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29 Novembre 2019 - 16:29
L'avvocato Federico Viano
“Ho sentito un rumore forte, che penso mi ricorderò tutta la vita. Sono corso incontro a quell’uomo che aveva colpito il capotreno, l’ho bloccato e gli ho urlato in faccia di smetterla”.
Gabriele Dindia, 43 anni, è arrivato in tribunale a Ivrea da Genova, dove vive.
S’è presentato di fronte al giudice Anna Mascolo per testimoniare nel processo a carico di Mario Gruttadauria, 63 anni, di Brandizzo, difeso dall’avvocato Daniela Del Vecchio.
Gruttadauria, ferroviere, è accusato di minacce e lesioni: il 1 ottobre 2015 avrebbe colpito al volto, con un pugno, alla stazione di Chivasso, il capotreno Bruno Greco, di Caluso, 57 anni, finito al pronto soccorso e ora costituitosi parte civile con l’avvocato Federico Viano. La “colpa” di Greco sarebbe quella di aver indagato troppo sul titolo di viaggio del figlio dell’imputato.
Dindia, quella sera di quattro anni fa, era a Chivasso con l’ex fidanzata in attesa del treno per Ivrea.
“E’ stato uno shock sentire il rumore di quel pugno, così forte - ha ricordato in aula venerdì -. Sono corso subito in soccorso del capotreno e ho bloccato l’uomo che l’aveva aggredito. Poi ho chiamato il 118…”.
Nella precedente udienza la persona offesa aveva fornito la sua versione dei fatti.
“Ero in servizio sul treno partito da Torino Lingotto e diretto a Chivasso – ha raccontato in aula Bruno Greco -. Dopo Brandizzo ho chiesto il biglietto ad un ragazzo che mi ha esibito la tessera in possesso dei figli dei ferrovieri. Un titolo che consente di viaggiare liberamente e per i quali prestiamo molta attenzione. Mi era capitato, infatti, di sequestrarne parecchi perché utilizzati impropriamente. Capita spesso, infatti, che i ragazzini se li passino tra di loro. Li diano ai loro amici per farli viaggiare gratuitamente. Per questo chiediamo anche un documento di riconoscimento del titolare dell’abbonamento”.
In quel caso, però, il ragazzo non era stato in grado di fornirlo. “Non aveva documenti con sé – ha aggiunto Greco – e così ho iniziato a fargli domande un po’ mirate a capire se il padre davvero lavorasse nelle Ferrovie. Le sue risposte erano vaghe e lasciavano margine a grossi dubbi. Gli chiesi, così di chiamare il padre e di parlare con lui”.
Il ragazzo avrebbe così chiamato il genitore e l’avrebbe passato al controllore. “Gli chiesi se fosse davvero un ferroviere – ha continuato a spiegare Greco durante la sua deposizione – e lui rispose in modo assurdo: “Così dicono…”. Quindi gli spiegai del fatto che avevo approfondito dei controlli su un ragazzo che diceva di essere il titolare di un abbonamento intestato al figlio di un ferroviere. Lasciai stare e continuai il giro. Per me era finita lì la questione”. E invece all’arrivo del treno in stazione a Chivasso ecco la brutta aggressione: “Sceso dal convoglio non ho avuto neppure il tempo di vedere la persona che mi si parava davanti. Mi chiesi se fossi il capotreno e alla mia risposta affermativa mi sferrò un cazzotto in pieno volto, tra l’occhio e il naso…”.
Per quel pugno al capotreno sono stati concessi dieci giorni di prognosi, in Pronto Soccorso, e riconosciuti dall’inali 39 giorni di inabilità al lavoro di Greco, oggi ormai in pensione.
La difesa, venerdì, ha chiesto al giudice Mascolo una nuova perizia medico legale per accertare l’effettiva durata della malattia conseguente alle lesioni patite dal Greco. Si tornerà in aula per discutere la perizia e mettere la parola fine al processo il prossimo 20 dicembre, quando il giudice pronuncerà la sentenza”.
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