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SETTIMO. Valerio Verde e il Viet Vo Dao… quando lo sport non è solo sport, ma molto di più

Sono nato a Chivasso nel 1991, ma ho sempre vissuto a Settimo. Ero un bimbo un po’ timido, molto tranquillo e mi sono avvicinato alla pratica delle Arti Marziali grazie al suggerimento del mio maestro di scuola. Lo propose a mia mamma per aiutarmi a superare la timidezza. Vicino a scuola c’era una palestra di Viet Vo Dao e lì andavano diversi miei compagni, era anche un modo per socializzare. Avevo 8 anni, è cominciato tutto allora” comincia a raccontare Valerio Verde.

Da piccolo, però, Valerio ancora non sapeva che il suo futuro sarebbe stato nello sport. “Da bambino e da ragazzino mi piacevano molto le materie scientifiche. Pur non essendo un genio in matematica mi iscrissi al Politecnico… ovviamente faticavo già di mio nella materia principale, ma inoltre crescendo si erano sviluppate altre caratteristiche nella mia personalità - spiega -. Mi sono reso conto che il lavoro dell’ingegnere era troppo distante da me, così come il calcolo estremo e il lavoro d’ufficio. Ho capito di essere più istintivo e non così tanto razionale come lo ero da piccolo. La nostra natura, con l’esperienza e con la crescita cambia - spiega ancora -. In ogni caso sono felice di come è andata”. Dal primo anno di Politecnico già comincia a insegnare Viet Vo Dao; è sempre rimasto nella stessa scuola, quella dove è attualmente Maestro. “Inizialmente affiancavo nell’insegnamento, poi nel 2010 il Maestro, Mauro Stupino, è andato via e ha lasciato a me la palestra. Ero giovanissimo e mi sono trovato a dirigere un club numeroso e affiatato - racconta -. Ero fiero di essere stato il prescelto nella sostituzione, oltretutto ero il più giovane fra le cinture nere; dall’altra parte sapevo che dedicarmi all’insegnamento avrebbe significato seguire un po’ meno il settore agonistico e sapere che i risultati che avrei potuto ottenere io li avrei visti conquistare agli allievi. E’ stata una grande sfida. Parallelamente all’aver iniziato a insegnare ho cambiato facoltà e mi sono iscritto e laureato in Scienze Motorie e Sportive. A livello sportivo sono attualmente Istruttore riconosciuto di Kung Fu vietnamita CONI – FIWUK, III DANG Viet Vo Dao Italia a.s.d. e Insegnante riconosciuto da IAKSA ASI Kickboxing ”.

L’aver sempre portato avanti la stessa disciplina ha permesso a Valerio di arrivare dove è arrivato. E’ riuscito a superare il periodo dell’adolescenza in cui magari si ha più voglia di uscire che dedicarsi ad un’attività, in cui aumentano gli impegni scolastici, ed è scattato quel qualcosa in più che l’ha davvero fatto appassionare. “Lo vedo anche nei miei allievi. Se non scatta qualcosa non te ne fai niente dell’Arte Marziale in sé. Personalmente ho capito che ciò che più mi piaceva di questa disciplina era il fatto che promuovesse una visione delle cose che è un po’ andata persa: quella dell’importanza del coltivare ciò che facciamo. Oggi consumiamo tutto, i bambini fanno tre mesi un corso, poi un altro ed un altro ancora e alla fine non concludono nulla. Non dico che sia sbagliato provare, fino ad una certa età è giusto farlo, ma bisogna capire la bellezza e l’importanza di coltivare le cose e, magari, portare comunque a termine l’anno. Il consumismo rovina oggetti, relazioni, tutto - spiega Valerio Verde -. L’Arte Marziale, che nasce in un contesto di guerra, ora si traspone in questo… calci e pugni sono solo tecnica, la parola ‘Dao’ oltretutto significa ‘Cammino’… l’allievo deve essere in grado di coltivare il cammino e concludere un qualcosa - spiega ulteriormente -. Dall’età adulta ho scoperto che mi piace la montagna, in particolare mi piacciono i viaggi zaino in spalla… questo è un po’ lo specchio della mia filosofia di vita ‘Siamo in cammino’, ‘Siamo costantemente in viaggio’: niente di ciò che facciamo è definitivo e l’ho constatato di persona… non era la mia strada Ingegneria, ho scelto di stare con le persone, di trasmettergli la mia esperienza e mi sono instradato verso una professione da costruire. Non sarei stato felice da ingegnere, e per quanto mi sia dispiaciuto mollare, sono felice di aver perso quegli anni, ho capito che probabilmente dovevo passare attraverso quello per essere ciò che sono oggi. Attualmente sono contento, sono sulla buona strada e vediamo cosa succederà. Sicuramente il Viet Vo Dao è una parte importante e fondamentale di me e per me, ma non posso dire che sia ‘finita qui’ ”.

Ma, esattamente, cos’è il Viet Vo Dao a livello pratico? Valerio ci spiega che è un’arte marziale tradizionale di origine vietnamita, risultante dalle conoscenze dell’intero popolo e non dall’invenzione di un singolo individuo. A metà degli anni ’70 numerosi esperti e Maestri vietnamiti si trasferirono in Europa e di conseguenza unirono le loro esperienze derivanti da numerose scuole tradizionali, in un unico stile-contenitore a cui diedero il nome di “Viet Vo Dao” . Il Viet Vo Dao, dunque, può essere definito come Kung Fu Vietnamita, che ha risentito dell’influenza degli stili cinesi ma ha mantenuto la sua anima Vietnamita e le sue tecniche più tradizionali. L’allenamento include tecniche di difesa personale, tecniche di caduta, studio delle armi tradizionali, studio sulla respirazione e sull’energia interna, combattimento tradizionale e sportivo e tecniche acrobatiche, tra cui le spettacolari e caratteristiche “Forbici Volanti”. Queste ultime sono l’esempio lampante di come non tutto sia raggiungibile con la razionalità, la scienza ed il calcolo: non sono spiegabili passaggio per passaggio, bisogna vincere la paura del vuoto e lanciarvisi. “Questo è uno degli aspetti più belli dell’Arte Marziale” afferma Valerio.

Il Viet Vo Dao va oltre il lato sportivo, non è solo sport. E Valerio questo lo insegna agli allievi che seguono i suoi corsi, nella palestra della nuova sede di via Col del Lys 13 a Settimo, location dell’ “A.S.D. Viet Vo Dao Hoa Lu’ Moc. La palestra si chiama “Accademia del Nuovo Cielo”. Ma Valerio Verde cerca di insegnare i suoi dettami e quelli di quest’arte anche nelle scuole di vario grado dove presenta un progetto molto ben strutturato, di durata quadrimestrale, a bambini e ragazzi. Questo progetto scolastico si chiama “Essere Forte per Essere Utile”, che è il motto del Viet Vo Dao, ed è attivo dal 2017. Ha coinvolto più di 1000 studenti della provincia di Torino con l’intento di diffondere il valore sociale ed educativo dell’Arte Marziale nella costruzione di un individuo attivo nella società. Il progetto nasce dall’esperienza condivisa di Valerio con l’istruttrice Silvia Botosso del Viet Vo Dao di Volpiano. Nelle scuole mi rendo conto di quanto in molti siano ‘allo sbando’, vedo giovani che tendono a subire passivamente il mondo e non si riesce a far leva sulla passione e su un qualcosa che gli impegni le giornate e li faccia crescere - racconta -. Più cresci e meno hai lo stimolo a provare delle attività, è più facile da bambini. Inoltre l’uomo è fatto per muoversi, il discorso del cammino ritorna sempre, ed è giusto che sviluppi le sue capacità motorie e quindi è importante che i bambini si muovano, ma non per forza facendo sport, anche solo correndo e giocando in cortile con gli amici” aggiunge. Inoltre con i vari insegnanti della Regione, cercano sempre di proporre iniziative che vanno anche fuori dalla realtà della palestra, come i campus estivi, ad esempio. Non si sta mai fermi, in pratica. Nell’ultimo anno di attività abbiamo intrapreso una nuova avventura sportiva fondando il team di combattimento ‘Viet Fighting Torino’ per dare ai nostri allievi un’ulteriore possibilità di mettersi in gioco al di fuori delle competizioni del Viet Vo Dao. L’avventura si è rivelata un successo tanto che l’atleta Riccardo Niglio, nella stagione 2018/2019, ha vinto il titolo di Campione Italiano IAKSA ASI Kickboxing’ racconta Valerio Verde.

Oggi si dichiara abbastanza sereno ed è orientato a proseguire in questa direzione. Spero sempre di riuscire a fare, a livello lavorativo, un’attività che mi colleghi alle persone e mi permetta di trasmettere le mie esperienze. Questo è quello che, ad oggi, fa il Viet Vo Dao e spero continui anche in futuro. Se così non dovesse essere cercherò, comunque, di vivere sempre seguendo le mie inclinazioni. Inoltre spero di continuare a guidare questo bel gruppo che si è creato nel corso nel tempo - afferma -. Punterò sempre alla visione del coltivare ciò che abbiamo, ma evolvendo ogni giorno. Non bisogna vivere ancorati al passato, ma bisogna vivere consapevolmente, bene e intensamente il presente per goderselo al meglio, anche perché il futuro è lo specchio del l’oggi”.

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