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05 Aprile 2022 - 11:07
Operazione Platinum Dia
Venerdì 8 aprile nell’aula bunker del carcere delle Vallette di Torino è in programma una nuova udienza del processo “Platinum Dia”, la maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta che nel maggio del 2021 portò ad arresti e perquisizioni in tutta la provincia orientale, da Chivasso a Volpiano, passando per Settimo Torinese.
Mercoledì scorso s’è aperto il processo che vede sul banco degli imputati 40 persone: devono rispondere, a vario titolo, di oltre 50 capi di imputazione.
Durante la prima udienza preliminare, il comune di Volpiano, assistito dall’avvocato Giulio Calosso, s’è costituito parte civile “per tutelare la sua immagine e per proseguire nell’impegno di tutela della legalità, sulla scia dei precedenti procedimenti per ‘ndrangheta”.
E Chivasso?
Si costituirà parte civile, forse, nell’udienza di venerdì.
Ma il “forse” sa più di un “no” che di un “sì...”.
“Il Comune da me rappresentato non ha ancora provveduto al deposito dell’atto di costituzione - spiegava qualche giorno fa l’avvocato Andrea Castelnuovo -. Il problema è che nè al Comune e nè al sottoscritto erano stati notificati gli avvisi di fissazione dell’udienza preliminare”.
Ieri, lunedì 4 aprile, Castelnuovo ha preso visione della richiesta di rinvio a giudizio, che “sinora non avevamo mai avuto modo di vedere”, ribadisce.
“Se - spiega il legale del Comune -, dall’analisi di questi capi di imputazione, emerge che vi siano fatti avvenuti in Chivasso, allora all’udienza dell’8 aprile chiederemo al giudice la costituzione di parte civile”.
Ma quali fatti sono realmente avvenuti a Chivasso?
La sensazione è che difficilmente la costituzione di parte civile arriverà.
“Dalle analisi che stiamo facendo, risulta che i fatti siano avvenuti soltanto a Volpiano, a Torino e via discorrendo...”, riconosce lo stesso Castelnuovo.
Nel caso, la mancata costituzione di parte civile nel processo da parte dell’amministrazione chivassese, aprirà senz’altro, il fronte al dibattito politico in città. Una città che, lo ricordiamo, in queste settimane è interessata dalla campagna elettorale per l’elezione di sindaco e consiglieri comunali.
Lo scorso luglio, dopo un lungo tira e molla tra LiberaMente, che candidata oggi a sindaco Claudia Buo, e il Pd, che sostiene invece l’uscente Claudio Castello, al terzo tentativo venne approvato un ordine del giorno avente come oggetto “azioni per la legalità”.
Fu quasi un parto.
Dopo gli arresti dell’operazione “Platinum Dia”, il contenuto delle intercettazioni telefoniche del 2017 che vedevano coinvolto, tra gli altri, il sindaco Claudio Castello e Giuseppe “Pino” Vazzana, presunto affiliato del locale di Volpiano con la dote di picciotto, e le polemiche che seguirono, in una prima seduta consiliare di giugno maggioranza ed opposizione avevano provato a portare in Consiglio un ordine del giorno per tentare di risvegliare le coscienze sulla legalità. E per dare un sussulto ad una maggioranza frastornata dal clamore dell’inchiesta e dalle considerazioni del gip Edmondo Pio sul ruolo avuto dal sindaco Castello, pur non essendo accusato di alcun reato.
Un po’ troppo “spinto” l’ordine del giorno proposto dalle opposizioni. Un po’ troppo “annacquato”, all’acqua di rose, di contro, quello che avrebbe voluto far votare la maggioranza.
L’odg venne ritirato e, dopo una serie di revisioni in Commissione, venne approvato definitivamente al terzo Consiglio comunale consecutivo, il 29 luglio 2021.
In quel documento si prevedeva, appunto, la costituzione di parte civile del Comune di Chivasso.
Quaranta i rinvii a giudizio dell’operazione “Platinum Dia” arrivati in questi giorni. Oltre ai fratelli Mario e Giuseppe Vazzana, entrambi residenti a Chivasso, ci sono anche Antonio Agresta di Volpiano, Domenico Aspromonte di Volpiano, Andrea Aurora, Maria Carbone, Caterina Cosenza di Volpiano, Remigio Festa, Giovanni Paciolla di San Mauro Torinese, Gianfranco Violi di Volpiano, Salvatore Violi, Fabio Cardella, Antonio Giorgi nato nel 1986 e Antonio Giorgi del 1990, Domenico Giorgi del 1963 e Domenico Giorgi del 1982, Francesco Giorgi del 1966 e Francesco Giorgi del 1985, Giovanni Giorgi, Iolanda Giorgi, Maria Giorgi, Sebastiano Giorgi, Angelo Lucarini, Valter Cesare Marvelli, Domenico Napoli, Pietro Parisi, Giuseppe Romeo, Stefano Sanna, Caterina Signati, Sebastiano Signati, Luciano Vacca, Piero Filippo Colacicco, Antonella Bolla, Giuseppe Giorgitto, Maria Labanca, Alberto Lapucci, Pietro Sacco, Bruno Salatino, Domenico Spagnolo di Settimo Torinese e Paolo Busso di Volpiano.
Quest’ultimo, Busso, di professione è vigile urbano proprio a Volpiano. Nell’inchiesta è indagato per abuso d’ufficio: in due anni, dal 2015 al 2017, avrebbe operato affinché sei multe elevate dai suoi colleghi a Giuseppe Vazzana non venissero mai pagate dal presunto affiliato. Si tratta di contravvenzioni per sosta vietata, auto con revisione scaduta, transito con il rosso fisso e, ancora, assicurazione scaduta. Busso, per gli inquirenti, avrebbe omesso di avviare la procedura di riscossione delle sanzioni.
Volpianese è anche Gianfranco Violi, manager di varie aziende che hanno gestito appalti pubblici milionari di Comuni e partecipate.“Investiva i soldi di mio zio Antonio”, dice di lui il pentito Domenico Agresta. Antonio Agresta – che è indagato con Vazzana per riciclaggio di 40 mila euro nell’acquisizione della società M.G.S. – è ritenuto a capo del locale di Volpiano. Gianfranco Violi, per gli inquirenti, sarebbe un “soggetto al servizio della famiglia Agresta, incline ad intraprendere attività economiche con il costante ricorso a prestanome”.
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