Flatus voci.
La frase latina flatus voci, emissione di voce, viene attribuita tradizionalmente al filosofo Roscellino di Compiègne, morto intorno al 1120, massimo rappresentante del nominalismo medievale, secondo il quale i concetti universali non hanno alcuna realtà oggettiva e sono soltanto semplici nomi, (cioè, appunto, dei flatus vocis. Oggi questa espressione viene ripetuta nel linguaggio comune in senso polemico a discorsi privi di consistenza o a promesse che non hanno seguito. Nell'inconscio umano la voce costituisce una forza primordiale, dotata di un potente dinamismo creatore. Di qui la sua notevole capacità di generare miti e di prestarsi a significazioni religiose. Il linguaggio è senz'altro impensabile senza la voce. Eppure, le emozioni molto intense suscitano l'emissione della voce, non necessariamente del linguaggio come il grido inarticolato, il gemito puro, il vocalizzo senza parole ne sono l'espressione più naturale. Le situazioni che illustrano questa corrispondenza sono innumerevoli, dal primo grido del neonato, al baccano degli studenti dopo la lezione, al grido di guerra, allo "jodel" tirolese. Il tema della voce caratterizza molti antichi miti, greci e romani: quest’ultimo può essere considerato come una sorta di specchio della vita nei secoli passati. La mitologia classica è popolata di personaggi fantasiosi, ultraterreni, incarnanti non solo virtù, ma anche i vizi umani. Il mito è la testimonianza del fatto che determinati valori erano perseguiti (o meno) già in tempi assai remoti, nonché delle credenze dei nostri antenati che erano in grande armonia con la natura: ad esempio, essi adoravano le Ninfe, divinità inferiori personificazione delle forze naturali elementari, protettrici degli uomini nonché della vegetazione. Secondo alcuni erano figlie di Zeus, secondo altri di Oceano e di Teti o di Gea, la Terra, secondo altri ancora, di Nereo e Doride. I nomi delle Ninfe indicavano il luogo cui presiedevano (le Oceanine erano Ninfe dell’Oceano, le Agrostine dei campi, le Driadi dei boschi, le Alseidi delle foreste, e così via). La Ninfa Eco, che la tradizione vuole figlia dell’Aria e della Terra, è certamente la più celebre manifestazione vocale presente nel mito classico: la sventurata disse male di Era, Giunone, la regina degli déi, che per questo motivo la condannò a ripetere l’ultima parola dei discorsi che le si rivolgevano. Eco si innamorò del vanesio Narciso, ma da lui disprezzata, la Ninfa si nascose nei boschi e da allora dimorò in grotte solitarie, finché le sue ossa si mutarono in pietra e di lei rimase solo la voce, l’eco, appunto. Un’altra versione del mito narra che il satiro Pan rimase folgorato prima dalla bellezza della voce di Eco che cantava con una voce chiara, armoniosa, dolce come il cinguettio degli uccelli, e poi, certamente, dall’avvenenza fisica della fanciulla, e la chiese in sposa. La Ninfa fuggì terrorizzata: si nascose in una caverna invocando l’aiuto di Narciso, giovane e bellissimo cacciatore di cui era perdutamente innamorata, che udì le preghiere della fanciulla senza però mai raggiungerla; egli era troppo superbo, così abbandonò la Ninfa al suo destino, che, consumata dal dolore, poco a poco si dissolse in flebile voce. Non avendo più la forza di chiamare il nome di colui che le aveva spezzato il cuore, Eco continuò in eterno a ripetere le ultime sillabe delle parole dei viandanti che attraversavano i boschi. Quello di Eco non è l’unico mito vocale restituitoci dalla classicità, la melodiosità e il canto custodito nella vocalizzazione pura hanno il potere di influenzare gli affetti e di questo gli antichi greci e romani erano ben consci, tant’è che la voce, cantante e non, è presente in diversi racconti mitici. In conclusione per tutti noi il tono della voce dice quello che sta al di là delle parole, perché la voce con le sue sfumature è più inconfondibili delle impronte digitali. Se il timbro è la pelle della voce, il tono è la sua carne emozionata. La voce di dio resta la più forte perché è l’inarrestabile voce del silenzio, un altro alfabeto che mi parla dentro, insomma molto di più di flatus voci!
Favria, 4.08.2021 Giorgio Cortese,
Buona giornata. Nella vita quotidiana è l’occhio che sceglie, ma la voce conferma e l’olfatto annuisce, perché anche gli sguardi hanno un loro tono di voce, impossibile da confonderli. Felice mercoledì.
Ti aspettiamo a Favria VENERDI’ 6 AGOSTO 2021 cortile interno del Comune dalle ore 8 alle ore 11,20. Abbiamo bisogno anche di Te. Donate il sangue, donate la vita! Attenzione, per evitare assembramenti è necessario sempre prenotare la vostra donazione. Portare sempre dietro documento identità. a Grazie per la vostra collaborazione. Cell. 3331714827- grazie se fate passa parole e divulgate il messaggio
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