Questa sera, cari amici, tutto potremo dire, tranne che non ci son cazzi.
Questa sera, infatti, vi avremo necessariamente a che fare, e abbondantemente!
Vabbè, non è che voglia farvi sudare troppo. Gli è che si parlerà del Menhir
di Lugnacco, uno dei miti archeologici della mia infanzia.
Cominciamo subito col dire che un Menhir altro non è che una pietra lunga,
stretta, posizionata nella norma in piedi, e rappresentante...esatto, proprio
quella roba lì.
Ovvero, non è sempre detto, in effetti. Ma in origine, in tempi tra il
Neolitico e l'Età del Bronzo, era certamente così.
Ora, ci rendiamo conto di quante saranno le persone cui recheremo un
dispiacere. Come potrebbe essere grata del nostro intervento, un personaggio
come Georgia Popolo, che avrebbe utilizzato una pietra simile per una
statuetta gigante di un Presepe? E in un Presepe, per carità, ci van bene
tante cose, uomini, animali, ma certi affari giganti... eh no, proprio no.
E che dire di Anna Malo? Per una secondo la quale non esistono i Mutamenti
Climatici, figuriamoci dei falli giganti!
Di diverso avviso, sospettiamo, il mitico Gigno Vinia, essendo parte
integrante di un partito che, se proprio non così gigantesco, di sicuro si
vanta di avercelo in pietra.
Non possiamo però nasconderci che le persone sopra nominate non siano state,
nel tempo, le uniche ostili a questo monumento sessualmente ingombrante. Vi
sono infatti delle profonde tacche, che verosimilmente vennero scavate con lo
scopo di distruggere il monolito. Non era gradito, in effetti, in quanto
simbolo pagano.
Detto ciò, non siamo del tutto sicuri che rappresentasse proprio...quello.
Dipende dalla collocazione storica: qualora fosse di origine più antica,
ovvero precedente all'Età del Ferro, non vi sarebbero dubbi. Ma se l'origine
fosse preistoricamente successiva, allora potrebbe trattarsi d'altro, anche
un semplice segnale della presenza di un luogo dedicato al culto dei morti.
Insomma, una funzione decisamente meno allegra e vivace. Purtroppo stabilire
l'origine risulta tutt'altro che agevole, dipende da chi preferiamo come
modello, tra Rocco Siffredi e Taffo.
Ad ogni buon conto, qualunque fosse l'origine, di sicuro nel tempo il suo
uso subì delle variazioni. In particolare, ed è un caso non isolato, si
ritiene che sia stato utilizzato, nel corso del Medio Evo, come supporto a
cui venivano legati i malfattori per sottoporli alla gogna pubblica. Secondo
una tradizione eporediese, vi venne legato un residente nella Bella che si
era dichiarato stufo di un Generale del Carnevale, che si era riciclato per
anni sia in un ruolo militare, che politico.
Bella la Valchiusella, bello Lugnacco, però non posso negare una certa
invidia del pene.
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