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CHIVASSO. Covid, Borsano: "Spero non si torni al delirio di aprile"

CHIVASSO. Covid, Borsano: "Spero non si torni al delirio di aprile". Sfidati da un virus infinitamente piccolo, si sono riscoperti valori infinitamente più grandi e tra questi valori celati da un senso di appartenenza alla comunità, ci sono i volontari della Croce Rossa. Insostituibili ed instancabili, sono gli “eroi” dei nostri tempi che donano al prossimo il loro tempo, scandito da attimi preziosi e a volte salvavita. E se nella quotidianità svolgono con costanza il loro volontariato, anche in emergenza da Covid19 si sono spesi senza riserva e qui, a Chivasso, ne abbiamo avuto un esempio. Lo racconta Bruno Borsano, 66 anni, volontario e presidente della Croce Rossa di Chivasso, che da diversi anni, presta costantemente la sua attività a servizio delle persone e delle esigenze del territorio e che oggi si trova in prima linea a “combattere” questo virus silenzioso. “Il ruolo del volontario è rimasto invariato… Anche in emergenza sanitaria, il volontario è rimasto tale, non cambiando nulla rispetto a prima. Ma sono state molte le incertezze, i dubbi che abbiamo vissuto e ci siamo trovati ad affrontare anche diverse difficoltà, alcune delle quali c’erano già in precedenza alla pandemia. Personalmente non avrei mai immaginato che potesse scatenarsi una pandemia di questa portata… Certo, negli anni ci sono stati episodi simili, ma sempre circoscritti. Il Covid19 invece colpisce indiscriminatamente tutti e oggi ho il timore di quello che potrebbe accadere, ma vado avanti perché sono volontario ed ho scelto con piacere di farlo”. Entrato in Croce Rossa a Chivasso nel gennaio del 1978, Bruno Borsano da subito dedica moltissimo tempo a questo tipo di attività, dividendosi tra il lavoro da tecnico in Telecom e la famiglia. Diventa volontario quasi per “caso”, trovandosi da cittadino a portare soccorso in un incidente stradale ed è lì che ha l’illuminazione e che trova la motivazione per iniziare questo percorso, portandolo ad indossare per oltre quarant’anni, la divisa blu e bianca. Una divisa che veste sempre in modo appassionato, nonostante le “tempeste” che incontra e le criticità che vede con i suoi occhi. “La situazione che ci aspettavamo di vivere tra dicembre e gennaio – dice ancora il Presidente della Cri – si è anticipata ad ottobre. Spero non si torni al delirio che c’è stato tra marzo ed aprile, sarebbe tragica. È chiaro che bisognava prepararsi per tempo, poiché si era a consapevoli del fatto che si sarebbe stata una seconda ondata… Ma nulla è stato fatto. Programmare le strutture ospedaliere per esempio, perché oggi la carenza è forte ed è qui che mi spavento e che ho paura… Ora si correrà ai ripari, ma è in questo frangente che si sbaglia facilmente – e conclude speranzoso – Mi auguro in primis che si possa trovare presto il rimedio e la cura e che arrivi questo vaccino… Poi come tutte le cose che si vada ad esaurire il prima possibile”. Un pensiero forte quello di Bruno Borsano, un pensiero che si unisce alla speranza e all’attesa, quelle che accomunano molti di noi, ma soprattutto chi, come lui, si trova a vivere con occhi differenti un nemico invisibile. Un nemico che come ci insegna Borsano va “combattuto” di petto, armandosi di mascherina e divisa, andando oltre alla paura, con l’unico obiettivo di aiutare il prossimo.
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