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16 Maggio 2022 - 21:00
Graziella Bronzini
Tra le ultime iniziative di Bronzini in città la presentazione del libro “Il Grande Califfato” di Domenico Quirico, il giornalista della Stampa, inviato di guerra, rapito in Siria il 9 aprile del 2013 e liberato l’8 settembre, dopo cinque mesi di sequestro. Infine c’è ancora chi se la ricorda in quel suo ultimo viaggio in Kurdistan nel 2014, portato a compimento malgrado i già notevoli problemi di salute con l’obiettivo di acquistare un pulmino per portare i bambini a scuola, impedendo loro di saltare sulle mine. E ancora gli sforzi per portare in Italia decine di piccoli curdi con le loro mamme, perché potessero essere curati nei nostri ospedali.
Due anni dopo, a 73 anni vissuti così intensamente che più intensamente non si sarebbe potuto, Graziella non c’era più. Sulle pagine di questo e altri giornali, a ricordarla si precipitarono tantissime persone che avevano avuto modo di conoscerla nelle battaglie e nei progetti di solidarietà. Dall’amica Rita Munari ad Armando Michelizza.
“Dopo la sua morte l’attività del comitato non s’è fermata - aggiunge Uccellatori - Abbiamo continuato con le adozioni a distanza in maniera concreta e costante. Il nostro ospedale, costruito con la solidarietà esiste ancora ma nel frattempo la città s’è quadruplicata e ne è stato costruito un altro, più grande e moderno. Il nostro è stato utilizzato come punto di primo soccorso per ospitare i profughi provenienti dalla Siria...”.
E quella dell’ospedale fu davvero un’impresa quasi impossibile portata avanti ai tempi dell’embargo, con materiali di recupero. Quando Gino Strada lo vide fece agli eporediese dei complimenti sinceri
Ambientalista e pacifista Graziella Bronzini è stata per molti anni, una figura di primo piano, in città.
Militante della sinistra comunista fino alla metà degli anni ‘80 e, successivamente, nel gruppo dirigente dei Verdi del Piemonte e di Torino prima e di Ivrea poi, ha continuato orgogliosamente a considerarsi comunista, fino alla fine. Consigliera comunale durante l’amministrazione Maggia, memorabili furono le sue battaglie in consiglio comunale contro la privatizzazione dell’acqua pubblica.
S’aggiunge quella contro il traforo di Montenavale che prevedeva di bucare, tramite esplosivi, la collina dioritica di Montenavale per una lunghezza di un chilometro e mezzo, partendo dalla rotonda di Pavone per arrivare nel quartiere San Grato. Venne nominata presidente del comitato che chiedeva l’archiviazione del progetto e insieme a Legambiente, ai Grilli eporediesi e al Comitato Pelle di Pavone, raccolse centinaia di firme per chiedere uno studio sulle soluzioni alternative al progetto.
Negli ultimi mesi, a recarle visita, tutti i giorno, in ospedale, prima a Ivrea, poi a Cuorgnè, l’amica di sempre, Rita Munari.
E fu insieme a Munari che Bronzin s’incatenò in piazza La Marmora per dire “no” all’abbattimento dei platani di piazza La Marmora.
“Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune” amava dire Bronzin prendendo a prestito un famoso proverbio degli indiani d’America. Un principio al quale s’era sempre attenuta. Sempre al fianco degli ultimi. Sempre combattendo per gli ideali in cui credeva, senza mai preoccuparsi del prezzo da pagare. Non amava le bandiere, ma si è sempre battuta per tutte le bandiere negate.
Ne siamo certi lo farebbe anche oggi per l’Ukraina.Edicola digitale
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