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NUCLEARE. Scorie nucleari: Comuni e comitati hanno presentato le osservazioni per evitare che l’area To-10 divenga il sito per il Deposito nazionale

NUCLEARE. Scorie nucleari: Comuni e comitati hanno presentato le osservazioni per evitare che l’area To-10 divenga il sito per il Deposito nazionale

L’area To-10 individuata da Sogin nella Cnapi

Il Chivassese ed il Canavese si coalizzano per difendere il territorio. Giovedì sera, nel cortile interno di Palazzo Santa Chiara  a Chivasso, si è tenuto l’incontro dal titolo “Troppi rifiuti nel futuro del Chivassese-Canavese”, durante il quale è stato ampiamente illustrato il progetto per la realizzazione del Deposito Nazionale definitivo di scorie nucleari; una delle aree potenzialmente idonee per la sua realizzazione è - secondo Sogin, la società pubblica che si occupa della gestione del materiale radioattivo - la To-10, un sito fra i Comuni di Mazzè, Rondissone, Caluso e Chivasso.

Un incontro analogo si era tenuto la sera precedente a Mazzè: momenti di confronto con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e aderire alla raccolta firme promossa dal comitato “Io mi rifiuto”. Una “levata di scudi” in difesa del territorio che vede uniti gli amministratori e gli ambientalisti che, nonostante le difficoltà dovute alle limitazioni imposte dal lockdown, fin dal 5 gennaio scorso, quando si apprese che l’area To-10 era indicata fra i siti potenzialmente idonei per ospitare il deposito, hanno avviato confronti e contatti per opporre un fronte comune e dimostrare che l’area individuata non ha assolutamente le caratteristiche idonee ad ospitare l’impianto. Non un rifiuto tout court, ma obiezioni precise basate su dati tecnici e relazioni redatte da specialisti.

L’incontro è stato moderato da Pasquale Centin, assessore all’ambiente del Comune di Chivasso, che ha introdotto il sindaco Claudio Castello che ha illustrato le già grandi criticità che insistono sul territorio, con un carico ambientale che non può essere assolutamente aumentato. La parola è passata poi ai rappresentanti del comitato “Io mi rifiuto”: Fabrizio Debernardi avrebbe dovuto parlare del progetto di impianto a “biometano” da realizzarsi sul territorio comunale di Caluso, a due passi da Mazzè e frazione Mandria, ma proprio giovedì mattina, durante la conferenza dei servizi, è arrivato il parere negativo di Città Metropolitana e adesso quel procedimento è “congelato”; Andrea Zavattaro ha invece avuto il compito di illustrare il progetto del deposito ed il suo possibile impatto sul territorio. Sogin, società che ha individuato i siti, dice di rifarsi al modello di alcuni impianti simili realizzati nei Paesi europei vicini – un paio in Francia, di cui uno in Normandia, sulla Manica, e l’altro in Spagna -, ma entrambi presentano una differenza fondamentale con il sito To-10: mentre quest’ultimo è fortemente antropizzato, gli altri “simili” europei sorgono in aree isolate oppure, nel caso dei siti francesi, vicino ad un impianto di trattamento di scorie o ad un’ex zona militare. L’esatto contrario di quanto avverrebbe da noi dove gli amministratori non hanno nascosto i timori legati ai piani di emergenza da applicare, in caso di incidente, dovendo gestire un numero così alto di persone.

«Sono motivi tecnici e non soggettivi quelli che presenteremo a Sogin - ha detto Marco Marocco, vicesindaco di Città Metropolitana - e questo ci fa ben sperare. La battaglia sarà lunga e ci si deve credere e non coinvolgerà soltanto gli attuali amministratori, ma anche quelli degli anni a venire».

Marco Formia, sindaco di Mazzè, ha dichiarato: «Abbiamo appreso la notizia sei mesi fa dalla stampa, non siamo stati minimamente coinvolti, e nonostante le difficoltà del lockdown, fin dal mattino del 5 gennaio ci siamo sentiti per capire, prima che cosa stesse succedendo, e poi quello che potevano fare per contrastare il progetto. Mi rivolgo al Governo centrale: con i territori bisogna cercare di dialogare, altrimenti si rischia un’altra Tav. Solo il nostro Comune ha impiegato risorse per 30 mila euro per dimostrare l’inidoneità del territorio. Usano atteggiamenti tranquillizzanti parlando di colline verdi, fasi chiamate “seminario”, parlano di posti di lavoro e questo è ancora più irritante. Riteniamo che i criteri di individuazione siano stati applicati con superficialità: tutti i portatori di interesse il 5 luglio hanno presentato le osservazioni, ma così come lo abbiamo fatto noi, lo hanno fatto tutti gli altri territori. Ma alla fine qualcuno, questo deposito, dovrà prenderselo. Voglio essere ottimista, ma non scriteriatamente ottimista. Faccio un appello a tutti: se non facciamo attenzione, poi ci potrebbe arrivare qualcosa di irrimediabile e un piede nell’irrimediabilità ce l’abbiamo già».

C’è poi lo sconforto del sindaco di Rondissone, Antonio Magnone: «Sono due anni che amministro il Comune, e invece di preoccuparci dei problemi dei cittadini dobbiamo impegnare le energie per contrastare questi progetti. Bisogna individuare un limite o una norma che definisca il carico ambientale che un territorio può sopportare».

Sulla stessa lunghezza d’onda Ferdinando Giuliano, consigliere comunale di Caluso. Lucidissimo anche l’intervento di Vittorio Viora di Confagricoltura e già presidente del Consorzio irriguo di Chivasso: «Come Confagricoltura abbiamo seguito fin da subito la questione e abbiamo incaricato esperti di fare degli studi perchè era importante capire, dal punto di vista scientifico, l’impatto di questi impianti sul territorio: una nostra entomologa ha rilevato che dove esistono questi siti, alcune specie di insetti non ci sono più. In futuro, l’Europa chiederà ai consorzi irrigui di certificare l’acqua con cui si irrigano le coltivazioni: immaginate in questo caso quale sarà il problema». E poi Viora individua quello che è un punto fondamentale: «L’area To-10 ha, però, una caratteristica importante: è molto vicina a Saluggia e Trino (dove si trovano la maggior parte delle scorie nucleari presenti sul territorio nazionale, custodite da decenni in depositi “temporanei”) e trasportarle nel nuovo deposito permanente sarebbe facile. Il deposito nazionale doveva essere fatto a Scanzano Jonico, sito individuato oltre vent’anni fa, ma cittadini e sindaci hanno inscenato una grande protesta che ha fatto desistere il Governo centrale. Provate a farlo anche voi, Confagricoltura sarà sempre al vostro fianco».

E qui un altro punto fondamentale: in un parterre con presenze importanti (i consiglieri regionali Alberto Avetta del Pd e Gianluca Gavazza della Lega, l’onorevole Jessica Costanzo, Matilde Casa portavoce della Zona Omogenea 10, molti sindaci dei paesi limitrofi e della collina chivassese, rappresentanti dei comitati ambientalisti), i semplici cittadini erano davvero pochi. Il comitato “Io mi rifiuto” ha da tempo avviato una raccolta firme e, cadute le limitazioni del lockdown, forse il passo da compiere è proprio quello del coinvolgimento maggiore della popolazione.

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