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TORRAZZA. Tre treni al giorno per lo smarino. Rozzino presenta il conto

Convocata dal sindaco Massimo Rozzino, lunedì 3 agosto si è svolta nel salone comunale la conferenza stampa sulla “gestione dello smarino dello scavo della linea ferroviaria Torino-Lione nel sito di Torrazza Piemonte”.

È stata la conferenza di coloro che approvano o accettano il deposito dello smarino della Valsusa nella cava sulla strada per Rondissone. Oltre al sindaco Massimo Rozzino, hanno parlato l’ingegner Maurizio Bufalini, direttore generale aggiunto di TELT, la società che realizza la nuova linea ferroviaria nota come TAV, l’ingegner Andrea Carpi della Regione Piemonte e il dottor Albino Defilippi di ARPA.

A mio modesto avviso, non c’è stato intervento dei relatori che non potesse suscitare perplessità e domande di chiarimenti. La sensazione è stata che non ce la contassero tutta.

Il sindaco Rozzino ha puntato soprattutto sui benefici economici del conferimento: TELT ha “svincolato” una parte dell’area e in questa porzione potranno insediarsi stabilimento produttivi o logistici.

Tuttavia, nel maggio 2019, in campagna elettorale, Rozzino aveva definito “scellerata” l’eventualità della deponia dello smarino. Scellerata per ragioni ambientali: la definizione si trova infatti nel paragrafo del programma elettorale intitolato “ecologia e difesa dell’ambiente”. Adesso il sindaco è diventato favorevole ma la sostanza della questione ambientale non è cambiata. La nuova soluzione progettuale apporta modifiche di contorno, ma prevede sempre che a Torrazza siano portati definitivamente 850.000 metri cubi di smarino. L’anno scorso questo smarino era una sciagura e oggi non più? Cosa ne pensano i sette consiglieri (Alberto Baesso, Serena Bucci, Claudia Crema, Raffaella Lisa, Antonio Losurdo, Annamaria Memmo, Luca Palandri) che il 27 dicembre 2019 hanno espresso con il sindaco parere favorevole al conferimento dello smarino, mentre sette mesi prima per loro una scelleratezza, cioè un crimine, un delitto, dal latino scelus.

L’ingegner Andrea Carpi della Direzione ambiente della Regione ha voluto distinguere la situazione del Tav del Terzo Valico, nell’Alessandrino, dal Tav della Valle di Susa. Nelle montagne alessandrine l’amianto c’è, mentre nello scavo del tunnel geognostico in Valsusa l’amianto non è stato trovato.  Ma ciò non esclude – ha ammesso il tecnico – che venga trovato dell’amianto nel resto degli scavi. Però sarà poco. Su 23.000 campioni esaminati solo lo 0,08% conteneva amianto. Ecco, appunto: l’amianto c’è. Forse lo 0,08% rappresenta per così dire un rischio da correre. Ma l’amianto c’è. L’ingegner Carpi potrebbe affermare con assoluta certezza che fra trenta o quarant’anni nei residenti non si manifesteranno patologie riconducibili allo smarino? Lo possono affermare i sette consiglieri comunali che il 27 dicembre 2019 hanno votato insieme al sindaco il parere favorevole?

Anche il dottor Defilippi di ARPA ha distinto la Valsusa dal Terzo Valico. Dalla Valsusa a Torrazza non sarà assolutamente portato amianto. Nelle montagne del Terzo Valico invece è stato rinvenuto dell’amianto.  Imprudentemente, per gli scavi là è stato addirittura usato l’esplosivo. Però dai siti – se abbiamo compreso le parole di Defilippi – amianto non ne è uscito. Sarà. Potremmo non avere sentito bene. Però tutti ricordano il cantiere di Cravasco, messo sotto sequestro dalla magistratura per le irregolarità nella gestione del materiale contenente amianto. L’area fu ripulita da una ditta specializzata che portò via l’amianto.

L’intervento più lungo e ricco di spunti, alcuni dei quali capaci di suscitare un sorriso, è stato quello dell’ingegnere Bufalini di TELT, l’oste a cui i sindaci sì smarino continuano a chiedere se il suo vino è buono. La risposta è sempre sì. Ma non sempre è convincente.

Proprio in riferimento alla battura sul vino dell’oste, Bufalini ha precisato: TELT non è un’azienda privata che vuole fare affari. È una società pubblica, il cui capitale è per metà dello Stato Italiano e per l’altra metà di quello francese. Però ha mostrato nella slide il lungo elenco delle gare e degli appalti: immaginiamo appalti a ditte private, quelle che, legittimamente, vogliono fare affari.

A proposito di soldi, l’ingegnere ha ricordato come viene finanziata la Torino – Lione, che dovrebbe costare 8,6 miliardi di euro (se basteranno): il 35% l’Italia, il 40% l’Unione Europea, e il 25% la Francia. Ma perché la Francia deve metterci meno dell’Italia? Inoltre, il 40% dell’Unione Europea non viene stampato nelle cantine della BCE. I soldi dell’Unione Europea provengono dagli Stati membri, quindi anche dall’Italia: perciò la quota reale a carico dell’Italia supera il 40%. Infine, se è vero che la Torino – Lione è un’opera di interesse europeo, che fa parte del Corridoio Mediterraneo ex Corridoio 5, perché non la paga integralmente l’Unione Europea? 

In proposito, Bufalini ha presentato la Torino – Lione appunto come un pezzo della grande opera ferroviaria europea Corridoio 5 ora Corridoio Mediterraneo, che va dalla Spagna all’Ungheria: ma quest’opera esiste ed esisterà? Oppure è un’opera fantasma, un miraggio, una favola per i bimbi? Gli altri Stati coinvolti stanno costruendo la loro tratta? Pare di no.

L’ingegner Bufalini ha dedicato la seconda parte del suo intervento al sito di Torrazza. E qui sono emersi almeno tre fatti interessanti.

Primo. Nell’Alessandrino lo smarino è stato sconsideratamente sparpagliato in tante cave, nelle tante cave della Provincia. Invece per il Tav si è scelta una soluzione virtuosa: concentrare lo smarino in pochi posti. Fra i pochi posti fortunati c’è Torrazza: un affare per il paese, no?

Secondo. Il sito di conferimento, all’interno della cava, è stato spostato da Ovest a Est per fare posto a Amazon. Ma Bufalini ha dimenticato di dire che nella porzione Est c’è l’impianto per la produzione del bitume, che per fare posto allo smarino è stato spostato lungo la circonvallazione avvicinandolo al centro del paese. Un altro affare per Torrazza…

Terzo. Perché mai è stata scelta proprio Torrazza? Perché quella della cava è un’area già “compromessa”. Ecco, è così che nascono i paesi pattumiera: sono i Comuni il cui territorio è già stato “compromesso”, e allora vengono scelti per aggiungere altri carichi ambientali… Torrazza è uno di questi posti felici, che a ogni nuovo insediamento impattante divengono più felici. Chissà se Bufalini si rendeva conto di parlare a dei torrazzesi, abitanti di questo luogo fortunato?

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