Dopo i tentativi di stravolgere la Costituzione distruggendone il senso e l’organicità, soprattutto quello messo in campo da Renzi nel 2016, bocciato sonoramente dal voto popolare, il 20 e 21 settembre prossimi siamo chiamati ad approvare la riduzione del numero dei parlamentari, una riforma della Costituzione molto specifica e di buon senso.
Dopo la vittoria alle elezioni politiche del 2018, il M5S ha realizzato e continua a realizzare i punti del programma che si era dati, condividendo gli sforzi di governo ormai da due anni. Uno dei punti significativi del programma è proprio quello della riduzione dei parlamentari che ha visto in Parlamento travolgere le resistenze dei molti professionisti della politica.
Questa riforma è già stata approvata per ben quattro volte dai due rami del Parlamento ma evidentemente un gruppo di parlamentari (almeno un quinto del totale) ha ritenuto che non fosse sufficiente e dovesse essere sottoposta al voto popolare. Ben venga, non saremo certo noi a misconoscere questo importante strumento di democrazia diretta, altro valore cardine del nostro MoVimento.
Una delle argomentazioni contrarie alla riforma sostiene che “ci sarà una riduzione della rappresentanza a livello regionale”. Innanzitutto, il concetto di “rappresentanza regionale” o comunque locale non è contemplato dalla Costituzione in relazione agli eletti alle Camere. L’articolo 67 recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, intendendo con questo l’intera Nazione, non certo una parte di essa.
È ormai noto che il numero di 945 parlamentari è stato fissato nel 1963, quando per entrare in contatto con un deputato o un senatore c’era solo la posta ordinaria, la possibilità di recarsi a Roma o di incontrarlo di persona, magari a un comizio. Oggi le possibilità di entrare in relazione con un eletto al Parlamento sono tante e diverse, dalla posta elettronica ai social passando per i canali più tradizionali.
Dal 1963 ad oggi sono cambiate tante altre cose: nel 1970 sono nati i consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario e per rappresentare cittadine e cittadini di ciascuna regione sono stati eletti ben 884 consiglieri regionali (considerando anche i presidenti arriviamo alla cifra di 897 politici).
Rispetto al superamento delle condizioni storiche del 1963 è importante ricordare che dal 1979 votiamo i Parlamentari Europei che in seno al Parlamento Europeo veicolano gli interessi dei cittadini italiani.
Queste considerazioni confermano che l’argomento della riduzione della rappresentanza è debole e manifesta nascosti interessi egoistici di una parte della classe politica. Vorrei inoltre ricordare che rappresentanza dei territori è in capo agli enti locali e alla loro capacità di interlocuzione con le istituzioni “centrali”, che devono essere efficienti e in grado di farsi carico delle istanze territoriali.
Il taglio del numero dei parlamentari puòallineare l’anomala situazione italiana a quella delle maggiori democrazie occidentali dove il numero di parlamentari è minore.
E’ importante considerare, inoltre, il risparmio economico di circa 500 milioni di euro per ogni legislatura. Sappiamo bene che questo risparmio non risolverà i problemi economici dell’Italia, ma ogni euro pubblico speso male è un danno a tutti noi. Queste risorse risparmiate potrebbero essere utili, per esempio, per la manutenzione e l’aumento della efficienza energetica di scuole ed ospedali.
Dopo il taglio del numero dei parlamentari saranno necessarie riforme importanti per far si che la rappresentanza sia effettiva ed efficace, riforme grazie alle quali il Parlamento ritorni ad essere il centro della vita politica come stabilito dalla Costituzione.
Per tutte queste ragioni invitiamo tutti a votare domenica 20 e lunedì 21 settembre e invitiamo tutti a votare Sì, per ridurre poltrone e privilegi, per rendere più efficiente il Parlamento e per tutelare e promuovere efficacemente i diritti.
Massimo Luigi Fresccapogruppo M5S in consiglio comunale di Ivrea
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