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BORGOMASINO. Cassazione, fumata nera per la sentenza

BORGOMASINO. Cassazione, fumata nera per la sentenza

IL COMUNE DI BORGOMASINO è commissariato da dopo le elezioni del 2018

Sempre più vicina la verità sulle elezioni del 2018. A dire se Gianfranco Bellardi fosse ineleggibile sarà la Corte di Cassazione che, dopo la sentenza di Ivrea e quella di Torino, è chiamata a mettere la parola fine alla vicenda.

La vicenda è stata discussa venerdì 22 gennaio dagli “Ermellini”, ma il verdetto non verrà pubblicato prima di dieci giorni.

Una notizia che ha un po’ amareggiato i ricorrenti.

Salvatore Veneto, candidato a sindaco nel 2018 è uno di loro: “Speravamo che fosse arrivato il momento della verità, ma bisognerà aspettare ancora un po’ - commenta-. Ho parlato con il legale che ci rappresenta a Roma, l’avvocato Fabrizio Borasio e ci ha detto di preparaci a tutto. Certezze non ce ne sono. La Corte, infatti, si è riunita a porte chiuse. Le possibilità di vincere la causa contro la lista Bellardi sono al 50 percento. Quel che, invece, dovrebbe essere certo è il pagamento delle spese, già poste nei precedenti gradi di giudizio in capo alla controparte”.

Solo in primo grado queste spese ammontavano a 16mila euro. Si tratta di una spesa importante, dunque, che saranno i giudici di Roma a decidere chi dovrà pagare.

La vicenda giudiziaria è quella legata al ricorso presentato da un gruppo di cittadini dopo le elezioni del 2018. A vincere era stata la lista guidata dal sindaco uscente, Gianfranco Bellardi, al suo quarto mandato. Una candidatura in netto contrasto con la normativa vigente che, nei comuni come Borgomasino consentono massimo tre mandati consecutivi.

Con la vittorie alle urne si era aperta la questione relativa all’eleggibilità del sindaco.

Un gruppo di cittadini aveva così deciso di presentare ricorso. Poco dopo, però, Bellardi si era dimesso nella convinzione di poter sanare la questione rimandando il paese alle urne. Ma così non è stato. Il commissario prefettizio arrivato nell’autunno del 2018 regge ancora il paese oggi, a quasi due anni e mezzo di distanza.

Ad impedire a Borgomasino di tornare al voto è stato proprio quel ricorso pendente. Finché non ci sarà un giudizio definitivo non si potrà votare.

Anche perché il collegio di giudici di Ivrea che si è espresso in primo grado, non aveva rimandato il paese al voto. Aveva dichiarato l’ineleggibilità di Bellardi facendo decadere tutta la sua lista, invalidando quei voti e riconteggiando solo quelli validi. Con questa operazione disponeva la vittoria di Giovanni Chimenti, la cui lista era arrivata seconda nel 2018. E con lui sarebbe entrato in consiglio anche il terzo candidato, Salvatore Veneto, con alcuni suoi consiglieri. Una sentenza talmente innovativa da essere finita sulle riviste di diritto.

La Corte d’Appello di Torino, poi ha cancellato quella pronuncia, disponendo il ritorno alle urne. Un ulteriore ricorso in Cassazione ha ulteriormente dilatato i tempi.

Tra dieci giorni, con la sentenza della Cassazione, verrà messa la parola fine a questa vicenda fatta di politica, ricorsi e colpi di scena.

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