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19 Ottobre 2019 - 00:56
L'ex dormitorio dei ferrovieri di via Ceresa
Ultima frontiera del degrado, dell’incuria e dell’abbandono. Peccato che dovrebbe essere il biglietto da visita della città, la prima immagine da offrire a chi arriva da Torino o da Milano. Da Aosta o anche solo dalla vicina Ivrea. “Me cojoni”, direbbe Rocco Schiavone se scendesse dal treno alla stazione di Chivasso ed uscisse dal sottopasso che porta in via Ivrea e al parcheggio pubblico per i pendolari di piazzale Ceresa. L’edificio che un tempo era il dormitorio per ferrovieri, macchinisti e dipendenti dell’allora Ferrovie dello Stato, oggi è un immobile fatiscente, abitato da erbacce e malintenzionati. “Me cojoni”, sì proprio così.
E’ lì, all’angolo tra via Ivrea e via Ceresa, di fianco alla passerella pedonale, inaugurata pochi anni fa, e usata ogni giorno da centinaia di pendolari chivassesi.
Versa in condizioni pessime.
Le finestre sono rotte. La vegetazione si sta arrampicando un po’ dappertutto. Ovunque, nelle sue pertinenze, c’è dell’immondizia. Segno che qualcuno, la notte, la passa là dentro. Come riesca ad entrare, è affar suo: la cancellata che vieta l’ingresso è alta poco più di un metro e mezzo ed è facilmente “oltrepassabile”.
E’ il resto che, invece, è più impervio: erbaccia, sporcizia, puzza. Di urina, soprattutto. Altro indicatore della presenza di persone nell’edificio.
Ci vuole un fegato così per addentrarsi in quell’inferno, ma tant’è. “Sono per lo più senza tetto, che anziché dormire in stazione, ora che è chiusa, vanno a passare la notte là - ci racconta un residente della zona -. Certo è che trovarsi di fronte queste persone, al buio, quando non c’è nessuno in giro, non fa proprio piacere. Alcuni sono molesti, altri sono ubriachi: non ci sentiamo al sicuro”. E con l’inverno la percezione di “insicurezza” riguarderebbe non solo la sera, ma anche il tardo pomeriggio, quando il buio cala.
Chi dovrebbe occuparsi della tranquillità della zona? Ovviamente il sindaco Claudio Castello. Appena eletto, mandò i vigili, ordinò lo sgombero e ripulì l’immobile. Sono passati due anni e tutto è tornato come prima. L’erbaccia, l’immondizia, la puzza, i clochard e gli ubriaconi.
“E sti cazzi”, direbbe Rocco Schiavone salendo sul treno e andandosene via.
Ma i chivassesi che vivono in zona e i tanti pendolari che usufruiscono del parcheggio di piazzale Ceresa, non sono purtroppo così fortunati.
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