CHIVASSO. Salone Off 2022, l’evento parallelo al Salone Internazionale del Libro di Torino, nato per portare libri e spettacoli fuori dai padiglioni del Lingotto, con uno sguardo privilegiato alle periferie e al territorio dell'area metropolitana, arriva a Chivasso.
Direttamente dalla Sala Viola del Salone del Libro di Torino, giovedì 19 maggio, alle ore 21, presso la biblioteca civica MoviMente di Chivasso, in Piazzale 12 maggio 1944, approderà il pluripremiato scrittore padovano Massimo Carlotto, che presenterà il suo ultimo romanzo “Il francese”, edito da Mondadori.
Non solo scrittore, Carlotto è anche drammaturgo, giornalista, saggista, fumettista e sceneggiatore nonché uno dei migliori autori di noir e hard boiled a livello internazionale.
Quando leggiamo un romanzo sappiamo che tutto ciò che accade è il frutto della fantasia dell’autore ma, a volte, capita che la realtà si mescoli o superi addirittura la fantasia. E’ questo il caso dell’ospite chivassese Massimo Carlotto, un uomo che è arrivato alla letteratura dopo una gravissima vicenda giudiziaria personale, durata dal 1976 al 2004 in una tormentata alternanza di esiti, chiusasi infine con la sua riabilitazione: condannato per omicidio venne poi graziato.
La sua storia, un vero noir. Il 20 gennaio del 1976, a Padova, la sua città, Massimo Carlotto sentì delle urla provenire dalla palazzina dove abitava sua sorella. L'allora diciannovenne, stando almeno alle ricostruzioni date, raggiunse l'appartamento e, quando vi entrò, scoprì una ragazza di venticinque anni, Margherita Magello, avvolta in un accappatoio zuppo di sangue.
La donna, che era stata colpita da 59 coltellate, secondo quanto dichiarò Carlotto, pronunciò qualche parola e poi morì. Pensando di poterla salvare, il ragazzo toccò il cadavere e, preso dal panico, scappò via. La sera stessa si recò a raccontare la vicenda a suo padre e decise di andare alla caserma dei Carabinieri, scegliendo di sua volontà di testimoniare. Fu l'inizio della sua lunga storia giudiziaria. Massimo Carlotto venne infatti arrestato con l'accusa di omicidio volontario ai danni della giovane Margherita.
Dopo circa un anno di istruttoria, nel 1978 si svolse il processo di primo grado, davanti alla Corte d'Assise di Padova. Il ventunenne venne assolto dall'accusa di omicidio per insufficienza di prove. Un anno dopo però la Corte d'Assise d'Appello di Venezia rovesciò il verdetto: Massimo Carlotto venne condannato a diciotto anni di carcere.
Nel 1982 la Corte di Cassazione respinse il ricorso delle difesa e confermò la condanna. Carlotto allora decise di scappare. Iniziò così la sua lunga latitanza. Prima a Parigi poi in Sudamerica. Secondo quanto riportato nel suo futuro libro, "Il fuggiasco", a metà degli anni '80, sarebbe addirittura stato nuovamente arrestato e torturato.
Nel 1985 il futuro scrittore di libri noir tornò dal Messico e si costituì alle autorità italiane. Contro di lui si schierò anche l’opinione pubblica che lo accusò di avere la protezione dell’intelligence italiana.
Poco più tardi venne richiesta la revisione del caso a causa di nuove prove. Massimo, per un’impronta che non corrispondeva accanto al piede della vittima, venne nuovamente rilasciato. Ma non era finita lì: alcune prove sparirono ed il Giudice condannò nuovamente Massimo.
I genitori, disperati, si rivolsero al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e gli
chiesero la grazia. Massimo però, per riceverla, avrebbe dovuto ammettere la sua colpevolezza mentre, al contrario, continuava a dichiararsi innocente. Restò quindi 19 anni in carcere. Solo nel 1993 il presidente concesse a Carlotto la grazia, che gli permise di ritornare a una vita normale.
L’esordio di Massimo Carlotto in ambito letterario avvenne a un anno dal suo rilascio. Nel primo romanzo che scrisse, “Il fuggiasco”, attinse direttamente dalla sua vita e raccontò le proprie rocambolesche vicende di latitante a causa di un’ingiusta accusa di omicidio. Il libro ebbe un enorme successo e lui divenne un affermato scrittore. Da quel momento, le sue opere hanno fatto affezionare il suo pubblico a personaggi come l’Alligatore o Giorgio Pellegrini, per l’esordio in una collana come il mitico Giallo Mondadori.
Carlotto, nel romanzo “Il francese”, ci presenta Toni Zanchetta, il protagonista, descrivendone vividamente il mondo, a lui così noto, familiare. E’ in quell’universo parallelo, una chiara trasposizione letteraria, che Zanchetta (il francese), un insolito criminale complesso, nella società del Nordest italiano, gestisce una "maison" di dodici prostitute.
L’uomo si prende cura delle proprie ragazze, impone loro regole ferree, niente droga e nessun traffico sporco, riuscendo in tal modo a mantenere una sorta di equilibrio. Un giorno però qualcosa sconvolge questa quiete apparente. Una delle ragazze scompare e il ‘francese’ risulta essere l’ultimo ad averla vista e, quindi, il principale sospettato.
Consapevole della propria innocenza, Zanchetta cerca di indagare per cercare di scoprire cosa sia realmente accaduto alla ragazza, mentre l’antagonista, il commissario Ardizzone, che lo ritiene l’indagato principale e ha più di un motivo per ritenerlo colpevole, si avvale di ogni mezzo per trovare il modo di arrestarlo.
La suspense è garantita e il lettore viene catapultato in una dimensione sociale in cui l’atmosfera noir è caratterizzata dalla presenza del delitto e degli spazi chiusi e soffocanti di una realtà cittadina buia e pericolosa. Carlotto, con ‘Il francese’ è come se chiamasse in causa il lato oscuro dell'esistenza e della società, tratteggiando in maniera minuziosa e magistrale il degrado delle relazioni sociali: “esistenze spezzate” che si intessono in un territorio fragile e non coeso, dove ogni azione è volta al crimine e tutto sembra sprofondare nelle tenebre.
Attraverso il noir l’autore riabilita il neorealismo, indagando, ricostruendo e narrando di ambienti e personaggi malavitosi tipici dei nostri giorni. Massimo Carlotto è un vero maestro del genere dunque, ma, nonostante sia diventato uno scrittore di fama internazionale, intorno a lui permane ancora un alone di mistero: a distanza di 46 anni dall’omicidio di Margherita, i parenti della ragazza continuano a ritenerlo colpevole. Un noir – si potrebbe dire – che, per alcuni, sembrerebbe non aver ancora trovato il giusto finale
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