I sindaci presenti alla conferenza stampa e l'avvocato Silvia Ingegnatti
ALTO CANAVESE. Alla fine i nove sindaci hanno perso. Il ricorso per la revoca del bando che deve assegnare l'incarico per la raccolta e lo smaltimento rifiuti nel sub-bacino 17 non è passato.
Il sindaco di Busano Giambattistino Chiono, laconico, commenta così la decisione: "Purtroppo il CDA del Consorzio Canavesano Ambiente ha scritto alla SCR (Società Committenza Regionale) che non ravvisano nel nostro ricorso ragioni sufficienti per sospendere il bando".
Il bando scadeva ieri, 18 gennaio. Tutto fa pensare che il ricorso sia terminato con un nulla di fatto, anche se, durante la conferenza stampa della scorsa settimana, i nove sindaci assieme al legale Silvia Ingegnatti avevano parlato della possibilità di "fare ancora qualcosa" nel caso in cui il ricorso fosse stato respinto.
Chiono ha poi tirato le fila della battaglia: "Questo è stato un atto di auto-difesa del Consorzio Canavesano Ambiente stesso, perché noi siamo parte del Consorzio. Se le cose sono andate così è per colpa del CDA del Consorzio ma anche degli altri sindaci che non hanno protestato. Ci teniamo a rimarcare, infatti, che le incongruità del bando non riguardano solo i comuni dei nove sindaci, ma tutti i comuni!"
Non convince neanche il comportamento del Consiglio di Amministrazione nei confronti dell'Assemblea dei sindaci: "Il CDA ha fatto credere all'Assemblea dei Sindaci che non avevamo diritto di vedere il bando prima della pubblicazione per conflitto di interesse. Ma questa è una stupidata! Poi il capitolato è stato messo in appalto e solo da lì abbiamo fatto ricorso in autotutela".
Il Consiglio di Amministrazione, secondo i nove sindaci ricorrenti, avrebbe scavalcato l'Assemblea dei Sindaci interna al Consorzio Canavesano Ambiente. Questo è dunque, per Chiono, un meccanismo che va corretto per il bene dei cittadini, e che da anni va avanti a disfunzioni continue.
Ma il bando ormai è scaduto, ed è rimasto in appalto fino alla fine nonostante le incongruità. In sostanza, il ricorso si fondava sull'idea per cui ogni Comune deve pagare solo per ciò che produce. Per questo, un'altra idea che secondo Chiono sarebbe stata percorribile riguardava "l'installazione su tutti i mezzi del sistema di identificazione elettronica dei cassonetti per fare in modo che ogni Comune paghi per i rifiuti che produce". Il nuovo bando, invece, farebbe pagare tutti i comuni per dei servizi di cui non tutti usufruiscono.
Ad esempio, il verde. Mentre in questo momento il contratto con Teknoservice prevede che lo smaltimento del verde sia a carico del singolo nucleo familiare che lo produce (e dunque è un servizio opzionale), col nuovo bando diventerebbe un servizio di base, che quindi viene pagato dalle tasse di tutti i cittadini: "L'assurdità è questa: che il lavoratore che vive in un appartamento in affitto deve pagare anche per il verde che smaltisce il benestante che sta in villa" ribadisce Chiono.
L'intenzione, ad ogni modo, è di continuare: "Non ci fermeremo, continueremo a fare il possibile contro questo bando. Abbiamo avuto modo di parlare con l'avvocato Ingegnatti e stiamo stabilendo con lei le possibili vie da percorrere per risolvere il problema".
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