CHIVASSO. Gli stranieri al centro della cronaca chivassese dell’ultima settimana. Nelle parole e nei fatti.
In Consiglio comunale il sindaco Claudio Castello ha annunciato la volontà di conferire la cittadinanza onoraria a tutti i figli nati in città da genitori stranieri e a chi, straniero, avrà portato a termine un ciclo di studi a Chivasso.
L’ha detto nel suo intervento sui suoi buoni propositi per i mesi e gli anni a venire.
Ma perché, Castello, s’è sentito in dovere di fare un simile annuncio, peraltro senza essere supportato dal testo di una delibera o di un ordine del giorno?
Cos’è la cittadinanza onoraria e perché un sindaco, in questo caso Castello, si sentirebbe in dovere di doverla conferire?
La cittadinanza onoraria costituisce un riconoscimento onorifico di carattere eccezionale e privo di rilevanza giuridica.
Il cittadino onorario, ad esempio, ha diritto di essere invitato in occasione di particolari ricorrenze o cerimonie ufficiali e di prendere posto tra le autorità.
Nulla a che vedere con la cittadinanza reale.
Quella, per intenderci, che attende da almeno dieci anni Khaby Lame, il chivassese del momento, di origine senegalese, salito agli onori del mondo per essere il TikToker con più follower del pianeta.
Khaby come tanti altri figli di stranieri, chivassesi ma soprattutto non solo, attendono dal Parlamento una revisione della legge sulla cittadinanza.
Lo “Ius Soli” e lo “Ius Scholae”, per capire, di cui tanto e da tanto tempo si dibatte nel nostro Paese.
Cosa può fare un sindaco, come Castello, sul punto?
Poco o nulla. Alimentare un dibattito, certo, magari mettendo anche qualcosa di più concreto che non un semplice “desiderata”: basterebbe una delibera per la modifica dello Statuto comunale o un ordine del giorno. Ma tant’è.
Come ha fatto la città di Bologna, ad esempio, dove lo Ius Soli è nello Statuto comunale dopo che l'ha fatto il Consiglio.
Sicuramente ci arriverà anche Chivasso, ma per ora siamo nel novero delle parole.
O, meglio, degli annunci di cui c’è ampio abuso in questo Paese: prima viene l’annuncio, poi il provvedimento. Sempre più rari i casi "alla bolognese".
Dunque, perché Castello s’è sentito di doversi lanciare in un simile proclama?
Banalmente, o evidentemente, perché lui o chi gli prepara i discorsi che legge in Consiglio comunale - Centin, Debernardi, l’ufficio stampa? - si sente o si sentono ancora in campagna elettorale.
Verba volant, scripta manent. Dicevano i latini. E, a proposito di scripta, veniamo ai fatti di cui dicevamo all’inizio.
Si legge in un comunicato diffuso dall’ufficio gabinetto del sindaco sabato mattina.
“La Polizia Locale di Chivasso, coordinata dal comandante Marco Lauria, ieri sera, venerdì 15 luglio, ha eseguito un servizio mirato sulle modalità di vendita e somministrazione di alcolici. I controlli hanno permesso di accertare la vendita di bevande alcoliche a minorenni in due esercizi commerciali del capoluogo. Per i titolari delle attività è scattata la sanzione amministrativa di 500 euro e l’avvio del procedimento che, in caso di reiterazione, potrebbe portare alla chiusura temporanea del punto vendita.«I controlli proseguiranno ancora nelle prossime ore – ha annunciato il sindaco Claudio Castello – per contrastare il deplorevole fenomeno della diffusione di alcolici tra i più giovani e preservare la quiete pubblica. Sono grato alla Polizia Locale per il lavoro svolto, ma parallelamente confido nella responsabilità degli stessi giovani, delle loro famiglie e degli esercenti in modo da rispettare le regole, non sconvolgere i ritmi di una città sicura e non incidere negativamente anche sulla salute fisica e psichica di una fascia generazionale delicata»”.
Le attività che sarebbero state sorprese a vendere alcolici ai minorenni sarebbero due mini-market entrambi di titolari stranieri: uno in via Torino e l’altro di recente apertura in piazza Garibaldi, di fronte alla stazione.
L’attività in via Torino è quella di Atiq.
Atiq con gli orari del negozio in mano, quando gli venne elevata la multa da 1.000 euro
Dici straniero a Chivasso e pensi subito ad Atiq. Non c’è chivassese che non conosca l’ex ragazzo delle rose venuto dal Bangladesh e innamoratosi di questa città. Pur avendone passate di ogni. Massacrato di botte la notte di Capodanno del 2016 sotto i portici di via Torino, Atiq - supportato da molti chivassesi dal cuore d’oro, su tutti Beppe del Bar Duomo - superato il trauma non solo trovò la forza di continuare l’attività ma, anzi, di lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale. In piena pandemia, ha aperto il suo negozio di generi alimentari in via Torino.
“Amo Chivasso”: non è uno slogan elettorale ma quello che ripete, nonostante tutto, a chiunque gli chieda.
E Atiq questa città la ama davvero. Tanto da pagare un affitto in una via dove le attività degli italiani scappano spaventate dai costi esorbitanti di locazione.
Tanto da trasferire qui dal Bangladesh sua moglie e il suo piccolo figlio. Uno di quelli cui, evidentemente, Castello consegnerà la cittadinanza onoraria una volta completato il primo ciclo di studi.
Tanto da investire qui per il futuro suo e della sua famiglia.
Atiq, nell’ultimo anno, ha ricevuto almeno due volte le visite degli agenti della Polizia Municipale di Chivasso. Nella prima gli hanno elevato una multa di mille euro perché non aveva affissi, all’ingresso del locale, gli orari di apertura e di chiusura settimanali.
“Avevo tolto il biglietto per lavare il vetro”, non ha fatto in tempo a dire agli agenti Atiq.
La seconda venerdì quando gli è stata fatta una multa di 500 euro per gli alcolici che avrebbe venduto a dei minorenni. Cosa che, è fuor di dubbio, non s’ha da fare.
«Atiq no, non si fa!», nonostante ripeta che non l’ha fatto.
Se si chiede ad Atiq se ama ancora Chivasso, con la stessa convinzione di qualche anno fa, ti risponde di “sì”.
Se si chiede ad Atiq, oggi, se in questa città si sente di godere degli stessi diritti non tanto degli altri cittadini, ma almeno dei suoi colleghi il cui cognome non finisca in “iq”, “ic”, “uc”, “fà” o “ad”, probabilmente la sua convinzione inizia a vacillare un po’.
Verba volant, scripta manent.
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