Sì, proprio lui Primo Levi. L’uomo che sopravvisse al campo di sterminio e che più di ogni altro riuscì a scrivere della Shoah disvelandone, oltre che le crudeltà, le caratteristiche più profonde ed oscure.
Primo Levi, lo scrittore che divenne direttore della SIVA, fabbrica di venirci costruita a Settimo Torinese.
Primo Levi fu anche scrittore, sotto pseudonimo, di brevi racconti di fantascienza e poi autore di libri memorabili come “Il sistema periodico” e “La chiave a stella” veri e propri elogi alla scienza e alla tecnica.
Di lui conservo il ricordo (e anche una fotografia in bianco e nero) di quando ci trovammo fianco a fianco all’inaugurazione dell’8 marzo. Era il 1981 o forse il 1982. Di lui ricordo il dialogo con l’astro fisico e premio Nobel torinese Tullio Regge che in diverse occasioni venne a Settimo Torinese nel periodo dell’Amministrazione di Teobaldo Fenoglio, del quale era amico.
Primo Levi per un po’ era dunque settimese. Nella nostra città ha lavorato per molti decenni e, ci piace pensare, che dai suoi dipendenti e compagni di lavoro abbia tratto, almeno in parte, l’ispirazione per alcuni dei suoi personaggi. Ma Primo Levi è e resta innanzitutto lo scrittore della shoah più conosciuto e riconosciuto al mondo.
La SIVA fu a lungo un riferimento della seconda sezione del Partito Comunista (quella del Borgo Nuovo). Nella “fabbrica” di Levi erano molti gli iscritti e gli elettori comunisti, tra questi mi piace ricordare Walter Strozzi, componente del Direttivo e della Segreteria della Sezione, che in quella fabbrica ci lavorava e per lungo tempo testimoniò della relazione profonda tra Primo Levi (il Direttore), la SIVA e la Città di Settimo.
Con la chiusura dell’attività si rischiò di perdere anche quel luogo simbolo. Mi trovai, da Sindaco, di fronte alla necessità di salvaguardare quella memoria proponendo l’acquisizione al patrimonio pubblico dell’edificio direzionale.
Dopo alterne vicende per il racconto delle quali non vi è sufficiente spazio in questa rubrica, e soprattutto dopo due incendi ed altrettanti vandalismi alla struttura si è provveduto, nel 2017, alla concessione del bene alla Fondazione ECM (controllata al 100% dal Comune di Settimo) e quindi a finanziare la ristrutturazione e le opere per la conservazione dell’immobile.
Nel 2018 la SIVA veniva aperta al pubblico e iniziava un progetto che, tra l’altro, prevedeva un laboratorio per l’apprendimento e l’uso delle tecnologie digitali, la visita in realtà virtuale ai luoghi della memoria della shoah.
Poco prima, l’allora assessora alla cultura e vice sindaco Elena Piastra pubblicava sui social un’auto intervista con la quale mi accusava di non aver voluto sottoscrivere un suo progetto alla SIVA (costo 2,8 milioni di Euro) che prevedeva l’uso del marchio Experimenta e che avrebbe, a suo dire, portato milioni di visitatori a Settimo.
Mi permisi sommessamente di ricordare, nella giusta sede del Consiglio Comunale, che i metri quadri utili della Siva erano circa 350 e che per far transitare 10 minuti un milione di visitatori in quei locali sarebbero stati necessari 2 anni ininterrotti per circa 8 ore al giorno e che le previsioni economiche di ricavo erano del tutto infondate ed insufficienti a rendere sostenibile il progetto.
In quasi tre anni di nuova amministrazione i locali della SIVA sono rimasti tristemente chiusi nonostante fossero ristrutturati ed idonei ad ospitare un progetto di graduale di valorizzazione della figura di Primo Levi, diventare luogo simbolo di memoria della shoah, e luogo idoneo per rappresentare il punto di incontro tra cultura, tecnologia, scienza, innovazione.
Nei primi mesi di amministrazione esponenti del PD e della maggioranza ebbero a dire che Settimo aveva già dato molto alla figura di Levi e anziché raffigurare il volto di Primo Levi all’ingresso del Città, a furor di ultras della nuova Sindaca, e a sfregio di “chi c’era prima”, fu raffigurato un insignificante e un po’ inquietantepettirosso pixellato.
Ma ora l’attesa è finita. La Sindaca e il comunicatore diventato Direttore hanno calato l’asso nella manica. Quasi 500 mila Euro sono stati stanziati per appaltare l’allestimento delle “installazioni” che dovrebbero essere oggetto di visita e di attività rivolte particolarmente (si legge nel disciplinare di gara) alla fascia di età 5 – 12 anni.
Ad una cooperativa di Verona viene data in concessione gratuita la gestione della struttura (che complessivamente è costata oltre un milione di Euro). La gara non prevede spazi commerciali, né pubblici esercizi ma solo ricavi da ingressi e laboratori (sono ipotizzati 150 mila Euro annui, con un obbligo di apertura per 46 settimane).
E Primo Levi dove sarà ? Temo sia stato confinato in una “installazione” nell’ex ufficio del Direttore, predisposta dalla Fondazione Centro Internazionale di Studi Primo Levi.
La confusione progettuale è tutta contenuta nel disciplinare di gara. Un museo della chimica, che però viene confuso con la divulgazione scientifica, la transizione digitale e la tecnologia.
Una proposta culturale priva di cultura. Né storia, né memoria, né scienza, né tecnica, né tradizione, né innovazione. Un po’ di tutto, frettolosamente e superficialmente. Se poi non si raggiungeranno i 500 visitatori settimanali medi, paganti, previsti in progetto, a pagare il prezzo saranno probabilmente i dipendenti di quella cooperativa per i quali non sono richieste in capitolato garanzie contrattuali. Oppure si troverà forse il modo di erogare contributi a carico dei cittadini di Settimo.
Primo Levi meritava certamente di più.
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