CHIVASSO. Per la seconda volta nell’arco di un mese il Consiglio di Stato ha bocciato il progetto edilizio detto “del Mauriziano”.
Il mese scorso, con la sentenza 02056/2021 pubblicata il 10 marzo, il Consiglio di Stato aveva colpito la Regione Piemonte annullando la delibera di giunta regionale che nel 2011 aveva definitamente approvato il Piano Particolareggiato Edilizio del Mauriziano già approvato due anni prima dal Comune di Chivasso.
Ora, con la sentenza n. 03170/2021 pubblicata il 19 aprile, il Consiglio di Stato colpisce direttamente il Comune di Chivasso annullando le delibere del consiglio comunale che fra il 2009 e il 2010 avevano approvato in sede locale il Piano edilizio.
Il progetto era un Piano Particolareggiato Edilizio, dunque una iniziativa del Comune, anche se il soggetto attuatore sarebbe stato una società immobiliare privata. Esso prevedeva la costruzione di 200 appartamenti, di una palestra e di una strada di collegamento. Gli edifici e la strada sarebbero stati realizzati in un’area confinante col Parco, precisamente con il suo lato Sud (a Nord il Parco è delimitato dalla ferrovia Torino – Milano). Sottolineiamo che si tratta di un’area confinante, e non interna al Parco.
Fin dall’inizio gli ambientalisti si opposero al progetto. Essi avanzarono principalmente due obiezioni. Il primo luogo gli alti palazzi e il traffico sulla nuova strada avrebbero compromesso la fruizione del Parco da parte dei cittadini, portandovi rumore e inquinamento. In secondo luogo, non vi era una ragionevole certezza che l’ampia zona di Chivasso Ovest, entro la quale si trova l’area da edificare, fosse stata realmente messa in sicurezza dai canali e dalle altre opere costruite dopo le alluvioni del 1994 e del 2000.
Il primo ricorso al TAR presentato da Legambiente contro il Comune fu respinto nel 2011. Ma nel 2017 Legambiente prevalse in un secondo ricorso al TAR questa volta contro la Regione. E ora, fra marzo e aprile, ha vinto i due ricorsi al Consiglio di Stato dai quali siano partiti in questo articolo. In sede di giustizia amministrativa Legambiente ha dunque vinto tre volte su quattro sconfiggendo sia il Comune sia la Regione. In tutti questi dieci anni gli ambientalisti sono stati assistiti dall’avvocato Chiara Servetti di Torino.
GLI ERRORI DEL COMUNE
Con questa ultima sentenza pubblicata il 19 aprile il Consiglio di Stato muove molti rilievi alle delibere del consiglio comunale di Chivasso. Ne indichiamo tre.
1) Il Piano edilizio approvato a maggioranza dal consiglio comunale non ha tenuto conto delle prescrizioni della Regione, finalizzate a tutelare l’ambiente e a proteggere l’area dal rischio alluvioni. Pur escludendo la necessità di effettuare la Valutazione Ambientale Strategica – sbagliando, secondo il Consiglio di Stato – la Regione aveva infatti prescritto al Comune di migliorare il progetto in modo consistente: prescrizioni non adempiute dal Comune.
2) Le controdeduzioni del Comune alle osservazioni di Legambiente non sono riuscite a dimostrare che le opere – canali e scolmatori - realizzate dopo le alluvioni “collaudate” nel 2006 mettono veramente l’area al riparo dal rischio di nuove alluvioni. Il Comune non ha pertanto saputo replicare in modo convincente alla perizia che il geologo dottor Paolo Quagliolo aveva redatto per conto degli ambientalisti, e che giudicava insufficienti tali opere di “messa in sicurezza”.
3) Il progetto preliminare adottato dal consiglio comunale nell’aprile 2009 era privo delle relazioni idrogeologiche. Una lacuna piuttosto seria in un territorio colpito dalle pesanti alluvioni del 1994 e del 2000. Una lacuna che inoltre violava palesemente la legge urbanistica regionale. Queste relazioni comparvero solo nel progetto definitivo approvato dal consiglio in novembre. Troppo tardi per consentire a Legambiente di controbattere, perché le osservazioni si potevano fare solo al progetto preliminare. Riguardo a questa terza lacuna il Consiglio di Stato usa parole severe nei confronti del nostro Comune: la mancata allegazione al progetto delle relazioni geologiche, idrauliche e sismiche non è una “mera irregolarità”, ma deve venire considerato “una violazione di legge”, e denota “carenze dell’attività istruttoria”. Per difendere un progetto così lacunoso, addirittura violatore della legge, il Comune ha pagato parcelle di avvocati per dieci anni.
Nota a margine: il progetto preliminare di aprile fu approvato da 14 consiglieri, mentre Michele Scinica votò contro e quattro si astennero (Assunta Desiderio, Claudio Castello, Giovanni Scinica, Mario Fatibene).
IL FUTURO DEL PARCO MAURIZIANO
Ora, dopo le due sentenze tombali del Consiglio di Stato, che cosa succederà? Nulla vieta alla proprietà, a quanto ci risulta, di presentare un nuovo progetto. Oppure di fare causa per danni al Comune. A sua volta il Comune potrebbe però tentare, nei limiti delle proprie possibilità, della normativa e della disponibilità dei proprietari, di acquisire l’area e ampliare il Parco Mauriziano. Senza contare che il Comune dovrebbe recepire finalmente il Piano Regionale Gestione Alluvioni (PRGA): il Comune non ha finora inserito nei propri strumenti urbanistici nemmeno il primo PRGA, che risale al 2016, mentre è ormai in corso la consultazione per la redazione del suo aggiornamento.
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