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28 Ottobre 2020 - 10:53
Franco Cominetto uno dei sindaci simbolo del canavese Attento al suo territorio e rispettoso del suo ruolo. Un Amministratore energico, come energica è la sua spinta al miglioramento per il paese che con grande attenzione amministra. Non sempre facile, spigoloso come sanno esserlo le persone che hanno una forte identità ed un grande orgoglio personale. Cominetto è pane al pane e vino al vino, ma in buona compagnia.
Dott. Cominetto, sogni nel cassetto da realizzare a breve?
“Premetto che non sono Dott., anche perché i vari titoli e titoloni hanno sempre sviluppato in me dei pregiudizi su chi li ostenta. Diceva il Grande Indro: “L’intelligenza di una persona non si misura dal titolo di studio conseguito”, ebbene io di questo “motto” ne ho fatta una convinzione. Sogno nel cassetto battere l’ultimo rigore alla finale del mondiale. Sono un ex calciatore è questo è sempre stato il sogno principe della mia vita. Ovviamente quello resterà un sogno e poi i sogni cambiano col periodo. Adesso in un momento così delicato, sogno la piena, totale libertà per tutti e con la libertà puoi quello che vuoi”.
Fuori dal suo ruolo Istituzionale come trascorre il suo tempo libero, che passioni ha?
Io ho la passione della caccia, della pesca, delle lunghe passeggiate in montagna tutto ciò che mi permette di stare vicino alla natura, di starci dentro, di respirarla a pieni polmoni. Godere dei profumi, dei colori del nostro territorio mi piace molto. Di carattere poi affronto la vita a testa alta e cerco di mordere ogni giorno la vita in tutte le sue splendide sfumature. Amo la mia famiglia, la buona compagnia, la buona cucina e perché no, un buon bicchiere di vino”.
Cosa l’ha spinto ad entrare in politica?
“Non mi ritengo un politico, ma un amministratore del bene comune. Per cui sono convinto che il mio ruolo vada oltre la politica. L’amore per il mio paese è una eredità del mio nucleo famigliare. Una passione della mia famiglia, nata già dal nonno di mio papà, sindaco spodestato dal Podestà al tempo del fascismo e da suo padre, uno dei primi sindaci del Regno d’Italia. Come loro, amo incondizionatamente il mio Comune, il bene dei miei concittadini ed il bene del nostro territorio”.
Uomo, padre, marito ed Istituzioni sente forte la pressione dell’importanza del suo ruolo?
“No, ho trovato una buona formula. Per riuscire a coniugare correttamente tutti e tre questi ruoli scelgo sempre di viverli singolarmente. Se sono sindaco cerco di fare quello e poi a seguire gli altri. Non porto mai a casa i problemi dall’amministrazione e viceversa. Così facendo, mantenendo bene tutti gli ambiti distinti, vivo benissimo e faccio stare bene anche i miei cari”.
In cucina come se la cava?
“Mi piace molto cucinare, lo trovo molto rilassante e distensivo.
Riscoprire i piatti della nostra tradizione mi stimola e mi emoziona. Sia mia madre che mia nonna erano ottime cuoche ed io da loro, oltre a molti altri valori, ho “respirato” l’amore per la buona cucina regionale e locale. Cucinare distende i nervi ed apre le porte alla convivialità con la famiglia e con gli amici. Linfa del cuore per me”.
Mare o montagna?
“Mare, montagna, collina e lago. Tutto, la natura, la madre terra sono beni troppo grandi e perfetti. Io respiro la vita a pieni polmoni e vivo in armonia con loro.
Un saluto ed augurio per tutti
Auguro a tutti di centrare i propri sogni. Di poter tornare presto a tirare il calcio di rigore che ci porti ad una vita normale. In piena libertà e senza paure. Una vita fatta di antichi sapori, di feste di paese scambiandoci un saluto senza limitazioni. Per me stesso invece, mi auguro che il mio “Toro” possa vincere lo scudetto, mai dire mai”.
Durante l’intervista apprendiamo della dipartita della governatrice della Calabria Jole Santelli.
“Sono molto dispiaciuto - dichiara Cominetto -. Mi stringo in un abbraccio virtualmente alla sua famiglia e ringrazio lei per l’esempio che ha dato a tutti noi, non mollando mai. Peccato che la Governatrice della Regione Calabria, abbia tirato troppo presto, il suo calcio di rigore. Riposi in pace e la terra le sia lieve”.
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