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06 Luglio 2021 - 11:37
Nucleare
NUCLEARE. A gennaio ci poteva stare, perché è comprensibile che i sindaci di Comuni che non avevano mai avuto a che fare con le scorie radioattive e che non conoscevano la normativa sulla gestione dell’«eredità nucleare» italiana potessero essere sorpresi dalla pubblicazione della Cnapi. Ma ora, trascorsi sei mesi, dopo convegni e tavoli tecnici e consultazioni varie, sentire ancora sindaci (e consiglieri regionali, e parlamentari...) lamentare il loro mancato coinvolgimento prima della pubblicazione della Carta è davvero stucchevole: significa che in sei mesi non hanno avuto dieci minuti per leggere un decreto che è in vigore da più di dieci anni, e che il coinvolgimento degli Enti locali lo prevede eccome. Altro che «colpo di Stato», «imposizione dall’alto» e altre simili corbellerie che si continuano a sentire.
La norma, infatti, per l’individuazione del sito in cui realizzare il Deposito prevede chiaramente più fasi: e la prima fase - quella che ha portato alla redazione della Cnapi - si basa esclusivamente su criteri tecnici e di sicurezza. La Sogin - recita l’art. 27 del D.Lgs. 31 del 2010 - ha predisposto la Carta “tenendo conto dei criteri indicati dall’Aiea” (e di quelli contenuti nella Guida Tecnica 29, noti fin dal 2014), e l’ha pubblicata - tardivamente, rispetto ai tempi previsti dalla norma stessa, perché il nulla osta dei Ministeri non arrivava mai - sul proprio sito, con tutta la documentazione a corredo. E’ da quel momento - la seconda fase, iniziata appunto sei mesi fa - che le Regioni, le Province e i Comuni interessati dalle “aree potenzialmente idonee” vengono «coinvolti»: presentano le “osservazioni e proposte tecniche” (comma 3) e “sono invitati al Seminario nazionale” (comma 4).
Dove immagazzinare le scorie radioattive ereditate dalla breve stagione nucleare italiana del secolo scorso è un problema nazionale (quindi di tutti gli italiani, non solo di quei disgraziati che si sono ritrovati centrali e impianti sul proprio territorio), e lo è da almeno cinquant’anni, anche se allora non se l’erano posto: perché produrre energia mediante la fissione degli atomi inevitabilmente genera scorie, e lo sapevano benissimo anche gli “scienziati” di mezzo secolo fa. Un problema la cui soluzione è sempre stata rinviata, ma ora siamo al dunque: il Deposito va fatto.
Anziché fare i “piangina” e gridare al golpe, quindi, i sindaci (e i consiglieri regionali, e i parlamentari) facciano la loro parte secondo quanto previsto dalla norma, e la piantino di dire che «non sono stati coinvolti». La Cnapi l’hanno potuta esaminare in tutti i suoi aspetti. Hanno inviato le osservazioni? Bene. Ora si preparino per il Seminario che, auspicabilmente, verrà convocato quest’autunno. Ma un posto - il meno inidoneo possibile - in cui mettere le scorie, in questo benedetto Paese, bisognerà pur trovarlo, e anche piuttosto in fretta.
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