazione del video della seduta realizzata in videoconferenza sul sito internet istituzionale dell’ente per 15 giorni consecutivi”.  Ancora oggi, per esempio, siamo in attesa della pubblicazione del video del Consiglio comunale del 21 maggio, mentre all’albo sono già stati pubblicate le delibere di quel medesimo Consiglio.

Annalisa Battù 

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