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01 Marzo 2021 - 12:10
Tribunale di Ivrea
Botte e sequestro di persona di una dipendente della Italdent colpevole di non aver indossato gli zoccoli, ma le scarpe da ginnastica. Sono passati dieci anni dai fatti e ben due gradi di giudizio hanno condannato la titolare della clinica odontoiatrica di via della Repubblica a Settimo Torinese, Laura Corso per quell’assurda vicenda risalente al 18 luglio del 2011. Ma per la Cassazione è tutto da rifare. Nei giorni scorsi gli Ermellini, su ricorso dell’imprenditrice, hanno annullato per prescrizione, le sentenze precedenti per i reati di lesioni e minacce nei confronti della dipendente, Alessandra Goffredo, e hanno annullato la sentenza per quanto riguarda il sequestro di persona, rinviando il fascicolo alla Corte d’Appello che sarà chiamata a giudicare nuovamente sui fatti.
Tutto era nato al ritorno al lavoro della dipendente Alessandra Goffredo, dopo una lunga assenza per malattia. Quel giorno, anziché i normali zoccoli d’ordinanza, aveva indossato un paio di scarpe da ginnastica e per questo la titolare l’aveva redarguita. Dopo quel primo rimprovero era scoppiato un tafferuglio tra la Goffredo e un’altra dipendente, Manuela Gambino, accusata di aver fatto la spia. Il momento di tensione aveva attirato l’attenzione di Laura Corso che all’interno della sala sterile avrebbe aggredito la Goffredo tirandola per i capelli e colpendola a calci e pugni aiutata dalla sorella, Anna Corso e dalla dipendente, Manuela Gambino. Sarebbero seguite anche minacce di morte e, alla fine, la titolare avrebbe chiuso la dipendente nel bagno della struttura per tutto il pomeriggio. Sempre stando a quanto contenuto nella sentenza d’Appello, Laura Corso avrebbe poi costretto la Goffredo a salire in auto per portarla ad Imperia, a 230 chilometri dalla clinica di Settimo Torinese dove incontrano Emilio Riggi, amico della Corso. Qui i tre cenano insieme e Riggi (stando alle accuse) intima alla Goffredo di non denunciare nulla di quanto accaduto. Tutte accuse convalidate dai giudici di primo e secondo grado che per questi fatti hanno condannato tutti gli imputati: Laura Corso, Anna Maria Corso e Manuela Gambino, per lesioni personali in danno di Alessandra Goffredo, la sola Laura Corso per minaccia continuata e sequestro di persona nei confronti della dipendente, e Emilio Riggi per minacce, sempre nei confronti della Goffredo.
La ricostruzione dei fatti però non ha convinto di giudici di Cassazione che, per quanto riguarda il sequestro di persona, hanno rinviato il fascicolo alla Corte d’Appello. “ Va rivalutata – scrive la Suprema Corte – la credibilità del racconto reso intorno al sequestro, atteso che non sono le sensazioni della persona offesa a concretizzare le violenze o le minacce richieste per l’esistenza del reato, bensì la concretezza effettiva delle stesse”.
I reati di lesioni e minacce contestati a Laura Corso, sono stati dichiarati prescritti, così come le minacce contestate ad Emilio Riggi.
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