Al grido “così la città è ferma” l’attuale Sindaca trafiggeva alle spalle il precedente Sindaco Fabrizio Puppo e anziché collaborare con l’Amministrazione Comunale di cui faceva parte, cospirava e si preparava a riunire intorno a lei tutti i “contro” della città.
Come a volte capita nella storia, la cospirazione ebbe la meglio.
La promessa era il dinamismo dei giovani contro l’immobilismo dei vecchi. Ora, a quasi due anni di nuova (si fa per dire) amministrazione, incominciano a manifestarsi le prime crepe di questa costruzione.La città arretra, e non è colpa del COVID.
Quella che doveva essere la quasi capitale italiana della cultura, nella realtà si rivela una città fragile, ancora debole nelle sue infrastrutture principali, figlia di squilibri demografici e di sviluppo definiti alla fine degli anni ’50 nel pieno del cosiddetto “boom” economico, vittima di logiche e politiche di emarginazione delle periferie messe in atto dai partiti torinesi (di sinistra, di centro e di destra).
A partire dalla fine degli anni ’90 si era cercato, e in parte riusciti, ad invertire questa tendenza riaffermando autonomia e provando ad unire un territorio più vasto attorno a nuovi strumenti di programmazione del territorio e a istituzioni di coordinamento come l’Unione NET. Manifestando, senza sudditanza, nelle sedi politiche torinesi la necessità di ridare ruolo e centralità a nuove politiche di crescita e di riequilibrio nella città metropolitana e, in particolare nella prima cintura.
Contestualmente la città cresceva mettendo a disposizione dei suoi cittadini nuovi spazi pubblici e investendo in infrastrutture. Dal 1995 al 2019 venivano realizzati il parco del Po, una ventina di parchi cittadini attrezzati, vennero rifatti oltre 40 km di marciapiedi, il nuovo cavalcavia di Corso Piemonte e i nuovi ponti sull’autostrada, decine di Km di nuova viabilità, l’intero sistema delle rotonde oggi esistente in sostituzione degli impianti semaforici. Vennero costruiti e soprattutto riempiti di contenuti culturali nuovi spazi per la musica, il teatro, la lettura, le attività eco museali, messi a punto nuovi impianti sportivi e realizzato l’intero sistema di protezione idraulica del territorio, comprese gran parte delle fognature mancanti. Si aprì per la prima volta un ospedale dotato di 235 posti letto a cui si aggregarono in seguito la casa della salute e la nuova guardia medica. Non mancarono le inaugurazioni di nuovi asili nido e scuole materne e la ristrutturazione di gran parte degli spazi scolastici. Venne rifatto oltre il 50% dell’acquedotto, realizzata l’isola pedonale e rilanciato il centro cittadino. Furono impostati accordi e sinergie per favorire gli investimenti sui nuovi stabilimenti di Oreal, Lavazza, Armani, Pirelli, Valentino. Si realizzò la rete di teleriscaldamento e furono gettate le basi per il cablaggio in fibra dell’intera città.
In questi anni si è provato a riscrivere opportunisticamente queste pagine di storia, a non riconoscerne il ruolo fondamentale nella crescita della città. La narrazione del “nulla che avanza” ha bisogno di far partire la storia dal presente per paura di confrontarsi con il passato, ha bisogno di cancellare il pensiero, la progettualità, la fatica che si nasconde dietro ad ogni opera per trattenere strumentalmente solo le utilità nel continuo bisogno di trasformare tutto in palcoscenico.
Poi però c’è la realtà, che ostinatamente affonda le proprie radici nel passato. Ci sono voluti 10 anni per avere un ospedale e altri dieci per farlo funzionare, ma sono bastati 10 mesi di nuova Amministrazione per portarlo a rischio di fallimento. La candidata a Sindaca aveva promesso in campagna elettorale di scoperchiare il Freidano (senza chiedersi perché era stato coperto) e ora il Mulino vecchio, che del museo del Freidano era parte fondamentale, sta crollando. L’ecomuseo del Freidano, dopo la crisi della parte privata, è ormai una landa desolata con il concreto rischio di perdere i finanziamenti regionali. La SIVA, che secondo la Sindaca doveva attrarre milioni di visitatori, è uno spazio vuoto e privo di progettualità. La scuola d’infanzia De Amicis diventata sua malgrado la nuova frontiera per la sfida della Sindaca con le proposte dell’Amministrazione che l’ha preceduta, è ormai tecnicamente fallita con la promessa di un ripiano dei debiti con fondi pubblici, la chiesetta romana di piazza degli Alpini (il più antico manufatto presente a Settimo) è in pessimo stato manutentivo, l’edificio di via Fiume – via Schiapparelli di proprietà comunale è in totale stato di abbandono e senza sicurezza, il Centro Fenoglio, che continua ad ospitare un centinaio di migranti continua a sopravvivere con la strutture recuperate dal cantiere dell’alta velocità nel 2007, gli edifici della vecchia stazione per i quali vi era la disponibilità di dismissione al Comune restano abbandonati e privi di scopo, il centro per le attività giovanili al Parco De Gasperi inaugurato dalla Sindaca come simbolo del futuro è miseramente chiuso e fallito nei suoi propositi, il nuovo palazzetto dello Sport verrà (forse) inaugurato ma mancheranno i fondi per poterlo aprire.
Sono solo alcuni dei temi che con l’attuale amministrazione non hanno risposta.
La città va in retromarcia e chi la guida è così impegnata a rimirarsi allo specchio che non se ne accorge.
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