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04 Gennaio 2021 - 13:45
GABRIELE E FRANCO SANTOLIN Insieme ai fornelli come ai vecchi tempi per un’iniziativa di solidarietà.
Due ristoranti, tante altre attività commerciali di Settimo e una squadra di volontari, circa settanta persone, si sono dati un gran da fare per donare trecento pasti a 103 nuclei familiari della città, tutti selezionati dagli assistenti social in accordo con l’apparato parrocchiale della Caritas. Una task force della solidarietà, tutti impegnati fin dalle prime ore del mattino dell’ultima domenica dell’anno. Prima in cucina, con Franco Santolin e suo figlio Gabriele, un tandem pregiato ai fornelli che tutti ricordano nei locali della Trattoria Della Pace, in via Cavour in centro a Settimo, e ai Tre Risotti in zona Pescarito. A distanza di tanti anni, si sono ritrovati per unire forze ed esperienze.
E’ successo domenica 27 dicembre: la “base operativa” da cui sono partiti i pasti è stata “L’Osteria Come una Volta” di Franco Santolin, in via Cascina Nuova 36, ma i secondi e i dolci sono stati confezionati dallo chef Gabriele nelle cucine del ristorante “Ultimo Borgo”, di strada Cebrosa 166, per dar vita ad un’iniziativa di solidarietà unica e, si spera, ripetibile.
Il menu era prelibato: risotto zucca e amaretti, pollo con patate al forno, pane, un trancio di strudel e delle clementine. Come direttori d’orchestra, i due chef hanno dato ordini a tutto lo staff, una miscellanea di amici dei cuochi, volontari e professionisti, rendendo le operazioni di cucina una sorridente sinfonia. Pasti confezionati a regola d’arte, impiattati nei contenitori a norma e consegnati dai volontari della Caritas, dell’associazione Nazionale Carabinieri, degli oratori di Settimo. Infine, anche la sindaca Elena Piastra, con il suo compagno, ha voluto dare una mano per mettersi a disposizione e consegnare i pasti a domicilio.
Un gran bel movimento. Troppo bello per essere vero? Cosa c’è dietro questa operazione così studiata nei minimi dettagli?
Soltanto una gran voglia di esserci e di partecipare, di mettersi in gioco nonostante le difficoltà attraversate dai ristoranti, costretti a chiudere e ad “accontentarsi” delle porzioni d’asporto. E’ stato un segnale forte, nato da un’idea di Franco Santolin. “Tutto è cominciato in una notte in cui non ho chiuso occhio - dice il cuoco - . Pensavo a questa pandemia che ci ha impoverito, ai ristoratori come me sono stati duramente colpiti. Molti hanno perso anche la vita. E se io non me la passo bene, so per certo che ci sono persone che non hanno proprio niente. Guardavo proprio il giornale La Voce, era appena arrivato a casa, in cui si parlava delle famiglie in difficoltà. Così, ho preso la decisione di organizzare questa iniziativa. Ho parlato con Pasquale dell’Aquila della Caritas, poi ho chiesto a mio figlio Gabriele di darmi una mano. Io avevo in mente di fare 200 pasti, ma Gabriele, in accordo con Roberto, hanno subito accettato e hanno deciso di aumentare fino 300 pasti. Sono fortunato: ho due figli in gamba e una compagna che mi hanno incoraggiato. In tutta la mia vita è la prima volta: ho cominciato a lavorare in cucina l’11 luglio 1958 grazie ad un mio zio, a Varese, avevo 11 anni. Ho lasciato tutto già da bambino, son partito dal Veneto da solo pur di imparare questo mestiere. Erano altri tempi, son tornato a casa a 15 anni, ero già alto un metro e ottanta. Nel 1962 siamo arrivati a Settimo, con mio papà Alfonso, per rilevare la Trattoria Della Pace comprandola con 2 milioni e 700mila lire. Da allora, non mi sono mai più fermato: ho 74 anni e ho ancora voglia di fare qualcosa di buono”. In tutti i sensi.
E così la macchina della bontà è partita. Anche il figlio di Franco, Gabriele Santolin, 45 anni, chef dell’Ultimo Borgo, ha messo in campo tutta la sua esperienza. E appena si è mosso lui, tanti suoi amici storici hanno dato il proprio contributo, in termini economici e di impegno fisico. “Non è stato mica uno scherzo! Dalle 11,30, all’una ho preparato 38 chili di riso, con zucca e amaretti. Otto pentole da cinque chili l’una. - dice Gabriele sorridendo - . Prima avevamo fatto qui all’Ultimo Borgo il pollo con le patate e lo strudel. Ma alla fine è stato bello vedere l’impegno di tanti volontari ed era giusto che anche loro portassero a casa una porzione: quindi, in realtà, sono stati distribuiti 350 pasti. Nel corso dei giorni sono arrivati poi tanti messaggi di ringraziamento, di complimenti. Una gran bella soddisfazione in un periodo così, in cui i ristoranti sono stati considerati locali a rischio di contagio”.
I due ristoratori non hanno mai smesso di lavorare: hanno preparato anche i pasti da asporto per Capodanno per accontentare i clienti in attesa di un ritorno “in presenza”, con le tavolate imbandite, volti sorridenti e calici alzati. “Ma sono state tante altre le persone che ci hanno sostenuto qui al Borgo Nuovo: per dire, il fruttivendolo Michele ha messo un bancale di casse di clementine, il tabaccaio ha subito chiesto di partecipare. E come loro tanti altri che ringrazio per avermi aiutato - ha concluso Franco Santolin - . Purtroppo, il Borgo Nuovo è un quartiere morto: non ci sono banche, non ci sono uffici. E allora abbiamo già parlato per fare un po’ di iniziative, per farci conoscere”.
Sperando che il nuovo anno possa portare con sé la tanto sospirata normalità.
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