Nei giorni in cui si celebra il trionfo dell'omofobia veterocattolica contro
la Legge Zan, quale personaggio migliore di un giornalista ottocentesco
ultracattolico? Pronti!
Luigi Chiala nacque a Ivrea il 29 Gennaio 1834, figlio di Giovanni Chiala,
direttore delle Poste, noto perché le raccomandate le raccomandava lui
personalmente, e spesso facevano carriere degne di nota, e Marianna Giordano,
la quale sia da nome che cognome appare essere antenata del più noto Mario
Giordano, di cui condivideva la voce, il cantare in modo estremamente stonato e
sbagliando completamente il tempo quando partecipava ai cori ("Sono fuori dal
coro" si vantava), e la somiglianza della faccia con una diversa parte del
corpo che non stiamo qui ad indicare.
All'Università di Torino il nostro Luigi studiò "Belle lettere", da cui si può
facilmente intuire il suo interesse per la scrittura, infatti se non ne avesse
nutrito avrebbe sicuramente studiato "Brutte lettere". In quel periodo dedicò
gran parte delle sue letture alle opere di tale Anna Malo, nota ispecialmente
per il tomo "Sono tutte fandonie", che trattava della negazione delle
glaciazioni, e della civiltà dell'antico Egitto, che in realtà, teorizzava,
si era sviluppata in Valchiusella. Da cui i Damanhur.
A sedici anni scriveva già per un giornale reazionarclericale, L'Armonia, dove
partecipava frequentemente a risse su chi avesse più ragione tra Pio IX e
Alessandro Borgia, e pure per "La campana", in cui era la campana stessa, e
nessun'altra.
Col tempo si ammorbidì alquanto, lavorando e divenendo proprietario della
Rivista Contemporanea, che però stranamente usciva in differita. Si pregiò
della collaborazione di diversi importanti scrittori e intellettuali
dell'epoca, come Niccolò Tommaseo, e soprattutto Gigno Vinia, con le sue
preziose competenze sull'etimologia della parola "Tofeja".
In seguito divenne patriota, partecipando sia alla Seconda che alla Terza
Guerra di Indipendenza. A quel tempo fondò il giornale "Rivista militare
italiana", in cui si occupò con grande cura di un Generale del Carnevale di
Ivrea, che aveva fatto una brillante carriera politica. Nel medesimo periodo si
legò anche ad un altro generale, di pressocché pari importanza, Alfonso
LaMarmora, anche se pensò fino a fine vita che marmora fosse un sinonimo di
marmotta.
Per non farsi mancare nulla fece anche il Parlamentare, dal 1882. Continuò
però a fare il pubblicista fino alla morte, nel 1904, purtroppo un giorno
prima di scrivere la biografia di Georgia Popolo, intitolata "Georgia Popolo
e i presepi come fonte di cementificazione nazionale".
Ora smetto di scrivere questo articolo e incido la canzone "Alba Chiala".
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