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CHIVASSO. La famiglia, Piccoli, il Toro: Paolino Borca si racconta

Paolo Borca, conosciutissimo a Chivasso, così come la sua “Pasticceria Piccoli”, ha accettato di incontrarci per raccontare la sua storia, la sua vita e condividerla con noi. Un chivassese doc che ha contribuito a dare notorietà alla nostra bella città attraverso la sua attività di pasticciere.

Sono nato a Torino il 6 luglio 1972, ma ho sempre abitato a Chivasso, dove risiedo tutt’ora. Sono il più piccolo di quattro fratelli e loro tre sono: Maurizio, Alessandro e Danilo - comincia a raccontare -. Da bimbo ero un disastro - sorride nel dirlo -, sempre agitato e con poca voglia di studiare. Amavo, però, giocare a pallone e a dodici anni sono entrato nelle Giovanili del Torino; ci sono rimasto un sei/sette anni per poi passare nella Primavera dell’Alessandria e con quest’ultima ho esordito nella categoria C2. Da grande mi sarebbe piaciuto fare il calciatore, ma a causa di cinque infortuni al ginocchio ho dovuto lasciare il gioco del calcio”. Paolo si è iscritto all’Alberghiero, ma dopo due anni ha interrotto perché giocando ad Alessandria non riusciva a star dietro a tutto, avendo gli allenamenti e dovendo fare molti su e giù. Ha poi giocato anche a Voghera e quindi era ancora più spesso fuori casa. Avendo deciso di lasciare gli studi ha cominciato a lavorare, con i fratelli, nell’azienda di famiglia per un po’ di anni. “Il mondo dei legnami non era il mio, non mi piaceva… da sempre ho avuto una grande passione per la ristorazione, per le cene fuori, per i locali… tutto un altro genere di cose - confessa -. Nel 2003 sono andato a convivere con Federica Gallina, che oggi è mia moglie, e l’8 giugno 2004 abbiamo aperto la nostra ‘Pasticceria Piccoli’. La ringrazierò tutta la vita per avermi spronato a cogliere l’occasione di farlo. Sono stato fianco a fianco con il pasticciere Celestino Piccoli per cinque/sei mesi in laboratorio, di modo da imparare il più possibile ed essere in grado di portare avanti l’attività, che ho poi rilevato con Federica subito dopo. Celestino è stato con noi ancora per un anno e mezzo, poi siamo andati avanti da soli con un dipendente pasticciere che ancora oggi è al nostro fianco”. Paolo Borca ci racconta che è stata davvero una scommessa vinta, per molti non ce l’avrebbero fatta e invece lui e Federica hanno dimostrato a tutti il contrario, facendo arrivare la “Pasticceria Piccoli” di via Torino 57 ad essere un fiore all’occhiello della nostra Chivasso e ad averla fatta conoscere anche al di fuori della città. “La diffidenza di tanti amici e parenti la comprendo… sono sempre stato una testa matta e non era facile credere che mi sarei alzato alle tre/quattro del mattino tutti i giorni e che avrei portato avanti con costanza un’attività tanto impegnativa” afferma. Il locale di Paolo e Federica nel tempo si è ampliato. “Inizialmente ‘Piccoli’ era solo pasticceria, poi abbiamo inserito anche il bar che ormai non c’era più da dieci anni e che comunque era molto spartano, addirittura senza tavolini. Poi, dopo quattro/cinque anni abbiamo investito nell’acquisto di nuovi macchinari che ci permettessero di essere anche cioccolateria; infine, circa sei/sette anni fa, abbiamo aperto anche la gelateria. Non avrei mai pensato di avere una pasticceria, pensavo avrei fatto più qualcosa nell’ambito della ristorazione… mai dire mai nella vita, sa sorprenderci sempre” racconta Paolo.

Passano gli anni, ma anche se non gioca più ha comunque un grande passione per il calcio, ed è tifosissimo del Toro. Fra le sue passioni anche la bici. Dal 2011 un nuovo grande amore, quello per Galileo, il figlio. “Oggi siamo completamente dedicati a lui - afferma sorridendo felice -. Lo abbiamo chiamato così perché questo era il nome di un mio amico, una persona molto positiva, inoltre piaceva ad entrambi e così lo abbiamo scelto per il nostro bimbo. Fortunatamente non gioca a calcio e dico ‘fortunatamente’ perché, per certi aspetti, è un ambiente particolare. Pratica nuoto a livello agonistico e gioca a tennis. Spero che non faccia il mio errore e che continui a studiare, sarà poi libero di scegliere di fare cosa vorrà nella vita. Siamo fierissimi di lui” dichiara. Un grande amore anche quello con Federica Gallina. “Ci siamo sposati nel 2015, ma con le nostre famiglie ci conoscevamo fin da ragazzini. Stiamo insieme da tanti anni e oggi siamo ancora qui, uniti, nella vita e nel lavoro”.

Paolo Borca ci dice di essere molto soddisfatto della sua vita: non ha rimpianti, a parte quello di non aver studiato, e se tornasse indietro rifarebbe tutto, sbagli inclusi. Per il futuro spera nella tranquillità, nella salute e nel lavoro. In particolare dopo questi mesi di Covid e tutto ciò che ha comportato e che ancora comporta. “E’ stato un periodo surreale, siamo andati avanti per parecchio con il delivery: di notte io preparavo ciò che veniva richiesto dai clienti e poi mia moglie andava a consegnare in automobile ai destinatari - racconta -. Ora devo dire che abbiamo ritrovato la normalità più assoluta, le persone hanno voglia di uscire e quindi siamo ripartiti bene quando è stato possibile riaprire. C’è chi magari ha ancora paura, ma fortunatamente il timore diminuisce di giorno in giorno”.

La nostra vita la costruiamo noi, ma sicuramente le persone che ci stanno attorno fanno la loro parte e così è stato, ed è, anche per Paolo. “Ci tengo a ringraziare mia moglie Federica, per tutto ciò che abbiamo fatto e costruito insieme. Ci tengo anche a ringraziare mia mamma… quando avevo dieci anni è morto mio papà e lei ci ha fatto sia da madre che da padre. Quando abbiamo rilevato ‘Piccoli’ lei e mia nonna, sua mamma, sono state fra le persone più entusiaste e non è mai mancato il loro supporto e sostegno; così come non è mai mancato quello dei miei suoceri e ringrazio tanto anche loro” afferma riconoscente. Paolo Borca riserva anche un ringraziamento da parte sua e di Federica al loro staff. “Grazie al rapporto creato nel tempo e alla professionalità di chi lavora con noi, possiamo permetterci di prenderci un po’ di tempo per noi senza mai chiudere il locale. Fra le mie passioni ci sono, infatti anche i viaggi. Il più bello con la famiglia è stato ad Ibiza e Formentera. I viaggi più belli fatti per per conto mio sono stati, invece, in Brasile e in Kenya - racconta -. Sono molto legato a Rimini, dove fin da quando ero piccolo abbiamo una casa di famiglia, e vado in Riviera Romagnola quasi tutti gli anni. E’ un posto dove sono stato con tutti gli amici più cari e che è legato a molti passaggi importanti della mia vita… è sempre stato un po’ un rifugio… mamma sapeva quando partivo ma non sapeva quando rientravo - sorride mentre lo dice -. Inoltre mi ha permesso di sviluppare la mia passione per ristoranti, locali e discoteche, da cui è un po’ partito tutto… oggi ovviamente sono rimasti solo i ristoranti - ride -. E’ davvero un luogo unico ed importante per me”.

Paolo Borca ha lavorato duramente, si è impegnato molto ed è lui stesso a dirci che l’umiltà nell’imparare le cose è stata fondamentale per arrivare dove è oggi. “Sicuramente la mia passione per i locali, il sapere come poter far star bene in un locale e il saper capire cosa vuole un cliente sono stati elementi fondamentali per la mia riuscita nel lavoro, pur avendo scelto un qualcosa che non è esattamente coincidente con la mia passione originaria… ma la voglia di imparare e l’umiltà sono quelle che fanno la differenza. L’aver giocato a calcio mi ha insegnato tanto e mi ha formato il carattere, facendomi capire che non bisogna mollare e che bisogna credere in se stessi quando si decide di fare qualcosa. Lo sport mi ha fatto crescere e ciò che ho imparato me lo sono ritrovato poi nella vita, una volta che ho scelto la mia strada - racconta -. Un altro momento significativo è stato a diciotto anni, ai tempi del primo infortunio. Non potevo giocare a calcio e avevo molto tempo libero, così sono andato per un anno con un mio amico a fare il mercato di mercoledì e di sabato. In quel modo non stavo con le mani in mano e guadagnavo anche qualcosa. Lì ho capito cosa fossero i sacrifici; è stato un periodo importante, che mi ha fatto pensare”. Altra caratteristica fondamentale di Paolo e che lui considera un qualcosa di basilare nella vita è l’essere persone corrette e il metterci sempre la faccia. “Se penso qualcosa la dico, se ho qualcosa da comunicare a qualcuno lo faccio, non mi tiro indietro. Si può anche sbagliare e in tal caso si chiede poi scusa, ma bisogna avere il coraggio di essere se stessi e di portare avanti ciò che si pensa, senza nascondersi dietro a niente e nessuno. Certo, questo può non piacere a tutti, ma io credo sia il modo corretto di comportarsi”.

Stiamo per salutarci, ma Paolo vuole aggiungere un’ultima cosa. “Ho citato alcune delle persone fondamentali e importanti della mia vita in questa intervista e vorrei aggiungere anche i nomi dei miei nipoti: Chiara, Leonardo, Cecilia e Pietro… fanno parte, anche loro, del mio pensiero quotidiano. Sono davvero felice e grato della mia vita, di avere la famiglia che ho, dei miei amici e del mio lavoro” afferma sorridente in conclusione.

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