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25 Gennaio 2020 - 00:49
“Appena mi hanno visto mi hanno sparato. Mi hanno spaccato le braccia. Quello sinistro era tutto a pezzi. Anche il destro era malmesso. Un’altra pallottola mi aveva passato il collo da parte a parte: è la pallottola che mi ha salvato la vita. Perché io sono stato fermo a terra e i nazisti mi han creduto morto”. Umberto Meneghini, per tutti “Berto”, raccontava così quel 6 aprile del 1944, quando si trovava alla Mortera, sopra ad Avigliana, quando faceva parte della brigata partigiana del comandante Mario Neirotti di Rivoli, partita per il Col del Lys durante la lotta partigiana.
Un colpo di fortuna il suo, visto che quella mattina persero la vita Arduino Piol - uno dei fratelli rivolesi a cui è dedicata una via nel centro cittadino di Rivoli - lo stesso Neirotti, Mario Bogge e Piero Farca, tutti partigiani, oltre alla proprietaria di quella piola dove si erano nascosti.
Illesi, nell’agguato, un altro fratello Piol, Agostino (morto il mese successivo in un altro agguato, ndr) e il figlio della locandiera.
Ora, Umberto ha chiuso gli occhi per sempre, a 95 anni. Con Druento che dice così addio all’ultimo partigiano della sua storia.
Nato nel 1924 ad Alonte, in provincia di Vicenza, si era poi trasferito giovanissimo a Collegno con la sia famiglia, arrivando a Druento nel 1954, sposando Mariuccia Torreno.
Tra le sue grandi passioni, il biliardo: “era definito da tutti come il più forte giocatore di Torino e provincia”, lo ricorda Delio Ranzani, attuale presidente dell’Anpi di Druento.
Come tanti ragazzi dell’epoca, un passaggio “obbligato” tra i “Balilla moschettieri” e tra gli “avanguardisti”: “Ma io non ci andavo mai. Non ne avevo voglia. Preferivo giocare a biliardo”, ricordava lo stesso “Berto”. Nonostante la chiamata alle armi nel 1943, nel Terzo Reggimento Alpini, l’8 settembre dello stesso anno arriva l’armistizio e “Berto” torna a casa.
A novembre parte per il Col del Lys, nella brigata partigiana del comandante Mario Neirotti di Rivoli. Il resto è una storia raccontata poche righe sopra.
I funerali giovedì mattina, nella chiesa del cimitero e poi nel tempio crematorio di Piscina, dove si è fatto cremare, per sua volontà.
Meneghini lascia i figli Gianna e Dario, il genero Claudio, la nuora Milena, e i nipoti Roberto, Diego e Raffaella.
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