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15 Aprile 2022 - 09:33
L’incidente è avvenuto la sera del 23 maggio del 2018
Il pubblico ministero Daniele Iavarone ha chiesto il rinvio a giudizio per Darius Zujis, 41 anni, lituano, autista del trasporto eccezionale che provocò l’incidente; Dangis Dregva, 52 anni, lituano, legale rappresentante della Uab Tlb di Vilnius, ditta trasportatrice e proprietaria delle motrici e dei semirimorchi; Zebedia Mosconi, 45 anni, di Desio (Monza e Brianza) capo scorta tecnica del primo convoglio eccezionale; Gabriele Bottini, 63 anni, di Busto Arsizio (Varese) autista del secondo mezzo di scorta del primo convoglio e Wolfgang Oberhofer, 47 anni, residente in Austria, legale rappresentante della ditta Translog sas. Quest’ultimo è l’unico tra gli indagati che nell’aprile di un anno fa è comparso davanti al magistrato Daniele Iavarone. Accompagnato dal suo legale, l’avvocato Carlo Bertacchi di Bolzano, Oberhofer ha provato a difendersi spiegando che la Translog aveva chiesto tutti i permessi per il trasporto eccezionale, dal Brennero fino alla Bitux Spa a Foglizzo. E ancora: “L’idoneità del percorso era di competenza della Uab Tlb proprietaria delle motrici e dei semirimorchi”. Per l’avvocato Bertacchi, la Translog aveva tutto in regola: “Aveva ottenuto da parte di Anas il permesso per percorrere la statale 26 tra Chivasso e Caluso con l’unica indicazione di transito tra le 23 e le 6 del mattino successivo”. L’incidente era avvenuto intorno alle 23,30. Chiederà, invece, un’oblazione di 2 mila e 500 euro, che estingue il reato, Cristiane Mendes, 46 anni, imprenditrice brasiliana residente a Thiene (Vicenza) amministratore unico della società Convoyteam srl, anche lei indagata per quel disastro.
Quell’incidente ferroviario, avvenuto la sera del 23 maggio 2018 al passaggio a livello di Arè a Caluso, aveva provocato la morte di due persone (il macchinista Roberto Madau, 61 anni, di Ivrea e Stefan Aureliana, 64enne romeno di Busto Arsizio, che scortava il tir con trasporto eccezionale, travolto dal convoglio). L’incidente causò anche il ferimento di 23 passeggeri a bordo del treno partito da Torino e diretto a Ivrea. Il carico speciale rimase in mezzo ai binari e il macchinista del treno non riuscì ad azionare in tempo il freno.
“Finalmente”. Ha accolto così l’inizio del processo, quasi con un sospiro di sollievo, la capotreno Morena Gauna. Quella sera la capotreno era rimasta intrappolata nel vagone pilota che si era capottato in seguito all’urto con il camion fermo al passaggio a livello. Lei insieme a una dozzina tra i parenti delle vittime, pendolari rimasti feriti e Trenitalia Spa si costituirà parte civile nel processo.
“Non so se il 22 giugno mi presenterò in aula. Trovare un colpevole non renderà le cose migliori” commenta, oggi, la capotreno che da quella maledetta sera non è più salita su un convoglio. “La notte ho ancora gli incubi e sto continuando a fare sedute fisioterapiche per i postumi della frattura del bacino” racconta ancora.
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