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02 Agosto 2021 - 16:39
Oro nel doppio di coppia pesi leggeri femminile
CHIVASSO. A metà Olimpiadi l’Italia ha già collezionato un totale di 27 medaglie. Vero, solo quattro sono d’oro, ma il totale ci pone al secondo posto in Europa e, soprattutto, rende l’idea di un movimento di base che magari non esprime talenti assoluti, ma che è in grado di garantire tanti atleti di altissimo livello in numerose discipline.
Non male per un Paese che, ancora nel 2020, era al secondo posto per diffusione di chili in eccesso nei bimbi maschi ed al quarto per obesità infantile femminile.
Non male per un Paese dove le strutture per fare sport o mancano o sono, per lo più, fatiscenti; dove affittare una palestra per far giocare i ragazzi costa, all’ora, quanto andare a mangiare pizza e birra al ristorante; dove la “ginnastica”, a scuola, comincia alle medie e dove, ancora, stiamo discutendo se di Sport debba occuparsi un Ministro dedicato (e non quello con le deleghe per il turismo, i beni culturali, le attività giovanili e via dicendo) oppure solo il CONI.
Boh? Però, via, godiamoci il momento magico delle Olimpiadi, in cui una discreta fetta di tifosi da poltrona smette, per un attimo, di dedicarsi al calcio per appassionarsi, solo per un attimo, ripeto, a sport davvero strani, di cui, sostanzialmente, non ha mai sentito parlare e, quindi, non riesce a capacitarsi come ad un ragazzino possa saltare in mente di cominciare a praticarlo.
Vero, c’è il rovescio della medaglia. Com’è noto, infatti, lo step da tifoso appassionato ad esperto tecnico è praticamente consequenziale; così, ti ritrovi sotto l’ombrellone a sentire esperti che parlano con disinvoltura di Taekwondo (gente che, fino a prima della medaglia d’oro dell’Italia in questa disciplina, pensava che il “taekwondo” fosse una portata di sushi) oppure altri che si lamentano del fatto che la scherma italiana alle Olimpiadi abbia deluso e che poi, quando chiedi loro se si ricordano il nome di un grande schermitore, ti rispondono seri “Zorro”, scusandosi perché non riescono a ricordarsene il nome di battesimo.
Peccato che nessuno provi a riflettere sulla vita che c’è dietro quella trentina di medaglie; una vita fatta di sacrifici, di alzate all’alba per andarsi ad allenare prima delle lezioni, di rinunce a tavola, di serate passate a casa per andare a letto presto, mentre i tuoi amici vanno a divertirsi da qualche parte, di estati spese in ritiro, a sudare, sognando il mare.
Sì, perché se lo capissimo, non pontificheremmo, ma ne parleremmo con rispetto, riconoscendo la giusta dignità ad ogni disciplina sportiva; forse, allora, riusciremmo anche a capire che lo Sport, tutto, non è fare il tifo per una squadra di calcio, lamentarsi degli arbitri o del proprio allenatore quando perdi e umiliare gli avversari quando vinci; lo Sport è, innanzitutto, confronto con se stessi, con i propri alibi e le proprie debolezze, per provare a superarli e, quindi, voglia di misurarsi con gli altri, con rispetto, accettando con serenità ogni risultato, perché tutti perdono più spesso di quanto non riescano a vincere.
Allora qualcuno capirebbe che, effettivamente, fare Sport significa far crescere cittadini responsabili, rispettosi delle regole, capaci di ragionare, poco propensi a farsi incantare dalle sirene ammaliatrici di chi sa solo urlare; allora, magari, quel qualcuno comincerebbe ad investire nello Sport e, finalmente, potremmo avere anche noi impianti sportivi adeguati, fruibili a costi ragionevoli, percorsi scolastici di educazione motoria strutturati di modo che, magari, i bambini non siano più tanto obesi.
E, magari, torneremmo a vedere tutte le Olimpiadi in televisione e non solo le gare degli Italiani, perché le Olimpiadi non sono solo tifo, ma, soprattutto, spettacolo. Magari… Va beh, io, nel frattempo, finisco di guardarmi Juventus e Monza che si disputano il trofeo Berlusconi con le riserve: magari la Juve vince…
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