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MAZZÈ - CALUSO - RONDISSONE. I sindaci chiedono di escludere il chivassese dai siti "potenzialmente idonei"

MAZZÈ - CALUSO - RONDISSONE. I sindaci chiedono di escludere il chivassese dai siti "potenzialmente idonei"

Un momento della seduta congiunta di giovedì scorso

Un Consiglio comunale a tre, quello che si è tenuto giovedì scorso, 14 gennaio, all’oratorio calusiese di Sant’Andrea, in presenza e on line. Un incontro per dimostrare innanzitutto l’unione tra i comuni di Caluso, Mazzè e Rondissone sul tema del Deposito Nazionale per le scorie radioattive. Come ha sottolineato il consigliere di Rondissone, Franco Giovannini, «In cinquant’anni non era è mai visto in questo territorio un Consiglio comunale congiunto».

Un evento straordinario dal quale è nato un documento che verrà fatto sottoscrivere a tutti i Comuni del Canavese e del Chivassese: un ordine del giorno, già approvato giovedì sera dai tre Consigli comunali, all’unanimità. Una carta con cui le Amministrazioni chiedono al Governo di sospendere, fino al perdurare dello stato di emergenza sanitaria, i tempi per l’iter per le osservazioni e chiedono a Sogin di escludere l’area TO-10 dai siti potenzialmente idonei alla realizzazione del deposito. Le Amministrazioni, inoltre, chiedono alla Regione a Città Metropolitana e ai parlamentari, di sostenere questa proposta inviando il documento anche al presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ai ministri di Sviluppo Economico, Ambiente, Politiche Agricole, ai parlamentari del Piemonte, ai consiglieri regionali e alla sindaca della Città Metropolitana di Torino.

«L’incontro - spiega il sindaco di Mazzè, Marco Formia, che ha aperto i lavori - ha avuto lo scopo di mostrarci uniti e di informare la cittadinanza». Formia ha sottolineato ancora una volta che la mattina del 5 gennaio i tre sindaci si sono ritrovati a scoprire dai giornali che il territorio dei tre comuni era stato identificato come “potenzialmente idoneo” per lo stoccaggio delle scorie. «Inaccettabile che i territori non vengano coinvolti in decisioni così importanti. E poi in piena pandemia, da un Governo che dopo qualche giorno è caduto: scaricando sulle spalle di amministratori e cittadini questo problema. E’ un atto grave e di grande irresponsabilità. Adesso ci viene chiesto di vedere le cose a mente lucida e serena». Formia spiega poi perché è stato scelto questo territorio: «Siamo in Piemonte, vicini al sito di stoccaggio temporaneo di Saluggia dove si trova tra il 70 e l’80 per cento dei rifiuti radioattivi nazionali. L’idoneità del sito è stata riconosciuta anche per questo motivo».

I primi passi sono stati mossi nei giorni scorsi: «Durante l’incontro in Città metropolitana abbiamo valutato le prime azioni da intraprendere. Abbiamo incontrato i parlamentari piemontesi e la Regione: tutti gli intervenuti hanno sottolineato la gravità della questione, l’inidoneità del sito, l’inopportunità dei tempi e dei modi con cui è stata calata questa decisione. L’area è stata individuata in base a criteri di più di dieci anni fa e tra questi non c’era la vicinanza ai siti già esistenti. Queste idoneità sono state cucite addosso ai nostri siti. Abbiamo motivazioni importanti, sostenibili scientificamente».

Formia infine ha sottolineato: «Solleciteremo tutto il Canavese, il Chivassese e gli altri comuni vicini a noi. Non si tratta della “sindrome Nimby”. Siamo amministratori responsabili, gli irresponsabili sono coloro che ci hanno messo questa scelta sulle spalle. Contestiamo i tempi e i metodi. Questo è un territorio fragile che ha già subito interventi pesanti. Il Canavese si sta risvegliando riconoscendo una vocazione turistica; questa soluzione spaventa noi e le popolazioni».

è poi intervenuto Stefano Anzola, consigliere di opposizione: «E’ assurdo che questa carta sia stata tirata fuori in piena pandemia, con soli 60 giorni di tempo per le osservazioni e i sindaci impegnati a gestire l’emergenza Covid». E ha aggiunto: «Uno dei punti di esclusione indica che non devono esserci, nella zona scelta, parchi o aree protette. Qui c’è un sito di interesse comunitario a 300 metri dall’area individuata, c’è il Parco del Po, quello del Lago di Candia e tantissimi vincoli paesaggistici e l’eccellenza dell’agricoltura, dalle nocciole all’Erbaluce. Ora bisogna combattere ed essere uniti: sono sicuro che vinceremo questa battaglia. Dire “no” a questo scempio è fondamentale. Lotteremo assieme. Non c’è maggioranza o minoranza in queste cose: uniti si vince».

Formia ha confermato: «Il mio Consiglio comunale fa blocco unico e mettiamo da parte discordanze e tensioni. In questo momento la situazione è pericolosa e grave. Non sottovaluteremo la drammaticità del momento. Perdere questa partita significa compromettere per sempre un territorio vasto e importante».

Ha poi preso la parola la sindaca di Caluso, Maria Rosa Cena: «Questo è un momento fondamentale: tre Consigli comunali riuniti in un’unica sessione. è importante essere uniti, non esistono minoranze e maggioranze su argomenti così importanti. Per noi questa notizia è stato un fulmine a ciel sereno, ma ora dobbiamo lavorare per le osservazioni. Città Metropolitana e Regione hanno messo a disposizione tecnici e competenze per dimostrare l’inidoneità di questo territorio».

La notizia giunta giovedì, poco prima della riunione, è che la Regione ha istituito un tavolo tecnico con l’assessore Marnati e ha convocato un Consiglio regionale aperto, il 26 gennaio. A riferirlo è stata la sindaca Cena, che ha aggiunto: «Caluso, terra dell’Erbaluce. Si vanno a vanificare gli sforzi fatti negli ultimi quarant’anni dagli amministratori che hanno lavorato per la conversione economica postindustriale. Qui abbiamo 105 Comuni coinvolti dal Doc e 36 Comuni del Docg dell’Erbaluce: aziende agricole biologiche e biodinamiche. Eccellenze che ci portano a creare turismo, enogastronomico, culturale. La delibera approvata oggi sarà una delibera di indirizzo propedeutica per far tutto quello che seguirà e che verrà fatto con Città Metropolitana e Regione».

E’ intervenuta poi la consigliera di Rondissone, Barbara Schillaci, ambientalista da sempre in prima linea: «Le scorie vanno smaltite, ma è limitativo individuare un sito solo perché vicino a quello già esistente». Ha poi avanzato una proposta: «Chiediamo una commissione ambiente-nucleare dei tre Comuni che coinvolga i consiglieri. Nessuno deve sentirsi escluso. Siamo dinnanzi ad una scelta politica e questa non è la migliore».

Il sindaco di Rondissone, Antonio Magnone, ha poi evidenziato alcuni aspetti tecnici: l’area individuata è di 515 ettari di cui ne verranno scelti, per il Deposito, 150.

Formia ha poi dichiarato: «Non lasceremo nulla di intentato. Nel nostro team inseriremo legali, geologi, esperti di paesaggio. E’ un elaborato ampio e complesso che andrà analizzato da personale esperto. E’ doveroso coinvolgere anche il Comune di Chivasso: l’area ricade proprio sul suo confine».

La sindaca Cena ha terminato dicendo: «I tavoli tecnici dovranno rappresentare i territori ed essere formati da personale competente. Come Comuni faremo massa critica e presenteremo una raccolta di firme alle istituzioni».

I tre sindaci hanno poi annunciato che verrà istituita una commissione ambiente sovracomunale sul nucleare che sarà composta da un membro di maggioranza e uno di minoranza per ogni Comune.

Infine è stata letta la delibera che verrà inoltrata, per essere approvata, anche a tutti i Comuni del Chivassese e del Canavese.

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