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Smarino a Torrazza, Verolengo in allerta

Smarino a Torrazza, Verolengo in allerta

La talpa a Chiomonte

Lo smarino della Valsusa che potrebbe venire messo a deposito definitivo a Torrazza riguarda anche Verolengo. Eh sì, perché l’acqua di pioggia che cadrà nel sito di deposito dello smarino torrazzese (la grande cava sulla strada per Rondissone) sarà convogliata nella roggia dei Mulini, o roggia Natta. E questa roggia scende a irrigare i terreni agricoli di Verolengo. Ciò è sempre stato previsto nelle diverse versioni del progetto TAV della Valsusa. Al progetto nel corso degli anni sono state apportate delle modifiche nella tratta della Valle, ma a Torrazza la destinazione delle acque di pioggia è rimasta sempre la stessa: la roggia dei Mulini o roggia Natta. Era stato proprio Massimo Rozzino, allora consigliere di minoranza e oggi sindaco di Torrazza, a lanciare per tempo l’allarme nel maggio 2013. Nelle osservazioni sul progetto smarino che mandò alla Regione scrisse anche: “L’intervento verrebbe a interessare nello specifico un corso d’acqua come la Roggia dei Mulini che serve per irrigazione di circa 500 giornate di terreni agricolo nei territori di Torrazza e Verolengo e se detto intervento non fosse ponderato attentamente per la sua complessità, potrebbe causare grossi problemi alla economia agricola fortemente radicata nel nostro territorio”. In una successiva lettera alla Regione, scritta il 1° luglio 2014, scritta quando era ormai diventato sindaco, Rozzino osservava nuovamente che le acque meteoriche cadute sul sito dello smarino avrebbero terminato il loro percorso nella roggia dei Mulino: la roggia che irriga i terreni agricoli di Verolengo. Nel consiglio comunale del 27 dicembre 2019 il Comune di Torrazza ha approvato alcune modifiche alle installazioni torrazzesi relative al deposito di smarino nella cava Cogefa- Trama. Ma queste modifiche, a quanto risulta dalle carte messe in pubblicazione, non riguardano la questione delle acque: queste continueranno a venire scaricate nella roggia dei Mulini. La questione non sorprenderà certo l’amministrazione e i cittadini di Verolengo, perché l’hanno già ripetutamente affrontata a proposito della discarica torrazzese dell’ex Fornace Nigra. Il progetto di ampliamento della cella 8 della discarica prevedeva appunto che le acque sarebbero state incanalate nella solita roggia dei Mulini. Anche e proprio per questo motivo il Comune di Verolengo si è sempre battuto accanitamente contro l’ampliamento della discarica di Torrazza. Una discarica, non dimentichiamolo, autorizzata a ricevere anche il materiale contenente amianto. Ricordiamo bene le conferenze dei servizi in Provincia, tra il 2012 e il 2013, nelle quali i rappresenti del Comune di Verolengo, come il vicesindaco Mauro Frolae l’assessore Renzo Bailo, protestavano per l’acqua della discarica di Torrazza che sarebbe finita nei loro campi.  Ricordiamo ancor meglio la battaglia che in quelle conferenze conduceva il professor Gino Lusso, consulente a titolo gratuito del Comune di Verolengo, oltre che di Rondissone: il professore puntava il dito sulle sue dettagliatissime carte geografiche (ha insegnato Geografia economica all’Università) e mostrava ai presenti – tecnici della Provincia, della Regione, di ARPA, di ASL, dei Comuni vicini compreso Rondissone, e ovviamente ai dirigenti della società proponente - che la acque del reticolo idrico superficiale da Torrazza scendono ovviamente verso il Po, e che prima di arrivare al Po passano per Verolengo… Dunque, a che punto siamo per quanto riguarda Verolengo? Siamo al punto che la cella 8 della discarica di Fornace Nigra è stata autorizzato nel 2014, e che un nuovo ampliamento, la cella 9, non è ancora scongiurato: e nello stesso tempo potrebbero finire nei campi coltivati dei verolenghesi anche le acque di pioggia provenienti dal sito di deposito dello smarino…
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