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23 Settembre 2019 - 20:40
Un cazzotto in pieno volto. Un pugno sferrato senza preamboli da un collega ferroviere al capotreno “reo” di aver troppo indagato sul titolo di viaggio del figlio.
E’ la brutta avventura vissuta il 1 ottobre del 2015 dal calusiese Bruno Greco, (rappresentato dall’avvocato Federico Viano), che, mercoledì scorso, ha ripercorso quei momenti dinnanzi al giudice Anna Mascolo del Tribunale di Ivrea. “Ero in servizio sul treno partito da Torino Lingotto e diretto a Chivasso - ha raccontato in aula -. Dopo Brandizzo ho chiesto il biglietto ad un ragazzo che mi ha esibito la tessera in possesso dei figli dei ferrovieri. Un titolo che consente di viaggiare liberamente e per i quali prestiamo molta attenzione. Mi era capitato, infatti, di sequestrarne parecchi perché utilizzati impropriamente. Capita spesso, infatti, che i ragazzini se li passino tra di loro. Li diano ai loro amici per farli viaggiare gratuitamente. Per questo chiediamo anche un documento di riconoscimento del titolare dell’abbonamento”.
In quel caso, però, il ragazzo non era stato in grado di fornirlo. “Non aveva documenti con sé - ha raccontato Greco al giudice - e così ho iniziato a fargli domande un po’ mirate a capire se il padre davvero lavorasse nelle Ferrovie. Le sue risposte erano vaghe e lasciavano margine a grossi dubbi. Gli chiesi, così di chiamare il padre e di parlare con lui”. Il ragazzo chiama il genitore e lo passa al controllore. “Gli chiesi se fosse davvero un ferroviere - ha continuato a spiegare Greco durante la sua deposizione - e lui rispose in modo assurdo: “Così dicono...”. Quindi gli spiegai del fatto che avevo approfondito dei controlli su un ragazzo che diceva di essere il titolare di un abbonamento intestato al figlio di un ferroviere. Lasciai stare e continuai il giro. Per me era fnita lì la questione”.
All’arrivo del treno in stazione a Chivasso, però, la brutta aggressione: “Sceso da convoglio non ho avuto neppure il tempo di vedere la persona che mi si parava davanti. Mi chiesi se fossi il capotreno e alla mia risposta affermativa mi sferrò un cazzotto in pieno volto, tra l’occhio e il naso.
Poi mi riempì di insulti chiedendomi che cosa volessi da suo figlio. Disse che mi avrebbe fatto rapporto, che ne avrebbe parlato con i superiori e che mi avrebbe fatto passare i guai. Un ragazzo, vedendo la scena, è corso in mio soccorso. Mi ha abbracciato proteggendomi per evitare che continuasse ad inveire contro di me. I ferrovieri usciti dagli uffici, invece, vedendo la scena si sono spaventati e sono corsi via. Non è stato un bel gesto...”.
Nel corso della prossima udienza verrà sentito il testimone dell’aggressione avvenuta in stazione a Chivasso.
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