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CHIVASSO. Segreteria del Pd: Corcione sfida se stesso

CHIVASSO. Segreteria del Pd: Corcione sfida se stesso

Massimo Corcione (archivio)

CHIVASSO. Ve lo ricordate il lungo tira e molla di qualche anno fa per decidere chi avrebbe dovuto essere il nuovo segretario del Partito Democratico tra Massimo Corcione e Pasquale Potenza?

Bene, oggi che la segreteria del Pd è in scadenza e si deve nominare il nuovo segretario cittadino, sicuramente non si vedrà lo stesso film.

E’ tutta un’altra musica quella che verrà suonata prima della fine dell’anno per individuare chi dovrà guidare il Partito Democratico, forte della vittoria alle ultime elezioni amministrative nelle principali piazze italiane, alle comunali della prossima primavera. Non ci piove, questa volta, che sarà ancora l’uscente Corcione: quattro anni dopo, la sua mozione è l’unica che è stata presentata. 

Un po’ pochino, per i dem chivassesi, che a tutt’altri dibattiti e confronti ci avevano abituati. 

Basta ricordare quello che capitò nell’autunno 2017. 

Solo dopo l’intervento del segretario provinciale Mimmo Carretta e il passo indietro di uno dei due aspiranti segretari si riuscì a trovare una soluzione ad un impasse che durava da oltre un mese.

Corcione o Pasquale Potenza, Potenza o Massimo Corcione? 

Ricordiamo, per chi ha memoria corta, che Massimo Corcione aveva vinto il congresso con due voti in più (114 contro 112, ndr), ma è altrettanto vero che quei due voti non influivano sull’assegnazione dei seggi (20 a testa) nel direttivo del Partito Democratico. Ed è il direttivo che elegge il segretario. 

Per un mese ogni tentativo di trovare un’intesa fallì. A cominciare dall’ipotesi di affidare la vice segreteria a Potenza: respinta dal candidato “penteneriano”. Come l’idea “staffetta”: due anni di “segreteria Corcione” e due anni di “segreteria Potenza”. Rifiutata dall’ex vice sindaco.

Fino all’offerta di riconoscere, agli sconfitti, oltre all’incarico di vice segretario, anche la tesoreria. Due di picche incassato ancora una volta da Corcione. L’ultima proposta, messa sul piatto da Corcione per Potenza & company, era la presidenza dell’assemblea dei tesserati. Oltre alla disponibilità, data dall’ex vice sindaco di Chivasso,  dopo due anni, a rimettere la valutazione del proprio operato all’assemblea degli iscritti che si sarebbe dovuta esprimere attraverso il voto.

Rien à faire. Niente da fare.

Fino a quando è arrivato il passo indietro:  Presenteremo un ricorso agli organismi di garanzia per cercare di preservare quel poco di rispetto delle regole che ancora c’è nel Partito Democratico”, aveva scritto Potenza. Sembrava tutt’altro che rassegnato a fare la comparsa nel direttivo - “Noi saremo qui, dentro o fuori da un PD sempre più indigesto” -, ma è poi immediatamente sparito dai radar.

Morale: l’uscente segretario Corcione rimane l’unica alternativa a se stesso.  Dietro di lui, il nulla quindi. La motivazione può essere duplice: o ha fatto talmente bene che non ci possono essere alternative migliori oppure il disamoramento progressivo per la politica ha colpito anche, alle radici, il Pd locale. D’altronde Gianna Pentenero è ormai con la testa a Torino e Gianni Pipino è sempre più ingrigito nel ruolo di triste presidente del Consiglio comunale più triste che la storia di questa città abbia mai conosciuto...

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