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Brusasco
01 Novembre 2022 - 12:33
Giovanni Camillo, per tutti semplicemente "Millo"
Tra le vie di Cavagnolo e di Brusasco si aggira un furgone bianco, con tanto di logo e motto che recita così “decorazioni e non solo”. La scritta è significativa di un puntiglio che è alla base di questo giovane intraprendente.
E’ il furgone di Giovanni Camillo detto “Millo”. Ha 37 anni e lavora nelle decorazioni edili, ma andiamo con ordine facendo non uno, bensì due passi indietro, per capire chi è questo giovane intraprendente.
Giovanni nasce in una famiglia di orologiai. Finite le scuole dell’obbligo, il padre Gianfredo lo mandò a studiare orologeria a Torino. L’istituto, all’epoca con sede in centro in via San Tommaso, era stato fondato a inizio XX secolo. Il padre di Giovanni da ragazzo frequentò la stessa scuola. Terminato il biennio, proseguì lo studio nello stesso istituto, ma cambiando indirizzo, scegliendo oreficeria. Questo fu il primo cambio, perché la vita di Giovanni è un continuo cambio di interessi, di prospettive, di indirizzi.
Si appassionò presto alla nuova materia e dopo il primo anno gli venne assegnata anche la Medaglia D’oro come miglior allievo del corso. L’oreficeria era certo una materia più creativa rispetto all’orologeria, così incastrata nei meccanismi, troppo metodica da non lasciare spazio all’inventiva, caratteristica che il giovane Giovanni Camillo possedeva. Finita la scuola, trovò subito lavoro in una oreficeria a Moncalieri.
Dopo poco tempo però, il negozio attraversò una crisi e il titolare fu costretto a mettere in cassa integrazione i dipendenti.
Per il giovane Giovanni, 19 anni, questa fu un’occasione da sfruttare per un altro cambio. Andò a vivere da solo a Brozolo e poi a Brusasco, dove iniziò a praticare vari lavori.
“Chiesi a un amico di mio fratello, che lavorava nell’edilizia, se mi avesse preso a lavorare, sa, un lavoro più duraturo mi serviva, e così per 5 anni imparai il lavoro di decoratore”.
Giovanni possedeva passione, la molla che ci spinge al sacrificio, e puntiglio, la spinta che ci porta a impegnarci per fare bene le cose che facciamo.
In questo periodo salì anche in cattedra e insegnò oreficeria nella scuola dove si era diplomato anni prima. Giovanni fece esperienza anche all’estero, Londra prima e Barcellona dopo, finché iniziò a lavorare con regolarità nelle decorazioni. E le cose girarono per il verso giusto sin da subito, passione e puntiglio, le due cose con le quali Giovanni ha continuamente riempito il suo tempo.
“Ma, nonostante abbia ingranato” si confida, “avevo una curiosità che mi spingeva a esplorare nuovi orizzonti. Frequentai corsi di pittura, trompe-l’oeil, che è una pittura particolare nella quale la rappresentazione genera l’illusione del reale. Andai persino da Mario Tebenghi a chiedere se avesse avuto voglia di insegnarmi come si facevano le meridiane.”
Purtroppo “l’uomo delle meridiane” era ormai anziano e non potè star dietro a Giovanni.
Qualche anno fa ci fu l’occasione che lo portò ad imparare un nuovo lavoro: si recò alla fiera di Moncalvo e si imbatté in una mostra di meridiane. E fu amore a prima vista. Alla mostra c’era anche quel Giorgio Mesturini, lo gnomonista di Casale Monferrato con il quale Tebenghi, una volta in pensione, riprese a restaurare e disegnare meridiane.
“Andai da lui,” ci racconta ancora, “e gli dissi che avrei tanto avuto voglia di imparare a disegnare meridiane.”
Insieme a Mesturini calcolò, prese le misure e disegnò la sua prima meridiana.
“Spesso, vedendo una bella parete spoglia, propongo al cliente io stesso di disegnare sopra una meridiana. La meridiana l’ho considerata da subito un qualcosa che avrebbe abbellito il mio lavoro”.
Così Giovanni, disegnando meridiane, aggiunse un altro tassello alla sua esperienza. E con le meridiane è ritornato da dove tutto iniziò, agli orologi, al tempo. Perché di fare l’orologiaio, lui non ha mai smesso.
Giovanni è fiero di aver realizzato a Montiglio Monferrato, la “meridiana dei tartufi”, una meridiana che aveva disegnato Mario Tebenghi solo su carta, e che Giovanni Camillo è riuscito a dipingere su una parete.
Un vulcano di idee da mettere in pratica: questo è Giovanni Camillo, aperto sempre a nuove strade, e difatti prima di salutarci, ci lascia un bigliettino da visita con sopra un motto: la passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca.
L’ultima frase di Giovanni è emblematica: “Sinceramente non so nemmeno se questo che faccio sia il mio lavoro, magari il mio lavoro deve ancora nascere”.
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