Barbania.
Il toponimo è attestato, dal 1184 al 1416, dall’unica forma di Barbania, derivante da Barabaneta, querceti. A questo, collegato a sua volta al provenzale Barben, quercia, si applica il suffisso - eta, plurale di -etum, utilizzato per formare collettivi di luoghi in cui gli alberi crescono copiosi. Gli abitanti di Barbania vengono detti ij mangia onor o mangia cusciense, detto forse nato durante il periodo napoleonico, dove tanti personaggi illustri si erano distinti come giacobini portatori di idee rivoluzione poco appezzate dalla popolazione ancora molto legata ad idee conservatrici. A Barbania esisteva l’Abadia, sussidiata dal Comune per la festa patronale di San Giuliano. Dal Pola Faletti si ha notizia che negli anni Trenta del Novecento era composta da 20 soci e nel giorno della festa interviene con l’alabarda tradizionale ornata di nastri alla principale festa con la bandiera nella festa patronale, in cui le priore distribuiscono i caritini, i membri dell’Abbadia infliggono sulle punte delle alabarde un galletto di pasta cotta. Una piccola schiacciata di pane viene infissa nella lancia della bandiera e nella spada portata dal Sottopriore è questo il simbolo che in quel giorno tutti mangiano lo stesso pane benedetto e pregano in comune lo stesso Dio. Da quanto si legge in anni meno recenti la Badia era composta da 13 membri fra cui annualmente si estraeva il Priore di turno. La Badia doveva provvedere una banda musicale militare e dare pranzo nelle tre feste principali. Nel 1906, il 6 gennaio con atto notarile si fece una nuova convenzione fra i cittadini di Barbania tra cui Cav.Uff. Aurelio Andreis, Avv. Antonio Bossetti e Notaio Tommaso Ferreri. Convenzione registrata a Ciriè il 12 dello stesso mese. Nel 1919 fu sostituita con altra con i cittadini di Barbania, nella convenzione è singolare la voce obade, che in piemontese vuole dire menestrello che si presta ad accompagnare la musica e le albate il giorno della festa patronale.
Favria, 9.12.2020 Giorgio Cortese
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