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SETTIMO. Pediatri in prima linea per i tamponi rapidi

Giuseppe Palena, ex assessore alla Sanità e pediatra storico della città di Settimo, ha trovato una ragazzina positiva al Covid. Ma non è un mistero: i casi stanno continuando a crescere. Il responso ufficiale è arrivato dopo l’esito del tampone molecolare effettuato al punto di prelievo dell’Ospedale di Settimo. “Aveva fatto il tampone martedì e il risultato, come da prassi, arriva dopo 48 ore - dice Palena - . Dal 14 settembre, da quando sono stati approvati i protocolli a livello nazionale, avrò ordinato 200 tamponi e i positivi sono risultati 2. Ma il contagio è avvenuto in casa: nel caso di questa ragazzina, è stata la mamma, contagiata a sua volta da una sua amica, ad aver trasmesso il virus alla figlia”. I numeri dei contagi stanno aumentando come anche le auto in coda, ferme per ore nell’attesa di effettuare i tamponi. Un vero problema per la città: la Polizia municipale deve intervenire per deviare il traffico, dalle 9,30 circa fino alle 17, ma gli ingorghi si creano anche a distanza di due o tre chilometri dall’ospedale.  “Per snellire code e le lunghe attese, servono i tamponi rapidi - aggiunge Palena - e quelli li possiamo fare noi in ambulatorio: in dieci minuti abbiamo già il risultato, positivo o negativo”. I tamponi rapidi sono di due tipi: uno salivare e l’altro, quello ritenuto più affidabile, rinofaringeo. I reagenti a contatto con il muco individuano le tracce degli “spike”, le proteine che costituiscono la corona del virus. Sono molto accurati e molto semplici da fare: questo consentirebbe alla famiglia di avere una risposta immediata, senza attendere altre 48 ore. I pediatri ne hanno fatto richiesta e i nuovi test rapidi dovrebbero arrivare a fine mese. Ma non è l’unica parte in cui le disposizioni nazionali hanno mostrato lacune per quanto riguarda la gestione del “mondo scuola”. Attualmente, se ad un alunno cola il naso in maniera più frequente, cosa normalissima per un bambino delle scuole elementari, questo viene isolato in aula Covid e i genitori sono obbligati ad andarlo a riprendere anche se non ha febbre. E quando arrivano a casa, chiamano subito il pediatra per chiedere cosa fare in questa situazione. “E così, i telefoni dei nostri ambulatori diventano bollenti e suonano in continuazine. Invece bisognerebbe avere il coraggio di approvare dei protocolli, in cui prima si individuano i sintomi principali, che sono la febbre, la tosse e la diarrea - continua Palena - . Poi ci sono i sintomi secondari: cefalea, vomito e mal di gola, oltre alla perdita dell’olfatto e del gusto che, però, per i più piccoli sono difficili da diagnosticare. Con un sintomo primario e almeno due secondari, possiamo essere ragionevolmente di fronte ad un caso di influenza da Covid19”. E anche l’autodichiarazione, il modulo con cui il genitore rimanda a scuola il bambino, è da rivedere: “Al momento, su quel documento c’è scritto che il genitore si prende la responsabilità di mandare a scuola il proprio figlio, sì - conclude il dottor Giuseppe Palena - ma dopo aver sentito il parere del pediatra. E per essere certi della diagnosi, l’unica strada è quella del tampone”. Una strada su cui le auto restano bloccate per ore, facendo perdere giorni di lavoro e mettendo in difficoltà anche altri automobilisti: un dato su cui le Asl dovranno riflettere per poter trovare un rimedio a questo problema.

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