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IVREA. Nuova concessione per la A5 sopra la testa di Stefano Sertoli. Non ha saputo rispondere al consigliere Comotto

“Qualcuno di voi ha seguito tutta la vicenda legata al rinnovo della concessione autostrale Torino Aosta...?”   Eccola qui una davvero gran bella domanda del consigliere  comunale Francesco Comotto all’esecutivo filo-leghista che governa la città. Bella non foss’altro che nell’elenco delle aziende di cui il Comune è socio c’è pure la società Ativa.  E’ successo nel corso dell’ultimo consiglio comunale e, tutto d’un tratto, il solito coro e la solita musica cantata da uomini e donne che non si è ancora capito bene perchè stian seduti lì “Con tutte le cose che ci sono da fare, l’abbiamo persa di vista...” ha più o meno intonato Costanza Casali, seguita a ruota dal sindaco Stefano Sertoli dal vicesindaco Elisabetta Piccoli e dall’assessore Giuliano Balzola. E poi, sempre loro, hanno aggiunto che la quota societaria è talmente piccola, lo 0,0002 per cento, da non poter incidere sulle decisioni.  Insomma dei veri e propri  “geni della lampada”. E neanche uno che si sia chiesto il senso di quello striminzito 0,0002. Andiamo per ipotesi?  Sarà forse che le passate amministrazioni comunali con quella quota s’erano illusi di poter conoscere per tempo ogni decisione inerent il territorio di qua e di là dell’autostrada? Ci sa tanto di sì, ma  tant’è, ormai è andata! E infatti la maggioranza neppure ha saputo commentare la notizia che dal prossimo anno, a gestire la Torino-Aosta, non sarà più l’Ativa ma il gruppo Gavio con l’Astm. Insomma, Ivrea è fuori. E’ passata dallo 0,0002 allo zero virgola niente. Conoscedoli, infatti, l’avessero saputa, anzichè strapparsi le vesti, avrebbero tirato un gran bel sospiro di sollievo.  Peccato! Davvero un gran peccato considerando che con la nuova concessione, il vincitore, cioè Astm, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) mettere in cantiere una serie di lavori che interesseranno tutto l’eporediese e il Canavese. Qualcuno se lo ricorda ancora il “nodo idraulico”? Il nodo idraulico Si tratta del progetto (approvato dal Ministero dell’ambiente nel 2015) per la messa in sicurezza di un tratto dell’Autostrada A5 Torino-Quincinetto, dal rischio di esondazione del Fiume Dora Baltea. Del valore di circa 290/300 milioni di euro prevede la sopraelevazione e la messa in sicurezza della sede autostradale nei tratti di interconnessione tra l’autostrada A5 Torino-Quincinetto e la bretella autostradale A4/A5 Ivrea-Santhià mediante il rifacimento di 9,15 km dell’autostrada A5 (dalla progressiva 36+200, immediatamente a sud dell’interconnessione con il raccordo autostradale A4/A5, alla progressiva 45+630) e l’inserimento di tre viadotti, rispettivamente denominati Torrente Chiusella (lunghezza 284 m), Cartiera (lunghezza 380m) e Fiorano (lunghezza 490m). In realtà gli interventi nascono dalle prescrizioni a suo tempo indicate dall’Autorità d’ambito  del Po (per ciò che riguarda l’area della Dora Baltea) e della Regione Piemonte (per il Rio Ribes). A definirli indifferibili ed urgenti è stata una sentenza del Tar alla quale lo Stato non ha mai fatto ricorso. Questo perché la Regione con le prescrizioni del 2002 aveva fatto costruire gli argini a protezione dei centri abitati più alti dell’autostrada che in caso di alluvione,  potrebbe trasformarsi in una diga per 7 chilometri. Sempre nell’ambito Altro capitolo sui caselli. Se l’Amministrazione comunale di Ivrea avesse seguito l’intera partita, eventualmente facendo leva sui propri parlamentari, a cominciare dalla visionaria senatrice Virginia Tiraboschi, sarebbe magari riuscita a fare mettere nero su bianco l’ipotesi di un casello in località San Bernardo per permettere un più agevole collegamento con il centro di Ivrea e con l’area Unesco. E, perchè no, anche la richiesta di trasformare in tangenziale il tratto autostradale compreso tra il casello di Albiano, quello di Scarmagno e Quincinetto. Infine la “rimodulazione alla barriera di Settimo Tse del pedaggio in ingresso a Torino, distinguendo tra chi prosegue per la Tangenziale e chi esce verso corso Giulio Cesare”, ma anche la sistemazione dell’uscita Albiano con una rotatoria sulla SP 80 e il collegamento fra la SP 69 di Quincinetto e la Pedemontana. Infine la demolizione e ricostruzione del ponte sul Rio Ribes. Ricapitolando… Quello che è successo in questi mesi all’insaputa dell’Amministrazione comunale eporediese, che è socio di Ativa, cerchiamo di ricapitolarlo in poche righe.  Nel luglio di quest’anno il Gruppo Gavio ha rilevato da Città di Torino e Città Metropolitana il 19,347 di Sitaf che, aggiunto al proprio 47,08%, lo hanno trasformato nel maggiore azionista con il 67,22 del capitale. Una scalata cominciata qualche mese prima con l’acquisto, per la bellezza di 53,6 milioni di euro, del 10,19% delle quote possedute dall’azionista Mattioda di Cuorgnè. Sitaf, per la cronaca, è anche titolare della concessione (scadenza nel 2050), per la gestione del traforo del Frejus, lungo circa 13 km, e dell’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia della lunghezza di 73 km. Sempre Astm e Sias (cioè Gavio), alla fine dell’ottobre del 2019,  avevano anche rilevato il 31,7% di Ativa detenuto dal gruppo Mattioda per un controvalore di 48,9 milioni, salendo così al 72,34% delle quote,  con la Città Metropolitana di Torino al 17,64% e Mattioda al 10%. La verità In verità, ma anche questo sarà successo all’insaputa del sindaco Stefano Sertoli, il Comune di Ivrea, nel novembre dello scorso anno s’è presentato, con l’ex vicesindaco Elisabetta Ballurio, ad una importante assemblea di Ativa, durante la quale i soci han deciso di non partecipare al bando per la concessione dell’autostrada. La “Città Metropolitana” non s’era presentata e il Comune di Ivrea si era astenuto.  Capitava tutto questo proprio perché il gruppo Gavio, con l’acquisto del 31,7 per cento delle quote detenute da Mattioda, aveva di fatto assunto il controllo della società. “Credo che si stia facendo un grosso errore – commentava in allora  l’ex vicesindaco di Ivrea Ballurio – Si passerà da un concessionario dentro il quale l’Amministrazione pubblica ha diritto di parola, ad un concessionario che agirà come una qualsiasi privato…”. Colosso autostradale Oggi Astm è, manco a dirlo, secondo in classifica tra i mega concessionari del Belpaese con quasi 1.500 chilometri di autostrada gestita.  E 1.500 km sono davvero una cascata di denaro, così tanto da consentire per l’appunto l’acquisto di quote Sitaf per 272 milioni, qualche mese prima quelle di Mattioda in Ativa per un controvolare di 48,9 milioni e sempre di Mattioda in Sitaf per 53,6 milioni. Il totale (tenetevi alla sedia) fa 374 milioni abbondanti, che sono una cifra davvero da capogiro. Il perchè ASTM sia così ricca è presto detto. Deve dire grazie alla totale inerzia del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture nel non rinnovare le concessioni. In questo modo, il concessionario – in regime di proroga – per anni ha incassato solo pedaggi e senza alcun obbligo d’investimento, se non per l’ordinaria manutenzione.   Perchè  è vero che oggi si sono concluse le procedure per l’affidamento di alcune concessioni e Gavio era già alla finestra ma se non fosse arrivato il rinnovo, solo per Ativa, Gavio che ne è il proprietario, avrebbe potuto chiedere  una compensazione di non meno di 305 milioni di euro. Una vera follia,  stabilita dallo Stato, non si capisce se nell’interesse dei cittadini o dei concessionari di autostrade! 
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