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17 Ottobre 2022 - 18:05
In questa annosa vicenda della ricerca del sito in cui realizzare il Deposito nazionale per il materiale radioattivo, uno che si distingue sempre per non aver letto le norme o non aver capito cosa sta succedendo è il sindaco di Mazzè, Marco Formia. Una prima volta - nel gennaio 2021, quando anche il suo Comune venne inserito nella Carta dei siti potenzialmente idonei - lamentando che i Comuni e le Regioni interessati non fossero stati consultati prima della pubblicazione della Cnapi; ma la legge - in vigore da più di dieci anni, con buona pace dell’ignaro Formia - non prevedeva alcuna consultazione “politica” preventiva, né delle Regioni né dei Comuni: la Cnapi doveva essere redatta esclusivamente sulla base di criteri tecnici. Ora, su la Sentinella del Canavese di due settimane fa, se ne esce dichiarando che «la pubblicazione della Cnai è congelata, e tra le cause c’è il commissariamento di Sogin». Anche in questo caso la legge è chiara: a dare il nulla osta alla pubblicazione della Cnai, analogamente a quanto avvenuto per la Cnapi, dev’essere il Governo, non la Sogin; la Sogin l’ha predisposta e consegnata ai Ministeri nei tempi previsti, a marzo, ben prima del commissariamento (che comunque è stato deciso per accelerare le procedure, non per rallentarle); sono i Ministeri - dopo aver ricevuto il parere tecnico di Isin - a pubblicarla. Se quindi un ritardo c’è, è da imputare alla crisi di governo (nessun ministro uscente è così autolesionista da far uscire la Carta in questo momento), non alla Sogin: ma vallo a spiegare a Formia.
A distinguersi c’è poi - ma in questo caso per scelta dei tempi, con una fregola di comunicazione precoce - uno evidentemente ansioso di intestarsi la “vittoria” (l’esclusione del sito To-10). Essendo attualmente privo di incarichi (trombato alle recenti elezioni comunali di Chivasso), e già proiettato verso la prossima campagna elettorale (il Consiglio Regionale), l’ex vicesindaco della Città Metropolitana, Marco Marocco, dà per scontato che la bozza di Cnapi che sta circolando in rete sia quella “definitiva”, e quindi sui social non si trattiene e proclama trionfalmente: «La sfida intrapresa convintamente a difesa dei nostri territori è stata vinta!». Certo, speriamo tutti che sia davvero così, perché l’area To-10 - come evidenziato nelle osservazioni presentate da più soggetti, non soltanto dalla Città Metropolitana - è oggettivamente e palesemente inidonea ad ospitare il Deposito; ma da chi ha avuto ruoli istituzionali ci si aspetterebbe qualche cautela in più: per vendere la pelle dell’orso bisogna prima essere certi di averlo preso.
In ogni caso, il “problema nucleare” per la nostra zona resta, ed è enorme: la maggior parte delle scorie radioattive italiane sono infatti stoccate “provvisoriamente” da decenni a Saluggia, in parte addirittura allo stato liquido, in riva a un fiume e in mezzo a due canali, a pochi chilometri dal Chivassese, da Formia e da Marocco, e non possono restare lì ancora a lungo. Il Deposito nazionale in cui trasferire tutto, quindi, va costruito, necessariamente e in fretta. C’è da augurarsi che anche Formia e Marocco, guardando in po’ più in là del loro naso (e del loro bacino elettorale), si impegnino in questa direzione.
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