Dopo averli messi nel barile, per garantirne la conservazione i pesci venivano messi sotto sale.
E’ quanto, quasi certamente, è successo alla Sindaca di Settimo e all’Assessore alla Sanità della Regione, i quali dopo essersi reciprocamente accusati di voler “fare il pesce in barile” a proposito della liquidazione e probabile fallimento della società pubblica di gestione dell’Ospedale Civico di Settimo, pare abbiano invece trovato l’accordo sul “non disturbare” il liquidatore che, con una procedura a dir poco fantasiosa, ha messo in vendita l’Ospedale (le attività? , le mura? o che altro ancora non si capisce).
Si chiama manifestazione di interesse e si chiuderà a fine gennaio. Solo allora potremmo sapere chi sono i privati che, sulla base di un avviso pubblico che offre per la “modica” cifra di 26 milioni di euro un bene di cui però non solo non si conosce il valore ma la cui consistenza è indefinita, dichiareranno l’interesse ad acquisirlo.
Dopo la famosa scena cinematografica nella quale Totò vendeva ad un malcapitato turista italo americano la Fontana di Trevi, anche la Sindaca ed il liquidatore buontempone, che già nel passato ci ha dimostrato di essere un esperto delle finte partenze, diventeranno famosi per aver venduto un bene di cui non sono proprietari.
Si legge nella delibera n. 3 dei liquidatori del 23 dicembre 2021 che la manifestazione di interesse è richiesta per la cessione della proprietà del complesso immobiliare denominato “Ospedale Civico” sito in Settimo Torinese nonché dell’impresa ivi esercitata avente ad oggetto l’attività sanitaria accreditata dalla Regione Piemonte.
Il tutto, nelle intenzioni dei Totò nostrani, finalizzato a determinare le imprese da invitare nella successiva asta pubblica.
Come già avevo scritto in questa rubrica un paio di settimane or sono, non credo si possa verificare sul mercato l’interesse di operatori economici sulla base di un oggetto così indefinito. L’asta pubblica che dovrà seguire non potrà essere ristretta ai soli soggetti che hanno partecipato alla manifestazione di interesse (come invece lascia intendere l’avviso).
Come per la Fontana di Trevi, anche in questo caso il liquidatore prova a vendere ciò che non è in sua disponibilità.
Il piano terra del “complesso ospedaliero” per circa un terzo non è di proprietà della SAAPA ma bensì dell’ASL4 (a tale proposito ci chiediamo se i diversi direttori generali che si sono succeduti al vertice di questa azienda hanno trovato il tempo per registrare il passaggio di proprietà).
Il parcheggio è di proprietà comunale e non può essere messo in asta e, in assenza del parcheggio non potranno essere esercitate le attività promesse. Se la Sindaca davvero avesse voluto “bloccare” questa procedura, come ha più volte affermato, le sarebbe bastato dichiarare l’indisponibilità a cedere ciò che è del Comune. Ma si sa che mentire è più facile che fare.
Le cessione delle citate “attività di impresa aventi carattere sanitario” svolte da SAAPA non esistono dal momento in cui la Regione ha dichiarato conclusa la sperimentazione gestionale e comunque le autorizzazioni necessarie per il loro esercizio non sono nelle disponibilità di SAAPA o, statutariamente, da questa cedibili a terzi.
Il rimando contenuto nell’avviso pubblico di una successiva valutazione economica delle attività di impresa sulla base di un contratto di gestione di durata annuale e pertanto già scaduto rende il tutto ancora più surreale.
Nei prossimi giorni dovrà essere presentato il bilancio di liquidazione della società. I professionisti incaricati non mancheranno di evidenziare la reale situazione patrimoniale della Società e, forse, se non fuorviati da narrazioni fantasiose, dovranno rispondere in tutto o in parte ai nostri quesiti.
Intanto ci chiediamo come possa andare avanti l’attuale regime di proroga gestionale, fondato su procedure quanto meno poco trasparenti, su contratti in proroga, incarichi di consulenza che aggravano ulteriormente i conti di una società già in liquidazione, e soci che fanno finta di non sapere cosa hanno sottoscritto, votato e, presumibilmente, tra loro concordato.
Tra pochi giorni ci saranno le manifestazioni di interesse che, a giudicare dai numerosi incontri più o meno riservati che, si dice, vi siano stati tra alcuni soci e diversi operatori privati, dovrebbero essere numerose.
Visto che i pesci in barile sono ora diventati statue di sale che negano persino di esistere, e constatato che l’offerta di collaborazione con l’Amministrazione di Settimo per ricorrere contro questa procedura di strisciante privatizzazione (senza per altro alcuna garanzia sul futuro progetto di gestione) è stata ignorata credo che nei prossimi giorni, anche sulla base della concreta conoscenza delle manifestazioni di interesse avanzate, non resti che organizzare le dovute segnalazioni formali all’ANAC, agli organi di controllo interno delle ASL e del Comune di Settimo e alla magistratura affinché si esprimano sulla grave situazione che si è venuta a creare e sul comportamento tenuto dai soci, dagli amministratori e dagli organi di controllo interno della società SAAPA. Ovviamente resto a disposizione di tutti coloro che vorranno in tal senso collaborare.
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