Dopo la sentenza della settimana scorsa, pronunciata dal tribunale delle acque di condanna del Bacino Imbrifero con ragione al sindaco di Borgofranco Fausto Francisca, questo martedì si è tenuta una riunione informale di confronto, per fare il punto sulla situazione.
LA VICENDA
All’origine della disputa manco a dirlo ci sono i soldi che spettano a tutti i Comuni consorziati per lo sfruttamento delle acque e poco importa che siano a valle o in alta Montagna.
C’è una legge e tanto basta. Il problema è come suddividere le risorse.
All’indice una delibera dell’Assemblea attraverso cui era stata rinviata la nomina della commissione per la revisione dello statuto e dei regolamenti alla quale Francisca si era posto.
S’aggiunge un’altra delibera del 20 novembre 2009 con la quale si erano stabiliti i riparti.
“La riunione di martedì è stata informale e molto positiva. Si è confermata da parte dei sindaci la piena fiducia nell’operato del direttivo” ha commentato Giovanni Franchino sindaco di Tavagnasco.
“Tutti hanno cercato una soluzione costruttiva - aggiunge - e l’idea comune è che il consorzio dovrebbe fare ricorso in cassazione alla sentenza del Tribunale delle Acque. Ci si auspica che tutti i comuni condividano questa scelta per dare maggior peso al ricorso. Secondo noi la sentenza presenta delle incongruità. Rifaremo e riapproveremo tutte le delibere entro due mesi, in modo che tutti i Comuni possano beneficiare dei fondi Bim”.
Non completamente in accordo con le parole di Franchino è Angelo Canale Clapetto primo cittadino di Quincinetto: “Io posso dire - racconta sorridendo - di essere stato un pacifico uditore dell’evento. Il clima generale sembra tendere verso un ricorso, dando fiducia alle parole dei legali che stanno seguendo la vicenda. Io mi trovo in disaccordo, perché prima di procedere voglio sentire il parere dei tecnici, cioè dei segretari comunali. C’è da capire se possiamo proseguire o si devono congelare i bilanci in attesa di notizie. La situazione non è semplice. Io l’avevo detto di non fare muro contro muro, ma non sono stato ascoltato. Il rischio è che intervenga la Regione. Il rischio è di non essere più padroni del nostro territorio. Quando ero presidente di Federbim a Roma mi ero opposto al rinnovo del direttivo ed avevo invitato l’assemblea ad invertire la rotta. Quasi mi minacciarono. Li invitai a prendere tempo e a promuovere un nuovo statuto e mi destituirono. In tutto questo tempo sono rimasto a guardare la morte del Bim.Ero stato un facile profeta e non sono stato ascoltato…”
Assente dall’evento Francisca. In una lettera ha spiegato che, pur auspicando una soluzione extragiudiziale, come “controparte” non gli sembrava il caso.
Decisa la risposta di Marco Puglisi di Traversella: “Pur rispettando la sentenza, non la condivido nella maniera più assoluta. Interrompe 70 anni di sussidiarietà tra i comuni. Da quando il Bim esiste, cioè dal ‘56, tutti partecipano al riparto di quanto introitato dal consorzio. La nostra preoccupazione è che la sentenza annulli il senso stesso e il ruolo di rappresentanza del consorzio. Da sempre è così, anche quando Francisca era presidente del Bacino. Penso sia una battaglia personale e sicuramente non negli interessi del Bacino Imbrifero. Aveva dichiarato più volte e con più di 260 testimoni che avrebbe dovuto fare il presidente e che se così non fosse stato avrebbe fatto la guerra”.
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