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BOSCONERO. Uno sportello per accogliere la fragilità

BOSCONERO. Uno sportello per accogliere la fragilità
BOSCONERO. Nella biblioteca del paese si trova uno sportello d’ascolto che vorrebbe accogliere chiunque necessitasse di parlare con qualcuno. Ad attenderlo c’è una psicologa. Lo sportello è nato lo scorso aprile, ma  era nelle teste delle organizzatrici già da settembre. Le ideatrici sono le donne dell’associazione Artemixia. Henni Rissone e Rosalba Castelli ne sono, rispettivamente, presidente e vicepresidente. “Nasciamo nel 2018 per promuovere l’idea di ‘arte della sensibilizzazione’, che consiste in azioni attraverso le quali cerchiamo di fare prevenzione relativamente a tematiche di carattere sociale” raccontano le due. Le loro performance artistiche si dispiegano fuori dai templi sacri dell’arte,  come teatri o musei, frequentati perlopiù da élite culturali ed economiche. “Andiamo nelle strade e nei supermercati, perché crediamo che così si riesca meglio a calarsi tra le persone per sensibilizzarle” spiegano. Le loro iniziative coinvolgono chi si trova a passare nel luogo che hanno scelto, e la loro presenza fisica è forte e decisa. L’anno scorso, ad esempio, hanno installato di fronte a un supermercato a Torino una mano d’acciaio alta più di tre metri. L’obiettivo era comunicare con eloquenza il rifiuto della violenza di genere. Per installarla, fondamentale è stato il crowdfunding, sistema di finanziamento popolare fondato su piccole donazioni tramite internet. Non solo di violenza di genere però si occupa l’associazione, ma anche di tematiche che riguardano il mondo Lgbtq+. “Le nostre non sono solo azioni artistiche, ma anche mezzi per favorire la partecipazione della cittadinanza” raccontano Henni e Rosalba. Secondo loro “tutti possiamo responsabilizzarci e intervenire, a partire dall’educazione dei nostri figli e dall’utilizzo di un certo tipo di linguaggio”. Un modo nuovo di sensibilizzare, di parlare e di dialogare con la cittadinanza. “L’arte deve avere un riscontro sociale, deve entrare nel discorso, essere partecipata, non guardata da dietro un vetro”. Ecco, quest’attività, così fatta, si chiama sensibilizzazione, portata avanti coi mezzi espressivi artistici, che riescono a conferirle la possibilità di un linguaggio nuovo. Differente, per metodo,  dalla sensibilizzazione è l’attività che l’associazione sta cercando di portare avanti con lo sportello d’ascolto. “E’ un’attività individuale, al contrario della sensibilizzazione che è collettiva. Lo sportello è aperto a tutti e a tutte, senza distinzione di genere o di età” spiegano le due attiviste. La ratio del progetto sta, in primis, nella volontà di rimediare ai disastri psicologici creati dalla pandemia. “Il periodo pandemico ha acuito gli stati d’ansia e di paura. In questa situazione, una professionista in una posizione di ascolto consapevole può essere un valido sostegno” raccontano presidente e vicepresidente. La collocazione, cioè la biblioteca comunale, non è stata pensata a caso. “E’ un luogo molto nascosto e riservato. Non abbiamo neanche tappezzato la città di cartelloni proprio perché sappiamo che c’è ancora un po’ di vergogna nel rivolgersi a una specialista della salute mentale. Questo, forse è dovuto al fatto che siamo una società iper richiedente che non accetta la fragilità”. Si può contattare la psicologa chiamando a un numero di telefono (il 3479702414). Chi inizia il percorso può usufruire di quattro o cinque incontri gratuiti. Dopodiché, la psicologa può indirizzare il paziente, in caso di bisogno, verso   un collega, che se ne occuperà sviluppando un percorso terapeutico. Lo sportello è gratuito, e anche questo non è un caso: “Abbiamo cercato di andare in contro alle esigenze dei nuovi poveri, quelli creati dalla pandemia, a coloro che hanno perso la capaictà di immaginare un futuro”. Nel mantenimento del costo zero, anche l’amministrazione bosconerese ha fatto la sua parte, concedendo gli spazi a titolo gratuito. Le volontarie dell’associazione hanno così dovuto trovare i finanziamenti solo per pagare le specialiste. “Inizialmente avevamo pensato di far durare lo sportello per due mesi, ma quasi sicuramente ne allungheremo la durata, perché le richieste stanno arrivando. Abbiamo già chiesto i finanziamenti, e quindi speriamo, dopo la pausa estiva, di poter continuare con quest’attività”.  Addirittura, nelle intenzioni dell’associazione c’è di dare vita a un progetto simile in un altro paese canavesano. “La nostra sede è in Canavese, e spesso troviamo una grande disponibilità da parte degli amministratori locali” concludono le due.  
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