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22 Luglio 2021 - 12:32
Era accaduto negli anni ’70 che, nella trasmissione televisiva ‘Portobello’, un inventore aveva proposto di demolire il Turchino per dare aria alla Valle Padana e risolvere il problema della nebbia. Enzo Tortora aveva obiettato che la zona era abitata e c’erano case. Tutta l’Italia aveva riso quando Tortora aveva chiesto all’inventore se da quelle parti fosse ben visto. All’inizio degli anni 2000 è accaduto davvero: il Comune di Borgofranco ha inviato le ruspe a demolire le case della frazione Paratore, una borgata alle pendici della Serra.
Sulla stampa erano comparsi titoli reboanti: “RUSPE BUTTANO GIÙ LE CASE. Avviene a Borgofranco, in Regione Paratore. È una novità in assoluto, non era mai successo prima che le ruspe mandate dall’amministrazione comunale abbattessero case che, se pur vecchie sono state il riparo di una vita di famiglie intere. E alcune di queste infatti si rifiutano di abbandonare l’alloggio nonostante l’ordinanza del sindaco. Sarà guerra di carta bollata”.
Ma non tutte le case erano vecchie: quella di Silvia Zilli e della sua famiglia era stata ristrutturata da poco con la concessione edilizia comunale. Era una vecchia cascina canavesana con elementi architettonici eleganti e caratteristici e un rustico annesso per la lavorazione del ferro. La Borgata Paratore esiste dall’inizio del millennio scorso e si trova a due chilometri dal municipio cioè dal centro del paese, su un pendio che in passato era ”capillarmente antropizzato” con “le numerose carrarecce che si inerpicano sul versante, le massicce opere di sostegno realizzate in pietrame a secco per rendere produttiva (vigne, patate, orzo, segala) anche la zona più impervia, le innumerevoli abitazioni, le opere di captazione di sorgenti, le canalette”. Abitare in mezzo alla natura, a poche centinaia di metri dal paese, in un edificio e in un ambiente “a cui si può attribuire senza dubbio un valore storico-culturale” (come si legge nella relazione dei Geologi della Regione) era stata una scelta di vita.
Una scelta fatta col cuore e positiva anche secondo le indicazioni del Servizio Geologico regionale del 1975: “Il recupero di questa fascia di versante, oltre che la riacquisizione di un bene comune, costituirebbe un fattore indubbiamente positivo alla salvaguardia dell’intero pendio”. Nel maggio 1994 una frana da pioggia aveva invaso il bacino del Rio dei Mulini a monte dell’abitato. La Regione aveva fatto un sopralluogo e aveva avvisato il Comune del pericolo costituito da un torrente ostruito e da un movimento franoso in atto. Pertanto aveva indicato la necessità di salvaguardare la popolazione, e di “attuare interventi immediati di bonifica alleggerendo il carico arboreo attraverso il taglio e l’asportazione delle piante di alto fusto”. Inoltre aveva chiesto di dare “libero sfogo alle acque del Rio dei Mulini ripulendo l’alveo dalla vegetazione e dalle cataste di legname che attualmente lo invadono”. Il Comune non ha fatto nulla, né ha eseguito i lavori urgenti prescritti, né ha avvisato le persone in pericolo. Così nella notte del 5-6 novembre 1994 una spaventosa frana alluvionale si è riversata sulla frazione Paratore, sulla frazione Biò e ha attraversato il paese.
Traumi, danni e paure per molte persone. Tra le altre, la famiglia Zilli Bonardo aveva rischiato la vita. Il Comune avrebbe dovuto imparare la lezione: un territorio trascurato, soprattutto la Serra che è costituita da massi morenici incoerenti, tende a franare anche per la presenza di numerosi corsi d’acqua, i rii normalmente asciutti che diventano impetuosi nel caso di forti piogge. In passato gli abitanti costruivano e mantenevano i muretti a secco e drenavano i corsi d’acqua, ma poi molte aree sono state abbandonate, la vegetazione ha invaso i terrazzamenti un tempo coltivati, parecchi muri sono crollati e le opere idrauliche hanno perso la loro efficacia. Il Comune avrebbe dovuto realizzare gli interventi indicati dalla Regione: il taglio delle piante di alto fusto, le opere di ingegneria naturalistica sull’area di frana (gradinature sostenute da pali di legno e coperte da teli di iuta) e la regimazione del Rio dei Mulini.
L'ALLUVIONE DEL 1997Per molti anni la Regione Piemonte ha erogato ingenti finanziamenti al Comune di Borgofranco e ha lottato con i cittadini affinché il Comune li adoperasse per realizzare le opere di risanamento dell’area dissestata. Nel 1997 un’altra alluvione si è riversata sul paese. Era accaduto che il Comune, con una spesa di 400 milioni di lire, aveva fatto tagliare alcune piante, ma il legname era stato abbandonato lungo il torrente e lasciato in balia delle acque. In una petizione di oltre 100 cittadini i lavori di disboscamento erano avvenuti “in modo indecente”, “in uno scenario di scempio ambientale” e avevano aumentato il pericolo. Cinque anni dopo la frana del 1994 la Regione ha addirittura istituito una ‘Commissione Tecnica Operativa per Paratore e Biò’ per supplire ai ritardi e alle omissioni del Comune. Ma quest’ultimo ha resistito anche alle raccomandate della Commissione di esperti che denunciavano che nessuno dei lavori urgenti prescritti era stato eseguito. Allora lo stesso Presidente della Commissione ha redatto un progetto di regimazione del rio dei Mulini e l’ha trasmesso al Comune insieme ai finanziamenti necessari per la sua esecuzione, ma purtroppo per molti anni il progetto è rimasto nei cassetti. A nulla sono valse le denunce dei cittadini interessati alla sicurezza delle proprie abitazioni, nulla hanno ottenuto le interpellanze e le richieste di chiarimenti in Consiglio comunale, nessun risultato hanno raggiunto i commenti critici della stampa locale, nemmeno la Regione e la Prefettura sono riusciti a scalfire l’inerzia del Comune che, invece, ha puntato sulla ricollocazione, cioè sull’abbandono della frazione Paratore da parte dei suoi abitanti.
"Il Comune - spiega la Zilli - in aperto contrasto con la Regione, ha perseguito un proprio indirizzo amministrativo diretto non alla tutela e messa in sicurezza del territorio ma al suo progressivo abbandono. Infatti ha iniziato una lunga fase di redazione di un Piano Regolatore che, per la frazione Paratore, prevede la inutilizzazione urbanistica delle case esistenti". Nei documenti si legge:“E' improponibile l’uso degli edifici esistenti. Tale classificazione non consente l’utilizzazione neanche dopo che sono state eseguite opere di sistemazione idrogeologica”.
Una morte senza speranza. Duole pensare ai tre milioni e mezzo di euro che il Comune ha chiesto e ottenuto per la sicurezza delle frazioni Paratore e Biò. La Regione l’aveva detto fin dal 1995 quanto sia importante investire sulla salvaguardia del territorio per evitare che il dissesto si riversi a valle: “Il dr. Lazzari … si dice contrario all’abbandono del territorio. Il dr. Lazzari sostiene infatti che se non si interviene più sulla Serra dobbiamo aspettarci che la Serra ci venga addosso … non si può evacuare una gran parte della popolazione, altrimenti dopo quelle di Paratore bisognerebbe trasferire anche tutti gli abitati in fregio alla Serra”. Ancora oggi il Comune chiede finanziamenti per il Rio dei Mulini, ma intanto la frazione Paratore è stata cancellata dalle mappe e il Comune deve far fronte ai risarcimenti per i cittadini danneggiati dalle sue inadempienze che sono state accertate anche dal Tribunale.
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