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30 Gennaio 2021 - 12:00
Mario Guida
Mario Guida, un cantautore in cui da sempre scorre la musica nel sangue. Classe 1986, origini campane, da trent’anni vive a Crescentino.
La passione per la musica ce l’ha fin dalla tenera età, da quando scopre lo stereo e gli strumenti musicali che gli regalava nonna Adriana, per lui una seconda mamma. “Papà avrebbe tanto voluto fare il batterista nella vita e mi ha, indirettamente, trasmesso questa passione: era ferroviere ed è stato proprio per il suo lavoro che ci siamo trasferiti qui” inizia a raccontare, sfogliando l’album dei ricordi.
A sei anni ha iniziato a studiare chitarra, prima con qualche lezione e poi da autodidatta. Ma nell’adolescenza, chiude - momentaneamente - con la musica. “Di quel periodo ho un ricordo particolare: quello di mia cugina che mi chiede perché non riprendo a suonare… Non ho ripreso subito, ma lei mi ha sicuramente messo la pulce nell’orecchio - spiega -. Ai tempi del liceo creai un gruppo con gli amici dell’oratorio. Inizialmente suonavo solo la chitarra, ma poi ho anche iniziato a cantare. Il mio era un mix di rock e pop. Scrissi la mia prima canzone a soli quindici anni, per fare colpo sulla ragazza per cui avevo perso la testa… la intitolai ‘Silvì’. Ripresi a studiare da autodidatta: componevo e cantavo. Quello che mi piace della chitarra è che permette di creare dei fraseggi che possono sostituire le parole”. Tanti gruppi quelli in cui ha suonato Mario Guida, con componenti che andavano e venivano e che cambiavano fra loro, fin quando non è arrivato Tony Spolzino. “E’ il mio storico batterista, da sempre con me… io scrivo e arrangio, ma i pezzi è come se li componessimo insieme. Ci lega una grandissima amicizia. Ci siamo conosciuti a Chivasso in occasione di una serata di beneficenza presso l’allora ‘Europa Unita’ e quello è stato il momento in cui ho iniziato a presentarmi, per la prima volta, come cantautore… All’inizio con Tony non ci sopportavamo ma poi siamo diventati come fratelli”.
Dopo avergli inviato dei provini è stato contattato da Max Marcolini, ai tempi un pezzo da novanta, produttore di artisti del calibro di Zucchero, Tullio De Piscopo e Paul Young per intenderci. Con lui produsse due singoli. Nel mentre si è iscritto all’università, alla facoltà di Filosofia, che però ha interrotto per il desiderio di realizzarsi nella musica. “Ebbi vari ingaggi nei locali, ma erano gli anni 2000 e non era così facile proporsi presentando la propria musica. In più io non ero il classico cantautore, ma dopo avermi ascoltato mi dicevano di sì - racconta -. Avevo in testa di realizzare un album e l’etichetta della Rai era d’accordo, ma a patto che mi occupassi io della registrazione. Mi rivolsi allo studio ‘Electromantic Music’ di San Sabastiano per farlo, in aggiunta mi proposero di firmare con loro e io lo feci; uscì così il mio primo album dal titolo ‘Senza Patente’. Conobbi quella che sarebbe diventata la mia futura moglie e dopo poco nacque il nostro primo figlio, Francesco, e successivamente venne alla luce Adriana. Decisi di non continuare a ‘gongolare’ con la musica avendo una famiglia di cui occuparmi e mi cercai anche degli altri lavori, ma la musica non l’ho mai lasciata e ho sempre continuato a registrare in studio, a scrivere per altri autori e quant’altro”. L’etichetta discografica “Riserva Sonora”, con la quale Mario Guida entrò in contatto in occasione di una fiera della musica, gli propose di registrare il suo secondo album e il primo singolo, dal titolo ‘Adrienne’ arrivò alle selezioni di Sanremo Giovani del 2014. “Ma era in arrivo un periodo buio della mia vita: cominciavo a non stare bene, ad entrare in depressione e decisi di dedicarmi solo a fare il papà, bloccando la registrazione del nuovo album e smettendo di suonare per un po’ - racconta -. Ma la nostra vera natura non ci abbandona mai e non stetti molto a lungo lontano dalla musica. Decisi di produrre e aprii una specie di etichetta mia, un cartello dal nome ‘Ruah Music’ con il quale esco ancora ora autoproducendo le mie canzoni e ripresi con le esibizioni live. Amo l’arte e ho trasmesso questo amore ai miei figli. Adriana dipinge e Francesco suona la batteria… credo molto nelle loro prospettive artistiche e avranno sempre il mio sostegno nel corso della vita. Ci tengo che loro si realizzino, in qualsiasi campo sceglieranno, perché è importante stare bene con la propria anima”. La voglia di suonare ancora, nel suo periodo buio, gli è tornata anche grazie al figlio Francesco, con il quale ha iniziato una sorta di “relazione musicale” ascoltando musica insieme e suonando anche insieme… Francesco alla batteria e papà Mario alla chitarra.
Nel 2020 Mario Guida è arrivato alle finali di Sanremo Rock con il singolo “Gli Occhi del Guatemala”, un pezzo dedicato alla sua attuale compagna, una donna a cui deve molto e che gli ha permesso di rinascere emotivamente. “Con lei ho trovato qualcosa di definitivo e costante. Sono stato e sono paziente, penso che non sia bello tutto e subito, preferisco guadagnarmele nel tempo le cose perché così avranno una ‘consistenza’ migliore” afferma. Il singolo è il primo del suo nuovo album “Selfie - Ruah”, che uscirà un pezzo per volta, una canzone al mese, fino a luglio.Il secondo singolo è stato “Adrià”, dedicato alla figlia e l’ultimo uscito, lo scorso gennaio, “Lucrezia il mondo è tuo”. “Dato che io e il mio gruppo siamo indipendenti, non siamo una major e la nostra ‘Ruah Music’ non è neanche un’etichetta vera e propria, abbiamo deciso di non usare più Spotify e altri distributori a pagamento e di caricare i pezzi solo su YouTube, così tutti potranno ascoltare musica gratis. Stiamo pensando di togliere da quelle piattaforme anche i brani pubblicati in precedenza”.
“In futuro mi vedo dedicato alla famiglia e alla produzione musicale mia e altrui, magari anche per scoprire dei giovani talenti - conclude -. Oggi sono soddisfatto come padre, mi sarebbe piaciuto avere una carriera migliore in ambito musicale ma se non è successo un motivo ci sarà… nonostante questo sono contento e cerco di fare il possibile per migliorarmi sempre. La mia è una vita normale e la normalità a me piace un sacco. Non ho bisogno di tanto per essere felice: mi basta alzarmi e avere la mia famiglia accanto e la mia musica, ovviamente”.
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