FOTO DI ARCHIVIO. Al centro Matteo Renzi, a sinistra Rivoira, e a destra Piastra
Nel PCI e nel PSI si faceva autocritica, nella DC si faceva il “mea culpa”, nel PD invece si fa finta di niente.
A Settimo come a Roma erano tutti renziani oggi, come se niente fosse, sono lì che scrivono post contro Renzi: “il traditore”.
Ma è davvero Renzi che è cambiato ? Così tanto da giustificare una tale altalena di sentimenti e relazioni politiche contrastanti?O invece, purtroppo, nel PD continuano ad essere tutti “renziani” ?
Il “renzismo”, così come il “berlusconismo” è, prima ancora di essere un progetto politico, uno stile, una cultura, un modo di intendere la scalata e l’uso del potere pubblico.
Il “renzismo” inteso come capacità seriale di mentire, o meglio, di non dire mai la verità; di tradire, o meglio, di personalizzare lo scontro politico al punto di progettare e organizzare l’annientamento del tuo alleato per acquisire maggior spazio e scalare il “potere”; di “sparigliare”, o meglio, di giocare ad un continuo riposizionamento del tutto estraneo a contenuti e ideali, mirato a logorare l’avversario (quasi sempre il tuo vicino di banco) e infine di “acquartierarsi”, o meglio, dopo aver conquistato potere, contornarsi di una improbabile corte di adulanti (il cosiddetto cerchio magico) con cui spartire i dividendi e condividere la solitudine.
E poi ? e poi si tornerà da capo, i germi di quella cultura troveranno altro terreno su cui germogliare, nei cerchi magici altre persone impareranno ad essere “renziani”, a mentire, tradire, sparigliare e a conquistare il nulla. L’unica consolazione è che resteranno sempre di meno perché a forza di sbranarsi a vicenda si perderanno i pezzi.
A Settimo come a Roma i “renziani” non si vedono più affollati sui social a raccontare le gesta del loro leader. Non si vedono più nemmeno sul treno della fortuna accalcati a farsi i selfie e a fornire la prova che loro alla Leopolda c’erano.
Sembrano passati secoli, a Roma Zingaretti tenta, senza pagare dazio, di ricostruire un partito “Renzi free” e, in perfetto stile democristiano, fa finta di dimenticarsi che la sua vice Serracchiani usava lo stesso tono privo di dubbio anche quando era la vice di Renzi. Oggi di Renzi si critica il comportamento ma nel Pd, e non solo, raramente si alzano voci che ricordano i guasti prodotti dal job act o che si indignano perché dopo aver appena incassato 80 mila Euro per una conferenza commissionata da uno dei più sanguinari regimi arabi, dichiara di essere invidioso del basso costo del lavoro in Arabia Saudita.
Anche a Settimo sembrano passati secoli da quando erano tutti (o quasi) Renziani nelle diverse varianti (Boschi, Martina, Guerini, Laus, Esposito, Gallo, Lepri, Gariglio, ecc.).
Come disse la Sindaca a proposito del referendum che cambiò la politica italiana: “non credo sia così importante”. Tutti restano impegnati e concentrati nel loro cerchio magico, in attesa, chi più chi meno, di partecipare ai dividendi della politica.
Stai serena Elena…. a Settimo continuano ad essere tutti renziani.
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