Avevano preannunciato di voler usare le vie legali e lo hanno fatto con un ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo regionale), firmato dall’avvocato
Bruno Sarzotti di Torino e recapitato giovedì scorso al sindaco
Stefano Sertoli e al presidente della Fondazione dello storico carnevale
Piero Gillardi.
Chiedono al giudice, con una procedura d’urgenza, di valutare la legittimità dell’operato, facendo luce su eventuali ombre legate ad ingiuste ed arbitrarie scelte.
Sono alcuni dei 29 ufficiali d’onore esclusi dall’arruolamento nel bando per la
campagna Carnevalesca, edizione 2020. Tutti, chi più e chi meno, riconducibili al Circolo degli ufficiali.
Uomini che negli anni passati hanno con passione e dedizione ricoperto il ruolo accompagnando la Mugnaia, il Generale e gli altri personaggi per le vie della città.
Tra gli altri
Franco Francesco Sabolo, Marco Franco Scalvini, Franco Vallino, Dino Gianni Ocleppo, Claudio Tullo Pitetti, Enzo Ferrero, Luca Boerio, Riccardo Zannini, Davide Urso, Marco Iavelli e
Simone Boerio.
Quel che vorebbero è una spiegazione esaustiva, avendo ottenuto fino ad oggi solo generici richiami a supposte norme di sicurezza. Si sentono insomma ingiustamente esclusi.
“Il ricorso - ci dicono
-
è stato proposto dopo una meditata, sofferta valutazione e riflessione, in primis a tutela dell’integrità del patrimonio culturale eporediese che non può e non deve essere prerogativa di pochi.. Qualora il tribunale non accogliesse il ricorso, accetteremo insindacabilmente la decisione. Sia chiaro: solo l’amore per la nostra bellissima festa ci ha spinto ad invocare la tutela giudiziaria... Lo facciamo per noi e per chi verrà dopo di noi...”.
E’ vero che il tempo lavora contro di loro.
Quand’anche infatti il giudice si esprimesse entro 30 giorni e desse loro ragione, vien difficile ipotizzare che
Gillardi possa modificare la composizione della Stato Maggiore nel bel mezzo della festa.
“Mi auguro ancora che ci possa essere un passo indietro della “Fondazione” - mette le mani avanti l’avvocato
Sarzotti -
senza dover rimettere alla decisione del TAR Piemonte le ragioni ed i torti rispettivi ...”.
L’anticipazione
Il ricorso era stata anticipato alcune settimane fa con una lettera scritta da un avvocato e inviata
al sindaco
Stefano Sertoli, al notaio
Pierluigi Cignetti (che è anche Gran Cancelliere), al presidente della Fondazione dello storico carnevale
Piero Gillardi e al Generale designato
Alberto Bombonato.
Molto in sintesi, come si è già scritto in più di una occasione, gli esclusi lamentavano che il “Bando di arruolamento” pubblicato il 27 dicembre ma datato 25… era da annullare per una lunga serie di vizi di forma che, in alcuni casi, sono anche sostanza, come solo possono esserlo, a Ivrea, le questioni legate al Carnevale.
Tra le altre cose non si capivano quali fossero stati i criteri di selezione degli aspiranti Ufficiali o Vivandiere e della loro esclusione.
E non c’è dubbio che i motivi dovevano essere tassativamente indicati così come i criteri utilizzati per redigere la graduatoria. Se non c’erano – sospettano in molti –
è perché le intenzioni erano fin dall’inizio poco serie, cioè quelle di poter dare una mano ai parenti e agli amici del cerchio magico escludendo i nemici o presunti tali…
S’aggiunge che non è vero che i moduli (anche questo lo si leggeva sul bando) erano disponibili unicamente presso la Segreteria del Sindaco o presso il palazzo della Credenza sede della Fondazione ma si potevano comodamente scaricare dal sito …
Infine c’è il problema del numero chiuso. Una decisione che non si apprendeva dalla lettura del bando, dove il “26” lo si sarebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali, ma dal modulo di domanda.
Insomma ce n’è una zuppa da far gelare i polsi e non solo perché a dirlo sono gli Ufficiali, anche per una mancata osservanza del cerimoniale, della legge o come si diceva in premessa della forma che qui è anche sostanza.
Stringata la difesa di Piero Gillardi.
“Saranno 26 non uno di più! Non 28 o 27!” aveva inforcato, durante una riunione, con la flemma di un lottatore di sumo, pronto ad andare in battaglia.
“Siamo partiti dall’analisi statistica degli ultimi 30/40 anni e abbiamo visto che il numero di arruolati è quello – aveva sentenziato
–
Anzi negli ultimi 10 anni il numero è stato largamente inferiore… Dal 2010 ad oggi la media è di 22 ufficiali e non si è mai superato il numero di 26. Se poi andiamo indietro di una quarantina di anni il dato medio è di 25 ….”.
“Il corteo – aveva aggiunto e sono proprio le sue parole –
deve convivere con la battaglia e dobbiamo cercare una serie di equilibri. Non ci sono altri motivi…. Lo faremo anche con gli aranceri. Avranno un tetto massimo di iscritti pure loro …”.
Un anno fa
Il Generale 2019 Vincenzo Ceratti (Foto archivio Sofia Bellaver)
E torna alla mente il clamoroso braccio di ferro dello scorso anno, sempre intorno alle nomine, non foss’altro che con il cambio della guardia nel governo della città, passato dal centrosinistra al centrodestra, chi aspirava a ricoprire invano il ruolo di Generale, immediatamente s’era visto con indosso “sciabola” e “feluca”. Insomma, dopo anni e anni di aspettative represse, s’era coronato il sogno di
Vincenzo Ceratti, titolare di un’agenzia Unipol Sai e volto storico della kermesse.
Da qui in avanti era precipitato se non tutto quasi, con i vecchi ufficiali in prima linea a dar battaglia e fuori dall’uscio nuove leve pronte ad entrare, tra dimissioni date e non date, ricatti e mezzi ricatti.
Morale? Per la prima volta nella storia (o forse la seconda) ci furono più prime nomine che ufficiali di carriera e, almeno in un primo momento, buio pesto sui tre “Aiutanti di campo” (braje bianche) che son qualcosa in più dei semplici ufficiali.
Tutto era precipitato alla scadenza dei termini per la partecipazione al bando di arruolamento.
Attorno ad un tavolo si erano seduti oltre a
Vincenzo Ceratti pure il Sostituto Gran Cancelliere
Davide Diana e il responsabile storico della Fondazione
Marco Adriano. E da una parte c’erano i suggerimenti dei “vecchi”, cioè del Circolo Ufficiali, con una lista in cui campeggiavano in bella mostra alcuni nomi, dall’altra la lista del Generale con una croce proprio su quei nomi. Si aggiunsero, nel gran finale, defezioni e rinunce.
Insomma, non sarà questa la città cantata da Lucio Dalla, quella in cui sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ma a Ivrea per certi aspetti un po’ ci somiglia. Sotto le rosse torri, infatti, a tenere banco, se non proprio
tutto l’anno, quasi, è il Carnevale e sul Carnevale si consumano gioie, felicità, ripicche, egocentrismo, rancori sopiti e frustrazioni, tutto e niente.