Organico, tubi idraulici, sedie, tavolini, giocattoli e cavi elettrici, tutti rifiuti lasciati (e raccolti) nella plastica quando, in questi oggetti, di plastica ce n’è poca. La conseguenza? Salta il contributo di 60mila euro da parte di COREPLA (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupera delgi imabllaggi in plastica) e aumentano le tasse per i cittadini.
Ma andiamo con ordine.
La scorsa settimana, sul sito del comune di Settimo Vittone, è spuntato un comunicato dell’amministrazione, comunicato in cui si rendeva nota la cattiva qualità della raccolta della plastica in città, riscontrata dopo le molte segnalazioni di SCS, Società Canavesana Servizi, azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti sul territorio.“Appena ricevuta la segnalazione da SCS abbiamo subito pubblicato l’avviso sul sito del Comune” spiega Ivo
Peretto, assessore ai Rifiuti di Settimo Vittone.
COREPLA, mensilmente, a campione preleva parte dei rifiuti per analizzarla e, questa volta, il livello di impurità riscontrato nella plastica e nei metalli è stato del ben 22%.
“Quando questi materiali vengono gettati nelle campane blu, plastica e metallo devono essere completamente svuotate; stessa cosa per gli imballaggi, il cui volume deve essere ridotto il più possibile” spiegano dall’amministrazione; questa volta però, il problema è che, come ha ricordato l’assessore Peretto, “la plastica era sporca e c’erano anche altri materiali, come cavi, pannelli e rifiuti da lavorazione industriale”.
Il problema di queste “sviste”, adesso, è anche un altro: il contributo che COREPLA avrebbe dato per i rifuti per il mese di settembre sarebbe ammontato a 60mila euro, quota che, dati i problemi con riscontrati nella raccolta, non entrerà nelle varie casse comunali.
Saltato il contributo di COREPLEA, chi pagherà i costi aumentati di smaltimento? Semplice, i cittadini, con più tasse da pagare sul groppone.“Da SCS ci dicono che questo è un problema di tutti i comuni del territorio” commenta
Fausto Francisca, sindaco di Borgofranco d’Ivrea, ad indice del fatto che, evidentemente, il problema sia percepito anche nelle altre città del circondario.
Il fenomeno, comunque, sarebbe molto più frequente nelle campane di raccolta poste in punti periferici. “Stiamo pensando di inserire degli impianti di video-sorveglianza nelle aree di raccolta che conferiscono alla montagna o ai punti più alti, queste zone conunque sarebbero ad accesso limitato degli utenti. In caso il sistema funzionasse, potremmo inserire dei dispositivi anche nelle zone più basse - aggiunge Peretto - chiediamo a tutti di agire con responsabilità, una gestione non corretta dei rifiuti non ha solo un impatto economico negativo, ma anche (e soprattutto) ambientale”.
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