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SETTIMO TORINESE. La Camera del Lavoro è di tutti

SETTIMO TORINESE. La Camera del Lavoro è di tutti
Alfonsina D’Onofrio, segretaria della Camera del Lavoro di Settimo, è riuscita nell’intento di trasformare lo sdegno per la volgare azione di imbrattare con le svastiche i muri della sede di via Matteotti in un inaspettato sit-in sindacale per parlare di Costituzione, diritti e libertà. Tra i tanti attestati di solidarietà è giunto anche quello di Maria Grazia Sestero, presidente provinciale dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani, al quale si è unita, con un proprio comunicato, la sezione cittadina. «Da sempre la CGIL rappresenta presidio di democrazia e legalità nel Paese e nel territorio» ha detto Alfonsina D’onofrio «da sempre le nostre Camere del lavoro sono aperte, oggi di più!», ha aggiunto, spiegando la decisione di tenere aperta la sede sindacale fino a notte.  Così, nel corridoio e lungo le scale che portano agli uffici è stata allestita la mostra fotografica, curata dallo storico Aldo Agosti, sull’aggressione fascista alla Camera del Lavoro di Torino avvenuta tra il 25 e il 26 aprile 1921. Il palazzo di corso Siccardi era sede dell’Associazione Generale degli Operai, di numerose società operaie e leghe di mestiere e, dal 1897, vi si era trasferita anche la Camera del Lavoro.  Non diversamente da quella di Torino, la Camera del Lavoro di Settimo condivide la propria sede con la Società Operaia di Mutuo Soccorso, sodalizio nato nel 1852, ampliatasi poi in Casa del Popolo, luogo di socialità e di svago per i lavoratori. In seguito, alla Casa del Popolo hanno avuto sede del Partito socialista, del Partito comunista e l’Udi (l’Unione donne italiane).  Ci separano 100 anni dalla fondazione dei Fasci di combattimento (1919) e dalla Marcia su Roma (1922), con la quale il fascismo conquistò il potere in un crescendo di aggressioni squadristiche contro gli aderenti ai partiti operai e ai sindacati, colpendo gli iscritti alle Società di Mutuo Soccorso e devastando le Case del Popolo per annientare le organizzazioni dei lavoratori e instaurare il Stato fascista. Da qualche anno ci si chiede se sia ancora attuale l’antifascismo, se non sia una categoria della storia e della politica ormai superata. L’antifascismo è attuale non tanto allo scopo di stigmatizzare azioni vili come quelle di imbrattare, nell’anonimato, i muri con simboli di cui, probabilmente, nulla o poco si conosce. L’antifascismo è attuale perché è, insieme, affermazione dei diritti e delle libertà nella società e nei luoghi di lavoro. È materia viva per coloro che lavorano senza tutele, per le quali si deve ancora ricorrere alla magistratura per vedersele riconosciute. È necessario per contrastare il lavoro in schiavitù nelle campagne e la servitù delle piattaforme digitali, per contrastare il razzismo e l’intolleranza. 
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