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SETTIMO TORINESE Calano contagi e ricoveri, Salvi: "Troppo presto per parlare di endemia, vacciniamoci"/Video

SETTIMO TORINESE Calano contagi e ricoveri, Salvi: "Troppo presto per parlare di endemia, vacciniamoci"/Video

Umberto Salvi

Scende all'8,6% la percentuale dei positivi in Piemonte, dove si registra anche un calo dei ricoveri, finalmente si riesce a scorgere una luce in fondo al tunnel dopo settimane di buio totale. La curva epidemica, finalmente, è in discesa. Qualcuno inizia a tirare un sospiro di sollievo. Il Covid smorza la presa, o così ci si augura: “Vediamo una luce in fondo al tunnel, ma è ancora troppo presto per dire che ne siamo fuori. Dobbiamo continuare ad essere responsabili, rispettare il distanziamento e utilizzare sempre la mascherina, non possiamo permetterci di buttare in aria tutto ciò che abbiamo fatto finora. Intanto, continuate a vaccinarvi”. E’ la posizione del dottor Umberto Salvi, presidente della Commissione salute di Settimo Torinese. Al momento a Settimo ci sono circa 1400 positivi (rispetto ai 2mila delle scorse settimane ndr). La curva dei nuovi casi di Covid-19 sta scendendo in circa due terzi delle province italiane, solo in alcuni casi si rileva una situazione di stasi oppure di crescita debole o frenata. Ovunque, però, i valori dell'incidenza sono ancora elevati. Anche in Piemonte, nell’ultima settimana, si è registrato un calo dei positivi e dei ricoveri. Un dato che fa sperare. Di certo all'orizzonte si profila qualche tenue spiraglio di ottimismo. La crescita percentuale dell’ultima settimana è stata inferiore alla precedente e, negli ultimi giorni, vi sono evidenze di chiara decelerazione della curva epidemica in linea con quanto osservato in altri Paesi. Positivi e ricoveri calano, finalmente c’è una discesa della curva epidemica… Possiamo finalmente dirlo, c’è una lenta discesa della curva. A Settimo questa settimana abbiamo avuto circa 1400 positivi a margine dei 2mila casi delle scorse settimane. Questo è accaduto a meno di una settimana, quindi è stato un calo significativo. Nelle prossime settimane la curva continuerà a scendere? Credo proprio di si, perché i nuovi casi ci sono, ma sono molto meno rispetto alle scorse settimane. Intanto le persone che sono in isolamento stanno guarendo e quindi il numero dei nuovi positivi sarà sempre più basso. Penso che arrivati in Primavera dovremmo essere abbastanza tranquilli, se non interviene niente di nuovo, tipo nuovi varianti a livello mondiale. Quindi una luce in fondo al tunnel riusciamo a vederla… Si, riusciamo a vederla, ma con l’attenzione massima perché come ci ha dimostrato spesso questo virus tutto può cambiare. Basta che arrivi una variante un po' diversa dal solito e le condizioni buone che abbiamo adesso si modificano. Poi ricordiamo come tutti i virus respiratori, passata la fase invernale, cala e le probabilità di contagio diminuiscono, e dovrebbero poi riprendere in autunno. Però a questo punto se la maggior parte della popolazione sarà vaccinata o sarà guarita dall’infezione, tutto sommato il virus dovrebbe avere meno popolazione da infettare e quindi non avere i numeri che abbiamo avuto negli ultimi mesi. Nelle ultime settimane c’è qualcuno che parla di endemia. In questo momento possiamo permetterci di fare questo passaggio? E’ molto presto per dirlo. Intanto bisogna capire che cos’è l’endemia. Le malattie infettive possono essere sporadiche, come ad esempio lo è il tetano, il microbo esiste nel territorio, ma dà dei casi molto rari. Invece, abbiamo le malattie epidemiche che danno un numero di casi molto rapido, in rapido aumento e in territori circoscritti. Oppure le pandemie come questa del Sars-CoV ha preso più continenti. L’endemia invece è quando una malattia rimane presente in una popolazione ad un livello più o meno costante, con il numero dei casi che non cambia molto da anno ad anno o da stagione a stagione o da mese a mese. Noi non siamo ancora in questa fase, certo che c’è la possibilità che lo si diventi, perché molte malattie si sono trasformate in questo modo. L’influenza per esempio è una malattia endemica e non è più una malattia epidemica. Nel caso del Covid può darsi che si diventi così però dipenderà dalle varianti sviluppate e da come si modifica la malattia. Secondo me bisognerà ancora aspettare tutto il 2022 per capirci qualcosa e vedere soprattutto cosa succede nel resto del mondo. Perché è evidentissimo che la malattia è diffusa in tutto il mondo, e non lo vede solo chi non vuole vederlo, e quello che succede in Sud Africa influenza dopo pochi giorni ciò che succeda da noi. Alcuni Paesi europei stanno cercando di ritornare alla normalità convivendo con il virus, con meno restrizioni rispetto all’Italia, come mai? Come mai è sempre un equilibrio difficile. Alcuni Paesi in questo momento sono orientati in un modo rispetto ad altri, come l’Inghilterra o la Spagna, e cominciano a parlare di endemia perché hanno meno misure restrittive. Cercano di iniziare a convivere con il virus. Va detto che l’Inghilterra non è che abbia brillato nella gestione di questa malattia nei mesi e stagioni precedenti, hanno avuto molte complicanze e tantissimi morti. Per cui io personalmente non sono molto convinto di questo atteggiamento, credo che ci vorrebbe ancora un po' di prudenza. Anche perché siamo in una fase positiva, sarebbe davvero un peccato buttare tutto alle ortiche per avere troppa fretta di ritornare ad una pseudo normalità. Il consiglio che dà ai cittadini qual è? Il consiglio è sempre lo stesso: vaccinatevi. Se non l’avete ancora fatto, vaccinatevi. Non abbiate paura. Smettetela di dare retta a persone che non sono competenti o spesso non sono in buona fede. Vaccinatevi perché indubbiamente questo passaggio, anche da chi sostiene l’endemia, è in gran parte legato all’effetto che ha il vaccino di rendere molto meno pericolosa questa malattia, che resta comunque una malattia seria, più seria di una normale influenza. Quelli che dicono che si sta trasformando in un’influenza dicono una cosa assolutamente falsa. Per i non vaccinati la mortalità da covid è molto superiore alla mortalità per influenza. Quindi avere una copertura vaccinale più ampia possibile credo che sia determinante anche per avere tranquillità negli anni avvenire. Come mai la percentuale della vaccinazione pediatrica è ancora molto bassa? E’ psicologicamente comprensibile perché noi abbiamo più paura per i nostri figli che per noi stessi. Ma questo atteggiamento è sbagliato. I vaccini si fanno in età pediatrica perché la risposta dei bambini è molto più efficace e duratura di quella di un adulto e perché bisogna difendere i bambini prima che diventino adulti. Secondo perché il vaccino ha dimostrato fino a questo momento di essere molto sicuro nei confronti dei bambini e quindi non c’è una ragione scientifica o logica perché non si debba vaccinare un bambino. C’è una ragione se si è davvero preoccupati per il proprio bambino, a vaccinarlo perché, ne abbiamo già avuto dimostrazione, la malattia è molto meno pericolosa nei bambini, ma non innocua, in qualche caso può essere molto seria o addirittura portare alla morte. Quindi essere preoccupati per i propri figli significa vaccinarli. Alla fine bisogna sempre porsi il dubbio se mio figlio prendesse il Covid andrà tutto bene?        
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