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BIOMETANO. Più impianti e più inceneritori

Marca male per i cittadini e gli amministratori locali che si oppongono ai progetti di impianti per la produzione di biometano a San Benigno e a Caluso / Chivasso fra Mandria e Boschetto. Marca male per quelli che contrastano il progetto di inceneritore a Cavaglià. “In Italia fra tre anni le discariche saranno tutte piene”. Per questo occorre costruire nuovi impianti di biometano mediante FORSU e nuovi inceneritori. Questo il messaggio lanciato dai giornali padronali, dal “Sole 24 Ore” a “La Repubblica”. Giornali che non fanno che riprendere un report prodotto da A2A e dal Forum Ambrosetti. Uno studio di 100 pagine che A2A ha pubblicizzato alla grande in inviando comunicati e presentazioni alle redazioni dei giornali e delle reti televisive. Marca male perché A2A non è una aziendina qualsiasi. È una delle 4 o 5 multiutility che si spartiscono quasi monopolisticamente il mercato degli ex servizi “pubblici” come rifiuti, fognature, acqua, teleriscaldamento: A2A di Milano, IREN di Torino, HERA di Bologna, ACEA di Roma, ecc. Espressione del “socialismo municipale” di fine Ottocento e inizio Novecento, queste società nacquero nelle grandi città come aziende di servizi, erano proprietà dei Comuni, e avevano lo scopo di fornire acqua, elettricità, fognature e altro a prezzi accessibili alla maggioranza della popolazione. Oggi sono state in parte privatizzate, nel loro capitale sono entrate banche e finanziarie, e soprattutto sono diventate società per azioni quotate in borsa: perciò rispondono agli azionisti e devono far crescere il valore e la redditività delle loro azioni. A2A di Milano e IREN di Torino si fanno concorrenza nella nostra zona: già proprietaria di impianti nel Vercellese e della centrale termoelettrica di Chivasso, A2A ha presentato il progetto di inceneritore a Cavaglià. Mentre IREN ha comprato la metà di SETA e quindi è arrivata anch’essa a Chivasso, dove conduce la Chivasso 0 esaurita, una delle quattro discariche di Regione Pozzo. Il messaggio del report e del comunicato di A2A è chiaro. Rispetto al resto d’Europa, l’Italia è rimasta indietro nella gestione virtuosa dei rifiuti: porta ancora troppi rifiuti non solo urbani in discarica e ha pochi impianti di trattamento della FORSU per biometano e pochi inceneritori. Per recuperare il tempo perduto, bisogna tirare su in fretta da 31 a 39 nuovi impianti di biometano e 6-7 nuovi inceneritori. Come le altre società sorelle, A2A si presenta come green ed ecologista: “Il Mondo intero sta consumando troppe risorse naturali, troppo velocemente, e parallelamente continua a produrre rifiuti”. Tutto vero. Quale la soluzione? A buon senso si risponderebbe: dobbiamo estrarre meno risorse e produrre meno rifiuti. Lo dice anche l’Unione Europea: nella gerarchia dei modi per risolvere il problema dei rifiuti, al primo posto viene la riduzione a monte, articolata nei due momenti della “riduzione dei volumi prodotti (prevenzione nella produzione stessa del rifiuto)” e del “riutilizzo (prolungamento della vita utile del prodotto)”. Solo dopo vengono il riciclo, cioè il recupero di materiale e il recupero di energia (tra cui il biogas tratto dalla FORSU e l’elettricità prodotta dagli inceneritori). E ultimo ovviamente è il modo meno virtuoso, il “conferimento in discarica”. Ma nel comunicato A2A la riduzione dei rifiuti non viene nemmeno citata. Viene menzionata in una sola paginetta nelle 40 pagine della presentazione dello studio, e in un capoverso delle 100 pagine dello studio vero e proprio. Qui A2A riconosce che nella gerarchia dei rifiuti si collocano al primo posto - in quanto metodi più ecologicamente virtuosi - la riduzione, il riutilizzo e il riciclo. E solo dopo, come meno virtuosi, troviamo il “recupero di energia” da FORSU e altri rifiuti. Ma solo per aggiungere subito: “Tuttavia, il recupero energetico rappresenta sempre una scelta preferibile allo smaltimento in discarica”. Certo non pretendiamo che, mentre raccomanda e investe nella costruzione di impianti di biometano e di inceneritori, A2A si dia la zappa sui piedi ammettendo a carattere cubitali che le soluzioni migliori sarebbero altre. A2A deve fare profitti, evidentemente biogas e inceneritori al riguardo sono promettenti, e A2A intende buttarsi nel business. Però non vogliamo nemmeno farci raccontare delle mezze verità. Delle mezze verità rifilate a noi che probabilmente pagheremo gli incentivi. E che veniamo sollecitati da A2A a superare i nostri pregiudizi di ignoranti cavernicoli. Ad abbandonare la sindrome Nimby per abbracciare festosamente la sindrome Pimby (Please in My Backyard): “Ma prego, fatelo nel mio cortile!”.
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