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Dall’Inail al “prestito ponte” I soldi per il nuovo ospedale di Ivrea ci sono o non ci sono?

Dall’Inail al “prestito ponte”  I soldi per il nuovo ospedale di Ivrea ci sono o non ci sono?

Area Ribes, alluvione ottobre 2000

Poi, d’un tratto, abracadabra l’annuncio sul nuovo ospedale di Ivrea. “Entro la fine dell’anno individueremo la location per la nuova struttura – ha assicurato il Governatore regionale Alberto Cirioal momento, lo studio dell’Ires Piemonte ha promosso, in base all’idoneità, due aree: quella dell’ex Montefibre a Ivrea e l’area ex Ribes a Pavone. Su quest’ultima ha evidenziato qualche potenziale criticità di carattere idrogeologico per cui, per non fare errori, abbiamo chiesto un supplemento d’indagine al dipartimento difesa del suolo della Regione il cui esito arriverà a fine novembre”.

Parole di fuoco, senza sbavature, pronunciate nel corso di una conferenza che aveva l’aria di essere un dibattito in quel di Cuorgnè per annunciare l’apertura di un punto di primo intervento al posto del pronto soccorso, qualcosa di più del kit obbligatorio nelle aziende, ma c’è chi si accontenta. E siccome tutte le strade portano ai soldi, tornando al nuovo ospedale di Ivrea c’è un passaggio da sottolineare, anzi due. Il primo fa riferimento all’ipotesi dell’ex senatore Virginia Tiraboschi di riutilizzo di un edificio dell’ex Olivetti (Palazzo Uffici). Sparita lei (non è più stata rieletta), sparita da tutti i radar pure la fantasmagorica proposta che avrebbe fatto felice il Fondo Prelios (proprietario dell’immobile. La seconda, invece, fa riferimento al soggetto che aprirà il portafoglio.

Con un prestito ponte attraverso Finpiemonte – ha specificato l’assessore alla sanità, Luigi Icardi faremo partire subito le gare d’appalto per la progettazione, in modo da dare avvio a un percorso irreversibile per la costruzione del nuovo ospedale del Canavese”.

Ma non si era detto che i soldi li avrebbe messi l’Inail? Per l’esattezza 140 milioni di euro già disponibili cash! E poi ancora, qualcuno s’è chiesto il significato del “prestito ponte”?

Ve lo diciamo noi: il “prestito ponte” è un tipo di prestito concesso per un periodo breve da un istituto di credito, in attesa di essere sostituito con la ricezione di altri fondi. In sostanza si tratta di una soluzione che mette a disposizione liquidità immediata, in attesa che arrivi il prestito vero e proprio che richiede un tempo di erogazione maggiore.

Insomma siamo alle solite. Ci sono o non ci sono i soldi per il nuovo ospedale?

“Una panzana dopo l’altra – commentava con noi qualche mese fa  il consigliere regionale Sean Sacco del Movimento 5 stelle – Dal nulla, come funghi, dovrebbero spuntare fuori otto nuovi ospedali, per una spesa totale di 1,64 miliardi. Nel Vco e nell’AslTo5, Torino, Ivrea, Vercelli, Savigliano-Saluzzo-Fossano, Alessandria e Cuneo…”.

“L’Inail – aggiungeva Sacco- non può finanziare in tutto il territorio nazionale più di 200 milioni di euro all’anno, con l’Italia intera alla ricerca di risorse (ad oggi le richieste si aggirano già attorno ai 4 miliardi di euro). I fondi dell’Inail come i carri armati di Mussolini, che vengono spostati qua e là ma sono sempre gli stessi…”

[embed]https://www.giornalelavoce.it/ivrea-nuovo-ospedale-se-la-regione-gioca-a-squid-game-463402[/embed]

Secondo Sacco, si sarebbero dovute dire le cose come stanno: non si tratta di progetti già finanziati, ma di opere inserite tra quelle potenzialmente finanziabili. 

Più che un elenco un allegato ad un Dpcm firmato dall’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte il 4 febbraio del 2021 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 29 marzo, con una lunga serie di opere definite urgenti e di elevata utilità sociale.

Morale? Sull’ospedale di Ivrea ci si dovrebbe scaldare meno di quanto non ci si stia scaldando. E’ da anni che se ne parla ma l’impressione che si ha continua ad essere quella di una gigantesca, plateale, presa in giro. Il bello è che non c’è nulla che non sia già stato previsto prima, almeno da questo giornale, a cominciare dalla lite tra Canavesani, eporediesi e tiraboschiani, su dove mettere il nuovo ospedale che ha avuto come merito un bell’allungamento dei tempi. 

Tant’è! Se non altro ora è chiaro che sarà il Consiglio regionale a fornire la propria indicazione, subito dopo l’ulteriore approfondimento alla relazione dell’Ires Piemonte e ai i parametri utilizzati per la valutazione delle tre aree candidate: Ivrea Olivetti, Ivrea ex Montefibre e Pavone Canavese. In sintesi: disponibilità dell’area, accessibilità, vincoli urbanistici, tempi di realizzazione, costi, procedure, flessibilità gestionale, gestione e valorizzazione del transitorio. 

Cosa succederà nei prossimi mesi è già scritto.

Allo studio paritetico che vede al primo posto l’area Ribes su Montefibre (Palazzo Uffici di Prelios e Tiraboschi non classificato),  si aggiungerà un approfondimento che verrà miscelato insieme ad una lunga serie di pareri e contro osservazioni. 

E dire che per escludere l’area Ribes sarebbe bastato leggere un provvedimento dell’Autorità di Bacino del Fiume PO risalente al 2 agosto del 2002, subito dopo l’alluvione del 2000. Si fa riferimento al rischio idrogeologico e si richiede l’adeguamento dell’autostrada A5 Torino Quincinetto. E’ dell’8 novembre del 2012, invece, un provvedimento della Regione Piemonte (rif. prot. 80773) che, in fase di approvazione del progetto ha prescritto all’ANAS, quale proprietario, e all’ATIVA, quale concessionario, di provvedere tempestivamente anche all’adeguamento dei restanti attraversamenti dell’A5 sul Rio Ribes a tutela della pubblica e privata incolumità. Ha fatto seguito il 26 novembre del 2012 un nota del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (rif. prot. 28495) in cui si specifica che i lavori sulla rete autostradale sono ritenuti indispensabile per garantire la sicurezza dell’utenza.

Insomma ce n’era già abbastanza per bocciare l’area Ribes e se non lo si è fatto l’unico motivo che ci viene in mente è che la si volesse mettere in caciara, cosa che è venuta. 

Altro dubbio sul modus operandi. Ma insomma. Se è vero – e lo è – che esiste un’assemblea dei sindaci (organo politico e di indirizzo dell’Asl To4) che si era impegnata a trovare una sintesi, lavorando per mesi a preparare un documento da inviare alla Regione, com’è potuto venire in mente all’assessore regionale di mettere questo lavoro sullo stesso piano del progetto inviato alla chetichella dal gruppo di sindaci canavesani?

Delle due l’una. O la conferenza dei sindaci dell’Asl To4 non ha più i poteri che la legge gli affida o in Regione, di questi poteri, se ne sono letteralmente  fottuti, contenti come delle pasque per il pretesto fornito. Ai  sindaci il compito di riportare la politica nei giusti binari e nelle giuste sedi, evitando, per quanto possibile lo Squid Game e il gioco al massacro. 

Il nodo idraulico

E qualcosa da aggiungere sul’Area Ribes c’è e fa riferimento al “Nodo idraulico” di Ivrea un progetto da 320 milioni di euro  calcolati da Ativa con la formula del project financing. Poi come tutti sanno la concessione autostradale della Torino-Quincinetto è scaduta nel 2012 e si è in attesa dell’assegnazione definitiva, nel senso che lo scorso anno la gara è stata vinta da Consorzio Stabile Sis, ma il Gruppo Gavio (oggi proprietario di Ativa) ha presentato ricorso. Per la cronaca i lavori erano stati considerati “indifferibili e urgenti”, ma nessuno è mai riuscito a spiegare come si fanno a considerare “urgenti” lavori decisi l’indomani dell’alluvione del 2000 e mai realizzati. Sono passati più di 20 anni! [embed]https://www.giornalelavoce.it/la-vergogna-di-una-concessione-autostradale-scaduta-nel-2016-il-caso-ativa-471890[/embed] In realtà gli interventi del nodo idraulico di Ivrea per mettere in sicurezza il territorio nascono dalle prescrizioni a suo tempo indicate dall’Autorità d’ambito  del Po (per ciò che riguarda l’area della Dora Baltea) e della Regione Piemonte (per il Rio Ribes). A definirli indifferibili ed urgenti era stata una sentenza del Tar alla quale lo Stato non ha mai fatto ricorso.

Il progetto ATIVA (stralcio)

“Questo perchè la Regione – aveva spiegato l’ingegner Luigi Cresta di Ativa – con le prescrizioni del 2002 ha fatto costruire gli argini a protezione dei centri abitati più alti dell’autostrada. Abbiamo costruito delle paratie medievali, ma in caso di alluvione,  l’autostrada si trasformerebbe in una diga per 7 chilometri…”. E se è certo che in base alle prescrizioni dell’Autorità d’ambito la sopraelevazione si deve fare, così come è certo che esiste già un progetto approvato dal Ministero dell’ambiente nel gennaio del 2015, è però altrettanto certo che un po' tutti se ne sono scordati… A questo punto ci si chiede: l’assessorato regionale alla sanità è a conoscenza di tutto questo? Nella foto, l'Area Ribes, nei pressi dell'autostrada Torino-Aosta, nell'alluvione dell'ottobre 2000...
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